L'arca olearia

L'inerbimento con leguminose annuali autoseminanti può raddoppiare la produzione d'olive e d'olio

I migliori risultati si hanno su olivete in asciutta, senza irrigazione. L'utilizzo di tecniche agronomiche sostenibili può migliorare la produttività dell'olivo ma anche caratterizzare maggiormente l'olio extra vergine di oliva, aumentando il contenuto fenolico

25 marzo 2016 | R. T.

L'Unione europea richiede l'utilizzo di tecniche agronomiche sempre più ecocompatibili, di risparmiare energia, con impronta carbonica più bassa possibile, e di migliorare la biodiversità.

Un insieme di richieste che può sembrare, specie nelle aree più disagiate, in collina e in condizioni di asciutta (ovvero in assenza di irrigazione), incompatibile con una buona produttività dell'oliveto.

In realtà occorre solo adattare le tecniche agronomiche utilizzate, tenendo conto anche dei cambiamenti climatici in atto.

In Portogallo sono così state sperimentate diverse gestioni del suolo, tenendo invariati tutti gli altri parametri di coltivazione, per comprendere gli effetti sulla coltura.

La ricerca, durata quattro anni, sulla cultivar Cobrancosa, ha previsto quattro differenti tesi: ordinarie tecniche di lavorazione del suolo (due fresature all'anno) con fertilizzazione pari a 60 kg di azoto per ettaro, la copertura con leguminose annuali autoseminanti, l'inerbimento spontaneo con fertilizzazione pari a 60 kg di azoto ad ettaro e l'inerbimento spontaneo senza concimazione.

Sono stati così confrontati differenti sistemi che hanno impatti profondamente diversi sul terreno agrario e la sua fertilità oltre che sull'evaporazione dell'acqua: dal più impattante, ovvero la lavorazione fino al più sostenibile, ovvero l'inerbimento naturale.

I risultati dello studio sono sorprendenti. L'oliveto con inerbimento di leguminose annuali autoseminanti ha avuto produttività in media superiori del 37% rispetto all'inerbimento spontaneo concimato, del 53% rispetto alla lavorazione del suolo e del 95% rispetto all'inerbimento tal quale.

In particolare i ricercatori portoghesi hanno evidenziato come l'inerbimento con leguminose annuali porti a maggiori prestazioni fisiologiche degli olivi durante l'estate, evidenziando un danno ossidativo decisamente minore, da maggiori tassi di fotosintesi netta, con minore chiusura degli stomi e un bilancio idrico decisamente più favorevole rispetto a tutte le altre tesi.

Inoltre la copertura con leguminose contribuisce a promuovere la fertilità del suolo e la stabilità dell'agroecosistema oliveto, promuovendo la biodiversità microbica e enzimatica, migliorando al tempo stesso la redditività della coltura.

E' noto tuttavia che le leguminose annuali autoseminanti, purtroppo, vanno incontro a una competizione naturale con altre erbe spontanee, tanto che, dopo alcuni anni, si potrebbe rendere necessaria la risemina dell'intero prato.

In questi casi è utile ricercare che è necessaria un'accurata scelta delle leguminose da seminare, in ragione del pH del suolo e di vari fattori agronomici e climatici.

La semina delle leguminose, di solito, va effettuata in autunno e la velocità della germinazione delle leguminose è essenziale per garantire una buona copertura del suolo in tempi brevi, impedendo quindi l'instaurarsi di una competizione precoce con altre infestanti spontanee. Talvolta l'effetto dormienza dei semi delle leguminose impedisce la germinazione precoce necessaria, per cui, come risulta da un'esperienza dell'Università di Jaen sulle leguminose autoctone annuali Astragalus hamosus L., Medicago minimi (L.) L., Medicago orbicularis (L.) Bartal, Medicago polymorpha L., e Scorpiurus muricatus L. può essere utile procedere a trattamenti di scarificazione (incisione del seme) che possono essere meccanici o chimici. Attenzione però alla scarificazione manuale, ad esempio con carta vetrata, visto che questi semi hanno picchi di germinazione solo nel primo autunno dopo la semina, al contrario di quelli scarificati chimicamente (immersione in acido solforico) che germinano senza limiti anche negli autunni successivi. E' inoltre tener presente che una semina a media profondità può portare a germinazioni anche dopo 20 giorni dalla semina, al contrario di una semina superficiale che ha tempi di germinazioni dimezzati.

Se la gestione del suolo ha impatti significativi sulla produttività lo stesso può valere anche sulla qualità dell'olio come dimostra uno studio del Cra Oli di Spoleto che ha esaminato l'impatto sull'extra vergine dei metodi colturali biologico e convenzionale. I risultati hanno mostrato che gli oli biologici possedevano, mediamente, più elevate concentrazione fenoliche. Differenze statisticamente significative sono anche state riscontrate sulla composizione in acidi grassi.

A questo è corrisposto, per la cultivar Frantoio, un diverso profilo organolettico, con aumento della sensazione piccante e amara.

Le differenze più significative, però, sono state notate sulla composizione molecolare dell'oliva. Un'analisi metabolomica, infatti, ha evidenziato variazioni significative in alcuni composti, tra cui glicocolato, acidi grassi, NADPH, NADP +, alcuni aminoacidi, timidina, trigonellina, acido nicotinico, 5,6-dihydrouracil, hesanal, cis-olefine, β-d- glucosio, propanale.

E' dunque evidente che le pratiche agronomiche possono influenzare la composizione dell'oliva ma per apprezzarne la dinamica occorrono analisi ad ampio spettro e approfondimenti sulle vie metaboliche attivate a seconda degli interventi agronomici attuati.

Bibliografia

Gema Siles, Juan A. Torres, Luis Ruiz-Valenzuela, Antonio García-Fuentes, Germination trials of annual autochthonous leguminous species of interest for planting as herbaceous cover in olive groves, Agriculture, Ecosystems & Environment, Volume 217, 1 February 2016, Pages 119-127, ISSN 0167-8809

C.M. Correia, C. Brito, A. Sampaio, A.A. Dias, E. Bacelar, B. Gonçalves, H. Ferreira, J. Moutinho-Pereira, M.A. Rodrigues, Leguminous Cover Crops Improve the Profitability and the Sustainability of Rainfed Olive (Olea europaea L.) Orchards: From Soil Biology to Physiology of Yield Determination, Procedia Environmental Sciences, Volume 29, 2015, Pages 282-283, ISSN 1878-0296

Adolfo Rosati, Caterina Cafiero, Andrea Paoletti, Barbara Alfei, Silvia Caporali, Lorena Casciani, Massimiliano Valentini, Effect of agronomical practices on carpology, fruit and oil composition, and oil sensory properties, in olive (Olea europaea L.), Food Chemistry, Volume 159, 15 September 2014, Pages 236-243, ISSN 0308-8146

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Impollinazione e sviluppo dell’embrione nell’olivo: un viaggio nel cuore del frutto per migliorare le scelte in campo

Passo dopo passo il percorso dei tubetti pollinici e lo sviluppo dell’embrione dalla fioritura dell'olivo. L’impollinazione incrociata è efficace. Per l’olivicoltore italiano, questi dati offrono spunti concreti per progettare impianti misti, programmare interventi agronomici e ridurre il rischio di allegagione anomala

29 maggio 2026 | 16:00

L'arca olearia

Olivo e cambiamento climatico: come il caldo modifica crescita del frutto e accumulo di olio

Non sdolo più siccità, altri fattori meteo-climatici influenzano sensibilmente l'olivo da qui in avanti. Temperature elevate, maturazione anticipata e minore resa in olio: cosa emerge dai nuovi studi sugli oliveti lungo gradienti climatici

29 maggio 2026 | 16:00

L'arca olearia

L’olivo tra siccità e aumento della CO₂: strategie di sopravvivenza nel Mediterraneo che cambia

L’aumento dell’anidride carbonica atmosferica può compensare gli effetti negativi della siccità sull’olivo selvatico? Un recente studio rivela risposte sorprendentemente variabili, con implicazioni importanti di una delle specie più iconiche del Mediterraneo

29 maggio 2026 | 14:00

L'arca olearia

Determinazione assoluta dei fenoli nell’olio extravergine d’oliva per il riconoscimento del Health Claim UE

Il Regolamento Europeo 432/2012 riconosce un claim salutistico specifico per l’olio d’oliva, basato sul contenuto minimo di 250 mg/kg di composti fenolici derivati dall’idrossitirosolo e dal tirosolo. Il metodo Folin-Ciocalteu sottostima sistematicamente il contenuto fenolico

29 maggio 2026 | 13:00

L'arca olearia

Paclobutrazolo e alte temperature: una strategia per salvaguardare l’allegagione dell’olivo

Il paclobutrazolo, composto presente in diversi biostimolanti, può attenuare gli effetti negativi dello stress termico durante fioritura e post-fioritura, migliorando sensibilmente l’allegagione in condizioni climatiche critiche

28 maggio 2026 | 13:00

L'arca olearia

Oliveti resilienti al clima: compost, biochar e funghi benefici per rigenerare i suoli mediterranei

Uno studio condotto in Andalusia su oltre 3.000 olivi certificati dimostra il potenziale degli ammendanti organici e dei consorzi fungini nel migliorare la fertilità e la capacità di adattamento degli oliveti in asciutto, anche se gli eventi climatici estremi mettono in evidenza nuove criticità varietali

28 maggio 2026 | 09:00