L'arca olearia

Falla nel registro Sian per l'olio extra vergine d'oliva. A rischio le produzioni Dop e Igp

Scoperta recentemente un'ulteriore falla nel sistema del registro di carico e scarico dell'olio all'interno del Sian. Impossibile un controllo preventivo in caso di sforamenti della produzione massima ad ettaro all'interno di una zona a denominazione d'origine. A rischio anche i prodotti già certificati?

18 febbraio 2016 | R. T.

E' noto che alcuni disciplinari di olio extra vergine d'oliva a denominazione d'origine hanno previsto dei massimali produttivi ad ettaro per il riconoscimento e la certificazione del prodotto.

Tale misura non ha un'origine tecnica, è infatti noto che non vi è una relazione inversa tra qualità e quantità, al contrario di quanto accade nel vino, ma essenzialmente antifrode. Senza tali limiti, infatti, i soliti furbetti potrebbero dichiarare superproduzioni di olive ad ettaro, realizzabili solo attraverso circuiti truffaldini. L'imposizione di un massimale di produzione ad ettaro, insomma, serve a scoraggiare illeciti traffici di olive e olio all'interno del circuito Dop e Igp.

Fatta la legge e trovato l'inganno, anzi in questo caso la falla all'interno del registro telematico di carico e scarico dell'olio, il cosiddetto registro Sian.

Il problema riguarderebbe il caso di forniture di olive o olio, da parte di un singolo olivicoltore, a più operatori, frantoiani o imbottigliatori.

L'olivicoltore in questione, in mancanza di controlli incrociati sui database, allo stato non presenti, può vendere, a livello teorico, a ciascuno dei frantoi o imbottigliatori con i quali ha rapporti commerciali un quantitativo di olive od olio entro i limiti massimi previsti dal disciplinare. Nel complesso, però, l'olivicoltore venderebbe un quantitativo che può essere anche di alcune volte superiore al massimale previsto dal disciplinare, senza che i compratori dell'olio o delle olive ne siano a conoscenza.

E' chiaro che, nel caso di un controllo ex post, da parte di organismo di controllo o vigilanza potrebbe rapidamente venire scoperta la truffa.

L'olivicoltore, a parte le eventuali cause legali con i clienti, si troverebbe solo a pagare una multa.

Però che cosa accadrebbe alle olive/olio legittimamente comprate dal frantoiano o dall'imbottigliatore?

L'eventuale declassamento dello stesso, da Dop a italiano, porterebbe a un danno economico che, a seconda della regione di appartenenza, può essere anche sensibile.

Soprattutto bisogna capire se l'eventuale declassamento riguarda solo la quantità di olio “incriminata”, ovvero tutta la partita stoccata nel silos, ottenuta di solito dalla miscelazione di olio di più conferitori Dop/Igp. Nel caso di declassamento complessivo, ovviamente, il danno sarebbe decisamente superiore.

Altro caso reale che si potrebbe prospettare è l'immissione in commercio dell'olio, già certificato e imbottigliato come Dop/Igp, prima che sia scoperta la truffa. L'operatore che l'ha posta in commercio, dovrà ritirare la partita rimanente? Il declassamento riguarderà anche l'olio già imbottigliato e in commercio?

Ovviamente abbiamo voluto prevedere lo scenario peggiore, ovvero quello di una vera e propria truffa a danno della Dop/Igp.

Vi può anche però essere la buonafede nella vendita, come atto a divenire Dop/Igp, di un prodotto non certificabile a causa di uno sforamento minimo dei massimali produttivi ad ettaro.

La falla nel sistema Sian che, per l'anno in corso, può essere corretta solo tramite procedure d'emergenza per l'eventuale declassamento e gestione del prodotto non certificabile come Dop/Igp, dovrà però essere corretta per la nuova campagna olearia magari attraverso un interfacciamento più puntuale ed in tempo reale del registro Sian con il fascicolo aziendale del singolo produttore, tale da poter emettere degli alert nel caso di sforamenti produttivi oltre i massimali previsti dai disciplinari di produzione.

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