L'arca olearia

L’OLIVICOLTURA NON VERRA’ ABBANDONATA, MA OCCORRE UN RINNOVAMENTO DEGLI IMPIANTI E UNA SCELTA OCULATA DELLE VARIETA’. TANTI I FATTORI IN GIOCO

Marketing, capacità di adattamento alle condizioni pedoclimatiche, resistenza ai parassiti e alle principali malattie, forma di allevamento e sistema di raccolta desiderato. Pensare al futuro, alla gestione e alle tendenze del mercato. Si tratta di scelte aziendali e imprenditoriali che possono essere guidate da una politica nazionale

18 marzo 2006 | Alberto Grimelli

Stando ai dati forniti dall’Unaprol e dalle principali associazioni di categoria, in questa campagna olearia non c’è stato quell’abbandono dell’olivicoltura che aleggiava come uno spettro.
Si tratta di un dato positivo ma ancora, purtroppo, suscettibile di drastici cambiamenti. Le quotazioni dell’olio in sensibile rialzo fin da novembre ha spinto a raccogliere. Oltre a ciò l’incertezza sull’applicazione e l’applicabilità della nuova organizzazione comune di mercato ha indotto probabilmente più di un olivicoltore a produrre.

E’ certo che l’Italia sconta un clamoroso ritardo nel rinnovamento degli impianti.
Gli oliveti come statue viventi ed elementi del paesaggio hanno condizionato le decisioni della classe politica, che certamente non hanno favorito l’impianto di nuovi oliveti a scapito di vetusti alberi, pur splendidi, ma, in molti casi, antieconomici.
Poco sfruttati, salvo pochi ed isolati casi, come elementi di marketing e di valorizzazione del prodotto olio extra vergine di oliva, sono invece sopportati come fossero parenti scomodi.

Una gestione che preveda una riduzione dei costi, per vendere all’ingrosso l’olio, non può quindi prescindere da un rinnovamento dell’impianto volto alla sua razionalizzazione.
Tra le scelte più importanti per l’imprenditore quella della o delle varietà.

I fattori e i criteri di scelta
- Capacità di adattamento pedoclimatico e rusticità
La rusticità è un requisito che conferisce alla varietà la capacità di adattarsi a condizioni climatiche difficili o a suoli marginali (sassosi e poco fertili). Caratteristiche dell’apparato radicale e sensibilità alle gelate o ai venti sono quindi tra i primi elementi da considerare. Così pure portamento e vigoria, con particolare riferimento a quest’ultimo parametro. Scegliere una varietà a vigoria ridotta in una zona difficile significa inevitabilmente un ritardo, anche sensibile, nell’entrata in produzione dell’impianto e maggiori difficoltà anche nella gestione della potatura e delle concimazioni.
- resistenza ai parassiti e alle principali malattie
In quasi tutti i volumi dedicati alle cultivar di olivo molto spazio viene dedicato, non a caso, alle sensibilità a vari parassiti. In zone umide e caratterizzate da elevati ristagni idrici è bene considerare la resistenza a occhio di pavone e alla rogna. Meno certi e attendibili i dati che riguardano la sensibilità alla mosca delle olive, per cui in aree dove bactrocera oleae compie tre o quattro generazioni all’anno è bene scegliere varietà con maturazione precoce e con drupe piccole, tali da limitare l’eventuale danno.
- marketing e caratteristiche dell’olio
L’olivicoltore, oltre ai caratteri desiderati nella pianta deve assicurarsi che siano presenti anche nel prodotto finito alcune caratteristiche organolettiche e fisico-chimiche. Tra le più richieste al momento, un alto tenore in acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), un alto contenuto di antiossidanti (tocoferoli e fenoli antiossidanti) e caratteristiche organolettiche equilibrate senza una netta prevalenza dell’amaro o del piccante.
- forma di allevamento, sistema di raccolta e gestione dell’oliveto
Le caratteristiche di portamento e di vigoria della chioma vanno considerate prima di scegliere la varietà e in funzione della forma di allevamento desiderata. Una cultivar a portamento assurgente mal si adatta, ad esempio, al monocono. Così, nel caso di un sistema di raccolta meccanico per scuotitura è bene non privilegiare varietà a portamento pendulo, che non permettono un’adeguata trasmissione delle onde ondulatorie fin sulla fronda fruttifera. L'inadeguatezza del sistema colturale e dei mezzi di raccolta disponibili o prevedibili in azienda potrebbe comportare decrementi di produzione, seri danni alla salute delle piante, nonché costi economicamente non convenienti.

Decisioni aziendali che devono venire guidate
Solo una ottima conoscenza dell’ambiente, del territorio, oltre che basi di agronomia, di gestione dell’oliveto e una buona conoscenza delle caratteristiche salienti di ogni varietà consente di compiere scelte consapevoli.
E’ quindi l’imprenditore, magari coadiuvato da un tecnico, a dover affrontare la questione.
Non deve essere lasciato solo.
In particolare all’azienda olivicola dovrebbero essere forniti chiari indirizzi e andrebbe illustrata esaurientemente la politica olivicola nazionale, regionale e locale, poiché, come ho già avuto modo di ricordare, le scelte non solo unicamente tecniche.
Premio di prezzo o contenimento dei costi? Quali tutele e garanzie nel caso di una politica volta alla qualità? Quali nel caso di produzioni di massa?
Nebbia. Si parla al tempo stesso di ridurre le spese di gestione dell’oliveto e di alta qualità e tipicità. Una visione dicotomica, si cammina con una scarpa e una ciabatta. Così non si farà molta strada.

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