L'arca olearia
L'export oleario italiano negli Usa in calo dal 2011
I dati del Consiglio oleicolo internazionale smentiscono la teoria del complotto della filiera olivicolo-olearia italiana. L'Italia perde posizioni e, sul fronte dell'export di olio sfuso, viene quasi raggiunta dal Cile. A guadagnarci Spagna, Tunisia e Grecia
10 febbraio 2016 | T N
I consumi di olio d'oliva negli Stati Uniti sono in continuo aumento, dalle 125 mila tonnellate del 1993/94 alle 311 mila tonnellate del 2014/15.
L'Italia, però, non ha saputo approfittare di questo trend in crescita, specie negli ultimi anni, e si è fatta sorpassare dalla concorrenza internazionale.
A certificarlo è il Consiglio oleicolo internazionale che così smentisce, nei fatti e con i numeri, le fantasiose ricostruzioni per cui gli Stati Uniti starebbero facendo propaganda per un maggior consumo di olio d'oliva statunitense. Al contrario le importazioni di oli d'oliva negli Usa crescono da tutte le nazioni, tranne che dall'Italia. A guadagnarci soprattutto Spagna, Tunisia e Grecia.
Negli anni, infatti, negli Stati uniti vi è stato un cambiamento profondo del mercato che, probabilmente, non è stato correttamente interpretato dal settore oleario nazionale.
Nel 1993/94 la quota di mercato degli oli imbottigliati che arrivavano negli Usa (container < 18 kg) era dell'88%. Nel 2014/15 è passata al 58,2%.
L'Italia, nel 1993/94, era l'assoluta dominatrice del mercato a stelle e strisce con una quota del 72% sugli oli confezionati, in gran parte oli di oliva e poi oli vergini di oliva.
Nel 1993/94 l'Italia esportava circa 125 mila tonnellate di oli d'oliva confezionati verso gli Usa. Nel 2014/15 ne ha esportati 122 mila tonnellate.
Cosa è successo dunque? Dal 2000 circa, come si evince dal grafico seguente, gli Stati Uniti hanno cominciato a importare meno olio confezionato e sempre più olio sfuso. Oggi la quota di olio sfuso è infatti del 42%, un mercato in cui l'Italia non è mai entrata, anzi in cui rischia di sparire presto.

Nel 2010/11 l'Italia esportava quasi 10 mila tonnellate di olio sfuso verso gli Stati Uniti, quantità che è diminuita a 4843 tonnellate nel 2014/15.
Nello stesso periodo la quantità di olio sfuso complessivamente importata negli Usa è passata da 110 mila tonnellate a 130 mila tonnellate.
A guadagnarci la Spagna, passata da 37 a 59 mila tonnellate, e soprattutto la Tunisia, passata da 21 a 39 mila tonnellate.
Il Coi ha messo a confronto il trend delle esportazioni dei principali paesi produttori negli ultimi cinque anni, dividendolo tra prodotto confezionato (container < 18 kg) e prodotto sfuso (container > 18 kg).

Dal quadro emerge il significativo aumento, +17,9%, dell'import negli Usa di prodotto sfuso, confrontato col debole calo di quello confezionato, - 0,41%.
I quattro principali fornitori di prodotto confezionato per ordine di volumi sono l'Italia, poi Spagna, Tunisia, Grecia e Turchia.
Nella classifica del prodotto sfuso, invece la Spagna è il leader, seguita da Tunisia, Marocco, Argentina e Italia.
Chiaramente – si legge nell'analisi del Coi - la Spagna domina il mercato di massa e si sta facendo strada anche sul fronte del prodotto confezionato, che è ancora guidato da Italia, paese ha perso terreno in termini di volume nel periodo esaminato.
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