L'arca olearia

L’ITALIA OLIANDOLA PERDE COLPI E FORSE ANCHE IL PRIMATO DELLA QUALITA’. SEMPRE PIU’ PREMI E MENZIONI VANNO A OLI ESTERI, ULTIMO IL SOL D’ORO

Ciò che fino a qualche anno fa rappresentava un’eccezione, quasi un evento, oggi sta divenendo usuale. Extra vergini di diversa provenienza vincono competizioni e sfide anche nel nostro Paese. Al Cile, quest’anno, è andato il Sol d’oro nella categoria fruttato leggero. Premi anche per Spagna, Croazia e Slovenia

08 aprile 2006 | T N

Dopo anni di incontrastato dominio, gli italiani cedono quest’anno uno dei prestigiosi riconoscimenti del Concorso oleario internazionale Sol d’Oro a un olio extravergine di oliva di un Paese produttore emergente. Si tratta del Cile, che con un olio dell’azienda Terramater S.A. di Santiago del Cile ha vino nella categoria fruttato leggero.
Italiani i vincitori nelle categorie fruttato medio e fruttato intenso, rispettivamente con l’Oleificio Stasi di Torre Santa Susanna in provincia di Brindisi (Puglia) e l’Azienda agricola Del Carmine di Torrette di Ancona (Marche). Per quest’ultimo produttore si tratta di una riconferma, dato che già l’anno scorso aveva vinto con un olio fruttato medio.
Il lavoro della commissione esaminatrice si è svolto dal 20 al 25 marzo e ha preso in esame oltre 240 campioni, provenienti oltre che dall’Italia, da Spagna, Grecia, Turchia, Cile, Argentina, Australia, Portogallo, Marocco e Nuova Zelanda.
Oltre al primo premio per ogni categoria, la giuria ha rilasciato un diploma di Gran Menzione ai primi 20 campioni di olio di oliva extravergine che hanno comunque ottenuto dalla commissione di assaggio una valutazione maggiore o uguale a 70/90. Confermata anche quest’anno la superiorità degli oli extravergine di oliva italiani, ma tra le menzioni si sono distinti anche oli cileni, croati, spagnoli e sloveni.

Un risultato sempre meno anomalo
Italia patria della qualità? Sì ma…
In molti altri paesi si è imparato a fare qualità, a produrre extra vergini di ottima caratura, tanto da vincere premi e menzioni anche in Italia, dove l’amor patrio, di assaggiatori e commissioni, potrebbe far pensare a un giudizio meno oggettivo e obiettivo.
Il Nuovo Mondo, ma anche competitori più vicini a noi, adottano pratiche agronomiche e tecnologiche aggiornate, di più, si adoperano nella ricerca e ottengono risultati tangibili.
Non è Italia, non hanno la nostra cultura, storia e paesaggio, valori aggiunti unici e inimitabili. Altre caratteristiche e doti, come alcune varietà, sono invece oggi patrimonio di molte nazioni..
L’Italia sta perdendo il primato della qualità, arroccarsi per difenderla è presunzione, come il nobile che, dopo aver perso i propri averi, si attacchi al blasone.
E’ necessario invece prendere atto di una situazione in evoluzione, che vede la concorrenza internazionale insidiarci non soltanto sul piano quantitativo o di competizione di prezzo, ma anche su quello della qualità e del premio di prezzo.
L’Italia ha armi per mantenere e guadagnare quote di mercato purchè inizi a percorre una strada diversa, meno sprezzante verso gli extra vergini esteri e più cosciente di un panorama oleicolo complesso e in continuo mutamento.

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