L'arca olearia
Produrre un litro di olio extra vergine d'oliva non è a impatto zero. Quanta CO2 viene allora emessa?
L'olivo è una coltura utile e necessaria per l'ambiente e il nostro territorio ma sarebbe sbagliato pensare che produrre l'extra vergine ha un impatto zero. Aumenta la coscienza ambientale in molti mercati. E' allora necessario conoscere l’impronta carbonica (carbon footprint) dell'olio d'oliva e le misure per migliorarla
31 ottobre 2014 | Elisa Lascaro, Marco Barbanera, Sara Rinaldi
Quanto impatta la produzione di un litro di olio di oliva extravergine sui cambiamenti climatici? Ha riposto a questa domanda il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università degli Studi di Perugia che ha condotto uno studio per determinare il contributo al riscaldamento globale di un litro di olio extra vergine di oliva, attraverso la quantificazione delle emissioni e degli assorbimenti generati durante l’intero ciclo di vita del prodotto, from cradle to grave, secondo quanto disposto dalla ISO/TS 14067. L’impronta carbonica (carbon footprint) rappresenta quindi il quantitativo di gas ad effetto serra emessi direttamente o indirettamente nel processo produttivo ed è un indicatore dell’impatto che le attività antropiche hanno sui cambiamenti climatici.
La quantificazione dell’impronta carbonica permette di individuare quale i punti critici del processo produttivo, le fasi più impattanti dal punto di vista delle emissioni di gas serra e permette conseguentemente di identificare e migliorare la prestazione ambientale del prodotto, agendo ad esempio sull’efficienza del processo produttivo, sulla riduzione delle materie prime utilizzate (insieme alla scelta di quelle potenzialmente meno impattanti in termini di emissioni di GHG) e sulla ricerca, anche attraverso il confronto con altri studi analoghi, di best practices per la produzione, distribuzione e riuso delle materie prime dello stesso.
Nella valutazione di tali parametri sono state considerate tutte le fasi di produzione e i valori sono state riportate ad 1 L d’olio extravergine d’oliva, in accordo con la PCR (Product Category Rule) dell’International EPD System.
La fase di coltivazione dell’oliveto prevede una fase di fertilizzazione con composti azotati, in particolare urea, e concimi fogliari a base di boro, trattamenti fitosanitari che agiscono sulle diverse componenti la pianta per intervenire contro eventuali batteri e parassiti che attaccano gli olivi, potatura con forbici pneumatiche, raccolta delle olive sia pneumatica con l’ausilio di pettini che meccanica per scuotimento. Si considera nella valutazione il trasporto delle olive dall’oliveto al frantoio. Nella successiva fase di lavorazione, sono stati considerati tutti i materiali ed i consumi energetici relativi alle operazioni di deramificazione, defogliazione, lavaggio, frangitura effettuata con frangitore a dischi, gramolatura, estrazione a tre fasi in tamburo rotante ad asse orizzontale, centrifugazione. L’olio è stoccato all’interno di cisterne in acciaio inox all’interno di un magazzino dotato di ben definite caratteristiche in termini di areazione, isolamento e condizioni termoigrometriche affinché siano garantite la conservazione e la qualità del prodotto durante tutto l’anno. Il prodotto viene quindi confezionato: nello studio sono considerati sia la produzione che il trasporto degli imballaggi primari (bottiglia in vetro, tappo ed etichetta) che secondari (cartone, scatolina di cartone, film estensibile, pallet). L’olio ottenuto viene quindi imbottigliato e congelato; infine le bottiglie vengono etichettate in conformità ai decreti nazionali sulla commercializzazione dell’olio.

Le emissioni derivanti dalla produzione di un L di olio sono pari a 17.53 kg CO2 eq per litro, corrispondenti a circa 274.27 MJ di energia primaria. Il grafico mostra la distribuzione delle emissioni di gas serra e dell’energia primaria nel ciclo di vita dell’olio.

La distribuzione del prodotto ha il maggior contributo sia nelle emissioni di gas serra (55%) che nella richiesta globale di energia primaria (53%), poiché nel presente studio la maggior parte del prodotto viene distribuito via aerea verso destinazioni intercontinentali. In termini di emissioni di gas serra, la coltivazione dell’oliveto impatta per il 18% sul totale; tale percentuale è attribuibile per il 46% dalle operazioni di fertilizzazione, in particolare dalle emissioni di protossido di azoto dal suolo derivanti dall’impiego di fertilizzante azotato; per il 21% dalle operazioni di raccolta. Nella fase di produzione la quasi totalità delle emissioni di GHG e dell’energia primaria richiesta deriva dal congelamento dell’olio di oliva, pratica che permette di conservare più a lungo le caratteristiche organolettiche. Lo smaltimento finale è trascurabile in entrambe le analisi.

Possibili interventi migliorativi consistono nell’effettuare la distribuzione intercontinentale via mare, utilizzare biodiesel da olio esausto per le operazioni agricole, optare per un packaging più leggero, impiegare fertilizzanti azotati a lento rilascio.
Bibliografia
ISO (International Standard Organization)(2013). ISO/TS 14067:2013 Greenhouse gases—carbon footprint of products—requirements and guidelines for quantification and communication International Organization for Standardization (ISO), Geneva, Switzerland
Environdec (2010). Product category rules virgin olive oil and its fractions PCR 2010:07 Version 1.0 2010-04-27, The International EPD® system, Stockholm, Sweden (2010)
S. Rinaldi, M. Barbanera, E. Lascaro (2014) Assessment of carbon footprint and energy performance of the extra virgin olive oil chain in Umbria, Italy. Science of the total environment.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Scuotitori per la raccolta delle olive: come scegliere la macchina giusta e ottimizzare l’efficienza del cantiere
L’efficienza dipende dalla cultivar, dalla geometria della chioma, dalla maturazione delle olive, dalla resistenza del peduncolo e dall’organizzazione del cantiere. Ecco come scegliere lo scuotitore al tronco, regolare i parametri di lavoro e ridurre tempi, perdite e danni alle piante
16 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Raccolta meccanica e conservazione delle olive: cosa succede a fenoli e acidi grassi
Le olive raccolte a macchina subiscono danni invisibili che accelerano la degradazione di oleuropeina e acidi grassi, con differenze marcate tra varietà. Ecco cosa significa per chi deve decidere quando e come raccogliere e quanto a lungo può conservare il frutto prima della molitura
16 ottobre 2026 | 15:00
L'arca olearia
Come simulare l'impatto ambientale dell'olio extravergine d'oliva prima di produrlo
Integrare un Digital Twin, una replica virtuale del frantoio validata sperimentalmente, con l'analisi del ciclo di vita (LCA) trasforma la valutazione ambientale da fotografia statica a strumento previsionale: : 1,30 kg di CO₂ equivalente per kg di olio, di cui appena 0,05 attribuibili alla fase industriale, e un consumo energetico di 0,055 kWh per litro
16 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Le cere della buccia d'oliva non sono solo una barriera: aiutano il fungo della lebbra a infettare il frutto
Uno studio dell'Università di Cordova dimostra che le cere epicuticolari dell'olivo forniscono segnali chimici che stimolano la germinazione dei conidi e la formazione degli appressori in Colletotrichum godetiae e C. nymphaeae. La suscettibilità aumenta con la maturazione del frutto
16 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Olio extravergine d'oliva, l’Europa rallenta ma Germania, Benelux e Polonia aumentano gli acquisti
Le esportazioni intracomunitarie di extravergine raggiungono circa 574.200 tonnellate, contro 617.100 tonnellate nei primi nove mesi del 2024/25. Per l’export italiano, la Germania è il principale mercato intracomunitario. La Francia è il secondo sbocco. La crescita di Belgio, Paesi Bassi e Polonia suggerisce opportunità di sviluppo
16 ottobre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Olio extravergine di oliva della provincia di Cosenza, promosso a pieni voti: alto valore nutrizionale e buona variabilità compositiva
Uno studio del CREA analizza 30 oli extravergine commerciali prodotti in 19 comuni del Cosentino: polifenoli tra 395 e 823 mg/kg, tocoferoli tra 238 e 488 mg/kg. Nessuna differenza significativa tra monovarietali e blend. Il futuro? Valorizzare la produzione locale di qualità
16 ottobre 2026 | 09:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati