L'arca olearia

Tappo e rabbocco, le vecchie abitudini sono dure a morire

Quale la reazione del mercato all'introduzione del tappo antirabbocco? La parola ai produttori, generalmente soddisfatti della norma. Ma mancano controlli e c'è poca informazione, oltre ai soliti furbi

17 luglio 2015 | Stefano Pasquazi

Da quando la Camera ha approvato la legge “salvaolio” avremmo dovuto trovare nella maggior parte delle tavole dei ristoranti le famose bottiglie di olio con il tappo "antirabbocco".

Anche se non sono un assiduo frequentatore di ristoranti, a sentir tutti, si continua la consueta prassi del rabbocco e dell’olio portato in tavola nelle ampolle.

A questo punto gli unici che possono dare un concreto giudizio sugli effetti della legge, guardando anche alle vendite, sono i frantoi: loro più dei ristoratori, che avrebbero dovuto già scegliere l’acquisto di un prodotto di qualità per non rischiare commenti negativi da parte dei propri clienti. Non penso faccia un buon effetto avere nella tavola di un ristorante una bottiglia di olio da banco magari anche con un’etichetta unta dall’ultimo rabbocco.

In Abruzzo il frantoio Montecchia, e nelle marche il frantoio Agostini reputano positivamente il provvedimento: “l’immagine dei produttori di oli di qualità, commenta soddisfatto Gaetano Agostini, sono maggiormente tutelati dai passati casi di rabbocco con oli scadenti. Condividendo, Gennaro Montecchia afferma che “Trovarsi di fronte una propria bottiglia con dentro olio rancido rabboccato fa rabbrividire e una legge che impedisca il perpetrare di questa brutta abitudine mi tranquillizza. Quasi tutte le imprese hanno comunque rilevato un interessante, seppur leggero, aumento delle vendite presso il loro punto vendita di consumatori che hanno avuto modo di assaggiare il prodotto nel ristorante. “L’afflusso di villeggianti”, continua Montecchia, “che passano in frantoio a chiedere l’olio assaggiato nei vari ristoranti della costa dimostra che hanno mangiato un olio di qualità. Probabilmente è ancora presto per rilevare variazioni importanti ma le aspettative sono buone”.

Dalla Sardegna Aurelio Podda considera la legge un’importante traguardo a tutela dei marchi che commercializzano olio italiano di qualità. Come spesso succede, commenta il titolare del frantoio Terra dei Nuraghi, questo provvedimento non impedisce ad alcuni ristoratori di continuare con le vecchie abitudini: mi sono infatti trovato a spiegare che la presenza di una sfera nella bottiglia (l’antirabbocco) non dipendeva da uno scorretto e poco pulito sistema di imbottigliamento ma dal loro tentativo di forzatura del tappo”.

Anche nelle isole, Sardegna e Sicilia quindi vengono auspicati maggiori controlli nei confronti dei ristoratori che faticano a percepire l’importanza di assicurare al consumatore un buon alimento in tavola al pari delle altre portate usualmente servite. Il Siciliano Sallemi Raffaele solleva anche una importante questione: “in questo caso vale il detto: fatta la legge trovato l’inganno. Abbiamo preso tristemente atto che se non si procede alla serigrafia del tappo con un marchio univoco il ristoratore può liberamente acquistare il tappo antibarocco in qualsiasi rivenditore e procedere alla sostituzione dopo aver provveduto al rabbocco dell’olio.”

Olio Roi di Imperia e Puglia Alimentare di Taranto, nonostante la necessità di una sensibilizzazione mirata del mondo della ristorazione al tema ritengono che il provvedimento possa essere una buona opportunità di marketing il frantoio. Di fatto questa categoria di imprese può essere, per il ristoratore, il collegamento tra la tipicità di un territorio espressa nell’olio e i piatti della tradizione locale offerti dal menu. Tutelare il consumatore finale e noi aziende, afferma Franco Boeri, conduce avventori ed esercenti a scegliere le eccellenze locali;

Controlli mirati e informazione adeguata quindi possono essere un valido percorso che porti efficacia ad una legge che di per se anche se ancora molti timidamente, può far intravedere delle valide opportunità per il comparto che soffre da troppo tempo di un posto marginale all’interno della ristorazione. Per non incorrere in spiacevoli sanzioni (si parte dai 1000 fino ad arrivare agli 8000 euro nel caso di mancata osservanza della legge, oltre alla confisca dei prodotti) ogni locale in cui è prevista la somministrazione di cibi e bevande, ha dovuto introdurre nuove bottiglie d’olio opportunamente etichettate e soprattutto, fornite di tappi anti-rabbocco indispensabili per poter garantire la qualità dell’olio ed evitare riempimenti con oli di qualità inferiore.  Questa legge è ancora un’occasione per tutti, ristoratori e produttori di olio, di spostare verso l’alto la lancetta della qualità a discapito delle quantità.

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luca crocenzi

21 luglio 2015 ore 15:24

Nel cogliere l'occasione di salutare il Dr. Pasquazi, che conosco personalmente, volevo riportare una mia testimonianza in merito all'argomento. Non posso non confermare come in molte situazioni, ancora oggi, siano diverse le strutture ristorative manchevoli rispetto alla normativa in oggetto. Soprattutto in quelle realtà meno attente agli aspetti qualitativi, è facile riscontrare questo mancato adeguamento. Detto questo, però, la sensazione che io ho avuto nel corso di questi ultimi mesi e che talvolta possa dipendere anche dal fornitore a cui il ristorante si appoggia. Non sono mancate infatti richieste di informazioni da parte dei ristoratori, interessati (ma forse sarebbe più corretto dire preoccupati) dall'ingresso di questa nuova norma. Così come non sono mancate le richieste di passare a prodotti dotati di antirabbocco in luogo dei vecchi sistemi di chiusura. Ma quello che notavo era come in alcuni casi era presente anche una problematica a monte: ossia che le strutture fornitrici di prodotto non sempre erano pronte a offrire un olio in bottiglia dotato del nuovo dispositivo. Apparirà strano ma proprio le realtà confezionatrici che in teoria erano le più organizzate mi è parso fossero quelle meno pronte a questo cambiamento. In una circostanza sono stato anche "istruito" su come la norma nei fatti non fosse applicabile per la non esistenza in commercio, nel concreto, dei tappi antirabbocco. In questi casi quindi, il ristoratore poteva andare incontro alla normativa solo decidendo di voler cambiare il proprio fornitore, cosa che non sempre si verifica.
Luca Crocenzi