L'arca olearia

Certe frodi del mondo dell'olio d'oliva non muoiono mai

Certe frodi del mondo dell'olio d'oliva non muoiono mai

Ci lamentiamo di servizi giornalistici internazionali che prendono di mira l'olio extra vergine d'oliva ma senza imparare alcuna lezione. Come se nulla fosse, in Germania veniva venduto un “Olio Puglia” che era un miscuglio di oli di semi di soia e girasole opportunamente miscelati

31 luglio 2015 | Alberto Grimelli

Anche nei paesi di lingua tedesca cominciano le inchieste che prendono di mira l'olio extra vergine di oliva presente a scaffale. Non è una novità assoluta ma è certo che cresce l'interesse attorno all'olio extra vergine d'oliva, di sicuro il più salutare di tutti i grassi.

Il servizio giornalistico di cui voglio accennarvi è un po' datato, risale all'ottobre 2014 ed è stato realizzato dalla SRF, Schweizer Radio und Fersehen. A confronto quattordici etichette di extra vergini venduti sul suolo elvetico, in particolare l'area tedesca della Svizzera.

Come ormai consueto in questo genere di inchieste, la maggior parte degli oli non ha passato l'esame. Nove bocciati su quattordici, certamente una buona media.

Tra i giurati Fabienne Roux, nota assaggiatrice francese ed esperta d'oli d'oliva che ha dichiarato: "penso che se un produttore scrive extra vergine sulla bottiglia, il consumatore debba aspettarsi un sapore di oliva.” Ma così non è sempre. Ecco, per esempio, il giudizio su uno tra gli oli esaminati, espresso da Josef Zisyadis, co-presidente di Slow Food Svizzera: “l'olio era aberrante, con sentori di muffa al naso e quasi rancido. E il gusto era semplicemente orribile.”

Tra i promossi Monini Classico e Minos di Aldi che hanno raggiunti punteggi all'assaggio superiori a 7. Altri tre oli, di cui due della catena della Grande Distribuzione Lidl, promossi con 6,6.

Significativa che la prova svizzera contemplasse tutti marchi praticamente sconosciuti al mercato italiano e, per almeno i due terzi, private label della Grande Distribuzione.

E' significativo perchè implica che vi è uno spazio sul mercato per marchi nuovi, legati a specifici canali distributivi. Nella maggioranza dei casi si tratta di prodotti da vendere a un basso prezzo, purchè abbiano però un certo appeal e siano di richiamo.

Sicuramente di richiamo era l'”Olio Puglia”, venduto in Germania, e oggetto di segnalazione da parte delle autorità tedesche al Ministero della salute italiano.

Riportiamo integralmente il comunicati emesso dal Ministero della Salute:
“Il Ministero della Salute comunica che, tramite l’Assistenza Amministrativa e Cooperazione fornita dalla Germania, è stato segnalato un caso di frode per vendita di olio di soia e girasole raffinato, colorato ed etichettato come olio extra vergine di oliva di ignota provenienza.
Gli operatori coinvolti sono italiani e precisamente il confezionatore “Olio Puglia” via Montesilvano 1, 71042 Cerignola e il grossista "Eurocatering di Merra Paolo" Via SS 16 Km 1.500, - 71042 Cerignola .
Il prodotto si presenta in taniche da 5 litri con scadenza 12/2017.”

Nonostante sia ampiamente risaputo che l'aggiunta di oli di semi all'olio extra vergine di oliva sia una frode decisamente grossolana e facilmente individuabile, anche con strumenti analitici semplici, non tramonta mai.

L'aggiunta di oli di semi garantisce lauti guadagni, specie se il prodotto va all'estero, e, in taluni casi, viene considerato un rischio calcolato, specie laddove è risaputo che c'è meno cultura di prodotto e i controlli sono occasionali e poco accurati.

Nel caso specifico vi è poi l'aggravante, ovvero un nome aziendale che evoca una Regione, di più, la Regione olivicola italiana per eccellenza.

E' ovvio che simili inchieste, stavolta giudiziarie, minano la fiducia del consumatore, non solo nel prodotto extra vergine d'oliva, ma anche per l'Italia e i suoi territori.

E' chiaro che poi al nostro Paese manca la credibilità e l'autorevolezza per obiettare o criticare certi servizi giornalistici.
Prima di guardare la pagliuzza nell'occhio altrui, cerchiamo di non nascondere la testa sotto la sabbia e vedere con chiarezza la trave che c'è nel nostro occhio.

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Sergio Enrietta

02 agosto 2015 ore 11:18

Queste truffe che fanno il danno di tutti, andrebbero punite in modo esemplarmente duro, invece passano per la solita furbata italica per una volta non andata in porto.

Il prestigio, si conquista in generazioni di comportamenti esemplari.

E noi sotto questo aspetto siamo ampiamente penalizzati.

Sta però a noi il dovere di cercare di rimediare, non per noi perché ormai è troppo tardi, ma almeno per le generazioni successive, che non abbiano a rimproverarci l'amara eredità.

Buon lavoro a tutti.