L'arca olearia
La sostenibilità ambientale va coltivata, anche nell'oliveto
Ci sono regole, come quelle della condizionalità Pac, che richiedono livelli crescenti di sostenibilità ambientale. Secondo l'agronoma di Pandolea un oliveto ecosostenibile non è, come a molti sembra, un oliveto in cui c’è poco o nulla da fare. In attesa che la sostenibilità ambientale diventi un valore sul mercato
27 maggio 2016 | Marcella Cipriani
La sostenibilità ambientale o ecosostenibilità è una prerogativa essenziale per garantire la stabilità dell’agroecosistema, cioè la capacità di mantenere nel tempo la funzionalità dei processi biologici che avvengono nell’oliveto. Le modificazioni antropiche dell’ecosistema possono portare all’esaurimento delle risorse naturali, ad un aumento dell’inquinamento ambientale e alla perdita della salubrità del prodotto. Le componenti da preservare sono in particolare il suolo, le risorse idriche, la biodiversità, il paesaggio.
Ma cos’è nella pratica la sostenibilità ambientale?
Sostenibilità ambientale in oliveto vuol dire salvaguardare il suolo e la sua fertilità per garantire nel tempo la possibilità degli olivi di avere a disposizione sostanze nutritive in quantità adeguata al loro fabbisogno. La erosione del suolo, cioè la perdita della parte superiore del terreno, o nei casi più gravi, la degradazione del suolo, processo degenerativo e irreversibile che determina la perdita di fertilità fisico-meccanica, chimica e biologica, possono essere causate da una serie di pratiche agricole, quali lavorazioni profonde, utilizzo massiccio di diserbanti, non idonea regimazione delle acque; il fenomeno può essere limitato con l’inerbimento e con opportune sistemazioni idraulico agrarie, oltre che attraverso la manutenzione periodica dei fossi.
La fertilità del suolo è preservata attraverso opportune concimazioni effettuate con modalità, dosi e tempi ben definiti da un piano di concimazione che tenga conto della quantità di sostanza organica già presente nel terreno, del fabbisogno delle piante, sia in funzione della produzione ottenuta sia in funzione della produzione attesa. E pertanto, nella scelta del tipo di fertilizzante da utilizzare, va tenuto conto che l’obiettivo non è solo la reintegrazione degli elementi asportati con la raccolta e con la potatura, ma anche la funzione ammendante e di salvaguardia della fertilità microbiologica; la concimazione azotata per via fogliare, se da una lato, può venire in aiuto nei periodi particolarmente critici per la produttività dell’olivo (fioritura ed allegagione), dall’altro lato non può supplire totalmente l’applicazione al terreno.
Molte volte, in assenza di un piano di concimazione che tenga conto di queste valutazioni, le dosi applicate risultano molto più elevate di quelle necessarie tanto da determinare, spesso, fenomeni di inquinamento delle falde.
Sostenibilità ambientale in oliveto è anche utilizzare l’acqua in modo razionale con l’applicazione dei sistemi irrigui ad alta efficienza, come la micro-irrigazione o la subirrigazione; e con un piano di irrigazione che si avvantaggia di sistemi di rilevazione dei dati meteorologici e di umidità del suolo; l’utilizzo controllato dell’acqua evitando irrigazioni abbondanti, soprattutto in prossimità della raccolta, contribuisce a mantenere un moderato livello di umidità delle drupe preservandone anche il contenuto di polifenoli antiossidanti.
Sostenibilità ambientale significa soprattutto tutelare la biodiversità dell’agroecosistema, riducendo al mimino l’utilizzo di fitofarmaci per lotta alle principali avversità dell’olivo, controllando parallelamente la salubrità del prodotto. Anche in tal caso l’utilizzo di sistemi di monitoraggio meteorologico unitamente ad una conoscenza specifica dei cicli biologici dei vari parassiti ci inducono ad intervenire solo quando è necessario e a valutare contemporaneamente metodi di lotta congiunti. E lo sviluppo di nuovi prodotti a basso impatto ambientale e a costi più contenuti, soprattutto per la lotta alla mosca olearia, l’avversità più temuta dagli olivicoltori, è essenziale per ottenere uno standard di qualità senza troppe oscillazione del costo di produzione di anno in anno in particolare quando l’oliveto è gestito in regime di agricoltura biologica.
Sostenibilità ambientale in oliveto è infine tutelare il paesaggio, sia attraverso il ripristino dei terrazzamenti o dei muretti a secco, laddove queste infrastrutture custodiscono una forte identità locale e rappresentano una memoria storica, sia attraverso la introduzione dei nuovi modelli di coltivazione che rappresentano una evoluzione dell’aspetto paesaggistico.
Un oliveto ecosostenibile pertanto non è, come a molti sembra, un oliveto in cui c’è poco o nulla da fare, al contrario qui la tecnologia, la conoscenza e l’innovazione sono fondamentali.
Ecco perché affidarsi ad un tecnico agronomo può aiutare a gestire complessi meccanismi biologici e a trovare soluzioni valide per avere un olio extravergine di altissima qualità tutti gli anni.
Prima o poi, il beneficio collettivo di condurre una coltura in modo ecosostenibile sarà riconosciuto come valore economico da aggiungere al valore del prodotto per la determinazione del prezzo di vendita. O almeno così ci auguriamo.
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Giorgio Greco
29 maggio 2016 ore 14:25Gentilissima Dott.ssa Marcella Cipriani,
il territorio agricolo salentino si appresta ad ospitare il più esteso cimitero di alberi mai visto prima in Europa e forse al mondo, una tristissima realtà sta per concretizzarsi ad opera del disseccamento rapido dell’ulivo dovuto, pare, al batterio Xylella Fastidiosa che agisce, forse, in concomitanza con alcuni funghi, muffe, parassiti vari.
Da decenni, nel Salento, l’olivicoltura è a terra e la sostenibilità ambientale dei nostri nonni è andata in pensione lasciando il posto a nocive pratiche agricole sbrigative quali, ad esempio, l’uso incontrollato di diserbanti e disseccanti. In questa penisola ci sono migliaia e migliaia di piccole proprietà, moltissime ereditate, lasciate in totale abbandono per una serie di motivi; alberi senz’anima, fantasmi in distese incolte, divorati da succhioni alti e robusti come cipressi che estraggono la linfa vitale a mo’ di vampiri. Lei comprende quanto sia facile per qualunque malattia delle piante andare all’attacco, e spesso vincere, in un contesto del genere.
Personalmente, da qualche anno, sono tornato indietro nel tempo ed utilizzo, nel mio oliveto di pochi alberi, gli elementi che lo stesso campo mette a mia disposizione seguendo il postulato fondamentale di Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. La buona pratica agricola l’ho denominata PACE, semplice ed unica nell’era “moderna”, a portata di tutti e dai costi davvero ridotti. Sono sufficienti: un decespugliatore medio, una scala leggera e allungabile in alluminio, una forbice ed un seghetto.
P = potatura, A = arieggiamento, C = cenere ed E = erba.
Potatura e Arieggiamento servono a rinforzare la chioma, mentre Cenere ed Erba fresca sbriciolata forniscono nutrimento.
La cenere, derivante dalla bruciatura delle ramaglie, contiene potassio, fosforo, calcio, magnesio, ferro, rame, boro, zinco, fluoro, manganese; l’erba fresca contiene ciò che manca alla cenere: azoto. La pulizia, in genere, è necessaria a frenare il diffondersi delle malattie.