L'arca olearia
MATURAZIONE E RACCOLTA DELLE OLIVE: STRATEGIE E TECNOLOGIE PER AUMENTARE LA COMPETITIVITÀ
Riduzione di prezzi e costi, la strada da seguire per l’Italia parrebbe questa. Olivicoltura superintensiva, forte meccanizzazione e utilizzo di cultivar adatte, come le spagnole Arbequina e Arbosana. Non bastano le nostre settecento cultivar autoctone?
08 aprile 2006 | Mena Aloia
Il primo aprile ad Alanno, in provincia di Pescara si è tenuto il convegno nazionale âMaturazione e raccolta delle olive: strategie e tecnologie per aumentare la competitività in olivicolturaâ organizzato dallâA.R.S.S.A, Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo, dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dellâUniversità degli Studi di Perugia e dallâIstituto Tecnico Agrario Statale âP.Cuppariâ di Alanno.
Il convegno, aperto a ricercatori, imprenditori e professionisti del comparto olivicolo-oleicolo, ha affrontato tematiche inerenti la maturazione e la raccolta delle olive, con particolare riferimento alla meccanizzazione e alle implicazioni organizzative, qualitative ed economiche per aumentare la redditività e la competitività dellâolivicoltura.
Vista la moltitudine delle relazioni presentate non posso che fare una riflessione generale senza addentrarmi nello specifico dei vari temi trattati che verranno tutti pubblicati, per coloro che fossero interessati, dallâA.R.S.S.A.

Lo spunto per questa mia riflessione mi è venuto quando ho sentito parlare di due cultivar spagnole (Arbequina e Arbosana) dal professor Godini del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali dellâUniversità degli Studi di Bari.
Secondo il professor Godini le cultivar spagnole da lui studiate sono quelle che posseggono le caratteristiche idonee richieste da un modello di olivicoltura superintensiva che è vista come ultima innovazione per ridurre i costi di produzione soprattutto attraverso la riduzione della manodopera.
Il sistema si basa su alta densità di piantagione, rapida e consistente entrata in produzione e abbattimento dei costi di raccolta, che viene effettuata con una macchina vendemmiatrice scavallatrice.
Si è dato, poi, conto dei risultati forniti da un oliveto sperimentale superintensivo realizzato in provincia di Bari.
Ecco la mia riflessione.
Non bastano le nostre 700 cultivar autoctone?
Scusate la banalità della domanda, ma credevo fosse un dato ormai acquisito da tutti che fra i fattori critici di successo della nostra olivicoltura ci fosse proprio il nostro straordinario panorama varietale.
Ogni cultivar rappresenta un territorio, ha una storia che non possiamo ignorare.
Non si possono buttare via millenni di storia e migliaia di diversi profumi, sapori e colori.
Non possiamo parlare un giorno di Made in Italy e un altro di cultivar spagnole.
Se vogliamo essere competitivi, sia a livello internazionale che sul mercato interno, dobbiamo fare una scelta strategica ben precisa e seguirla.
Le scelte non sono poi così tante, o si decide di essere competitivi sui costi o si decide di differenziare il proprio prodotto.
Per lâolivicoltura italiana, credo che una leadership di costo sia quantomeno difficile se non impossibile da realizzare.
Puntiamo allora sulla nostra unicità che dovrà essere compensata con prezzi superiori alla media.
Se confondiamo le due strade corriamo il rischio di rimanere bloccati a metà del guado e di non riuscire a creare alcun vantaggio competitivo perché il raggiungimento di tipi diversi di vantaggio competitivo richiede azioni non coerenti tra loro.
Eâ indiscutibile, intendiamoci, che i costi della raccolta incidono tantissimo sul prezzo finale dellâolio ed è quindi necessario continuare sulla via della ricerca. Si devono sempre perseguire aggressivamente tutte le opportunità di ridurre i costi che non sacrificano la differenziazione. Oltre questo punto, però, bisogna scegliere il vantaggio competitivo della differenziazione.
Si parla tanto di filiera, sarebbe forse opportuno che anche la ricerca ne tenesse conto. Un ricercatore non può privilegiare delle cultivar spagnole senza prima essersi confrontato con un serio ed approfondito studio di settore.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Nanobiostimolanti e olivo: come chitosano e N-ATCA cambiano resa e qualità dell’extravergine
L’applicazione fogliare combinata di nanoparticelle di chitosano e N-acetil-tiazolidina-4-carbossilico può aumentare fino al 30% la produzione di olive e migliorare stabilità ossidativa e qualità dell’olio in ambienti semi-aridi
27 maggio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Effetti della temperatura sullo sviluppo e la sopravvivenza della margaronia dell’olivo
Ecco gli strumenti essenziali per prevedere le dinamiche di popolazione della margaronia dell'olivo e pianificare strategie di difesa sostenibile in un contesto di cambiamento climatico: soglia termica inferiore di 7,1 gradi e costante termica di 583 gradi giorno
26 maggio 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’olivicoltura spagnola e il punto ottimale della produzione: tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate
Uno studio di Juan Vilar sull’olivicoltura spagnola individua un intervallo produttivo in cui si massimizza la redditività del settore. Al di sotto si perde scala, al di sopra crollano i prezzi: il valore ottimale si collocherebbe tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate di olio d’oliva per campagna
26 maggio 2026 | 13:35
L'arca olearia
L'importanza dell'impollinazione incrociata e del boro nella coltivazione dell'olivo
L'olivo è una coltura parzialmente autoincompatibile, il che significa che per ottenere produzioni soddisfacenti è spesso necessaria l'impollinazione incrociata. Anche l'applicazione fogliare di boro può migliorare significativamente la resa e la qualità delle olive
26 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Come intervenire per migliorare la resa: ecco come l'olivo sceglie tra olio e flavonoidi
Una mappa senza interruzioni del DNA della cultivar Leccino mostra come la pianta decide se produrre acidi grassi o molecole antiossidanti. La scoperta apre nuove prospettive per la selezione di varietà ad alta resa oleicola e per pratiche agronomiche mirate
25 maggio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Le foglie di olivo come attivatori della fertilità del suolo
La decomposizione delle foglie di olivo nel terreno attiva specifiche comunità microbiche in grado di trasformare l’azoto e il carbonio. Nel ciclo del carbonio si osserva una successione microbica: dopo un anno, i batteri cellulolitici lasciano il posto ai funghi, favorendo la degradazione dei polimeri complessi
25 maggio 2026 | 13:00