L'arca olearia

Ecco come l'Italia vuole cambiare l'olio extra vergine d'oliva

Con il restringimento delle maglie dei parametri di qualità ne scaturirebbe un super extra vergine che però amplierebbe a dismisura la categoria dell'olio vergine di oliva. Acidità, perossidi, etil esteri e intensità di fruttato sono gli indiziati di una revisione

03 maggio 2019 | T N

In Italia si è ricominciato a parlare di stringere le maglie dell'olio extra vergine d'oliva, attraverso una revisione dei parametri chimici di qualità. A dare il calcio d'inizio alla discussione è stata Unaprol, lo scorso 31 gennaio, quando David Granieri ha provocato il direttore esecutivo del Consiglio oleicolo [...]

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Azoto e potassio per aumentare il contenuto di olio nelle olive

L'effetto della fertilizzazione fogliare con azoto e potassio è un aumento del rapporto tra polpa e nocciolo piuttosto che un incremento reale della concentrazione di olio nella polpa

18 marzo 2026 | 14:00

L'arca olearia

Ecco come il caldo mette alla prova la vitalità del polline dell'olivo

Le temperature molto elevate compromettono seriamente la vitalità del polline. Già a 30 °C siosserva una riduzione significativa della germinazione del polline. La germinazione è migliore intorno ai 25 °C

17 marzo 2026 | 16:00

L'arca olearia

Cercospora dell'olivo: le piogge abbondanti aumentano il rischio malattie fungine

Pseudocercospora cladosporioides causa la piombatura con macchie clorotiche irregolari sulla pagina superiore delle foglie e macchie diffuse di colore grigiastro o piomboso, dovute alla fruttificazione del fungo, sulla pagina inferiore

17 marzo 2026 | 10:00

L'arca olearia

Lavorazione, pacciamatura, fuoco e inerbimento: come gestire l'olivo terrazzato

La presenza di copertura vegetale o di pacciamatura si conferma una strategia semplice ma estremamente efficace per proteggere il suolo, ridurre l’erosione e preservare la fertilità dei terreni

16 marzo 2026 | 14:00

L'arca olearia

Dai frantoi alle stalle: gli scarti dell’olio migliorano l’aroma dei formaggi

Dall’olivo alla stalla, fino alla tavola: la ricerca evidenzia come la sostenibilità possa tradursi in un vantaggio concreto per l’intera filiera agroalimentare. Un esempio concreto di economia circolare applicata alla zootecnia.

16 marzo 2026 | 10:00

L'arca olearia

L'olivo in Cina: qualità e composizione dell’olio di oliva in 98 varietà coltivate a Longnan

L'FS17 è stata indicata come varietà principale per una produzione stabile, Agiou Orous come varietà adatta alla produzione commerciale di oli da raccolta medio-tardiva e K2 e Lyuan Manzanilla de Sevilla come varietà interessanti per lo sviluppo di oli funzionali

14 marzo 2026 | 12:00 | Giosetta Ciuffa

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

Frank Geffers

05 maggio 2019 ore 14:05

Sono un piccolo produttore Toscano e negli ultimi anni mi sono concentrato sopra tutto su quanto necessario per produrre un olio EVO di qualità. Solo adesso mi sto interessando alla "politica" che sta intorno all'olio EVO e questo per le stesse motivazioni che qui ha addotto Vincenzo Fiore: tanto lavoro, tanti sacrifici e poche remunerazioni.
Mi sembra evidente che le organizzazioni internazionali - COI in primis - hanno l'interesse di tutelare "oli dolci". Loro, infatti, devono tenere in considerazione gli interessi di tutti i loro "associati". Questo però contrasta clamorosamente con gli interessi della filiera olivicola italiana che possono riassumersi in linea di massima con questi due criteri: "poco ma buono". La domanda quindi è questa: Il COI sarà mai in grado di tutelare l'olio EVO italiano? Come dice qui Ugo Agostini: abbiamo gli IGP (sopratutto quello Toscano) e i DOP. Ci siamo quindi già autoimposti dei disciplinari imponendo agli aderenti criteri di qualità molto elevati. Non sarebbe meglio investire in un attività di marketing che promuova questi prodotti - non i singoli DOP o IGP ma le due categorie come tali - sia in Italia che all'estero? Spingiamo in quella direzione e non avremo più bisogno di intervenire presso il COI per fare approvare criteri di qualità che i seri produttori italiani già soddisfano semplicemente perchè il loro obiettivo è produrre qualità. "Io finchè posso resisto" non è una frase che vogliamo sentire dire ai produttori italiani.
cari saluti,
Frank Geffers

Ugo Agostini

04 maggio 2019 ore 12:03

Buongiorno, il mio amico Granieri lo sa che l'olio Italiano mediamente è quello che ha i parametri più alti rispetto a Spagna, Portogallo, Tunisia ecc... non sarebbe meglio allora proporre un olio di alta qualità come IGP e DOP controllato veramente e non venduto a 4 euro come fanno certi Organismi Cooperative legati proprio a certe Organizzazioni ????? Senza polemica ma quello che spesso sembra facile poi diventa difficile specialmente per noi Italiani ....sarebbe un discorso troppo lungo !!!!

Vincenzo Fiore

04 maggio 2019 ore 12:28

Hai perfettamente ragione! Sono un produttore pugliese di olio evo biologico certificato ed è sconcertante il fatto che “certe organizzazioni” ti mettano alle strette e ti costringano a vendere il tuo prodotto ad un prezzo stracciato, favorendo il commercio di olio standardizzato a discapito di produttori ,come me, che vorrebbero vedersi ripagati tanti anni di sacrifici!! Io finché posso resisto.