L'arca olearia
DNA O NON DNA? FACCIAMO CHIAREZZA. ECCO A COSA PUO’ DAVVERO SERVIRE L’ANALISI
A nulla vale il codice genetico per la rintracciabilità obbligatoria o per la tracciabilità geografica. Nessuna norma prevede questo controllo, Cosa farsene dunque del certificato analitico? Può essere utile solo per determinati e circoscritti casi. Quindi conviene davvero?
15 ottobre 2005 | Alberto Grimelli
Dopo aver affrontato già lâargomento, dopo aver chiarito, speriamo definitivamente, che il DNA non può servire per la tracciabilità geografica dellâolio o, ancor meno, per la rintracciabilità obbligatoria, ritorniamo in argomento per alcune doverose precisazioni, a seguito delle richieste giuntaci da più parti.
Analisi del DNA
Eâ possibile, anche nellâolio, trovare dei filamenti di codice genetico, dei frammenti che risultano utili e, non sempre, sufficienti, per completare unâanalisi.
La bibliografia è ormai ricca di ricerche sul germoplasma olivicolo, ovvero conosciamo, anche se non per tutte le varietà , il profilo genetico delle cultivar di olivo.
Attraverso questa poderosa attività di ricerca è possibile, attraverso unâanalisi, stabilire, con sufficiente margine di sicurezza (quindi non con certezza assoluta) quali varietà di olive abbiano contribuito a produrre un campione dâolio.
Con un poâ di fortuna, ovvero trovando quantità sufficienti di DNA (generalmente in oli non filtrati) è anche determinabile la percentuale relativa di ogni singola varietà . Non si tratta, ancora una volta, di un dato certo, in quanto i margini di errore non sono trascurabili.
I limiti della metodica
I ricercatori non hanno ancora completato il lavoro di mappatura genica di tutte le varietà di olivo, inoltre siamo ancora ben lungi dal definire eventuali differenze intravarietali, ovvero diversità nel codice genetico allâinterno della stessa cultivar.
I margini di errore analitici si riducono sensibilmente soltanto applicando metodiche avanzate (AFLP, RFLP, SSR) che presentano però costi elevati.
Le innumerevoli possibilità di âcontaminazioneâ di un olio, dallâestrazione allo stoccaggio diminuiscono lâutilità del test. Se infatti il nostro campione viene a contatto con altri oli o paste di olive è possibile che qualche frammento di DNA estraneo passi anche nel nostro campione con conseguente risultato âfalsatoâ.
I vantaggi dellâanalisi del DNA
Eâ utile a dimostrare, qualora necessario, che il proprio olio è realmente monocultivar.
Può essere utile per quanti vogliano provare lâassenza di varietà estere, con particolare riferimento alla onnipresente Picual.
Indica eventualmente la presenza di oli di semi. In questo caso risultano tuttavia più affidabili, perché consolidate e avvallate da Comitati scientifici, le metodiche approvate allo scopo dal COI (Consiglio Oleicolo Internazionale) e dallâUnione europea.
Potrebbe venire utilizzato, quale prova aggiuntiva e di riscontro, per gli oli a Denominazione di Origine per scongiurare lâeventuale presenza di varietà non approvate dal disciplinare di produzione. Essendo tuttavia unâanalisi costosa e tenuto conto delle già elevate spese di certificazione ritengo improbabile che tale analisi, che deve intendersi aggiuntiva e mai sostitutiva, possa essere introdotta su vasta scala.
Conviene davvero?
Tenuto conto che allâolivicoltore spetta lâonere della prova di quanto afferma in etichetta, la possibilità di tutelarsi, nel caso di oli monocultivar, attraverso un certificato dâanalisi può risultare utile a scongiurare multe salate.
Eventuali vantaggi, in materia di marketing e promozione, andrebbero ben considerati. Infatti qualora avventate o precipitose affermazioni, oltre che dichiarazioni non suffragate da evidenze scientifiche, venissero smentite o sostanzialmente ridimensionate ne verrebbe sicuramente influenzata negativamente anche la reputazione e lâimmagine aziendale con conseguenti ripercussioni anche sul piano commerciale.
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