L'arca olearia

ANNATA OLEARIA DA DIMENTICARE, ANZI NO. IN CONTROTENDENZA LE STIME DEI FRANTOIANI

Secondo l'Aifo, la produzione olivicola 2003 non sarà dimezzata, ma solo ridotta, per le quote di extra vergine e Dop

01 novembre 2003 | T N

Ipse dixit. Secondo Piero Gonnelli, presidente dell'Aifo, l'Associazione italiana frantoiani oleari - quella che effettivamente rappresenta nel concreto la categoria - la nuova campagna oleria non sarà poi così disastrosa come appare a prima vista.

Sarà certamente difficile, a causa della gelata di aprile e a seguito della siccità che si è protratta per tutta l'estate; tuttavia, rispetto ai pronostici finora effettuati, la situazione è comunque confortante, in particolare per le produzioni di olio extra vergine di oliva.

I dati dell'Aifo risultano l'espressione di un'indagine sviluppata al momento della raccolta e della frangitura su tutto il territorio italiano dallassociazione capitanata da Piero Gonnelli.

L'Aifo, va precisato, nel maggio 2003 ha conseguito un importante traguardo con il riconoscimento ufficiale del ruolo del frantoiano quale anello fondamentale dell'intera filiera. Piero Gonnelli è stato infatti invitato a sedere al tavolo di discussione dell'Ocm, per i lavori dell'Organizzazione comune di mercato, presieduto dal viceministro per le Politiche agricole Teresio Delfino.
Per quanti non lo sapessero, al tavolo si sono da sempre seduti a negoziare solo olivicoltori, confezionatori e rappresentanti dell'industria.

Ora, a fronte della scarsità, le olive hanno tuttavia una maggiore resa in olio, per cui non si avrà un dimezzamento, ma una riduzione media del 20 per cento in tutta Italia della produzione totale di olio, mentre del solo 10 per cento della produzione di extra vergine, che pesa invece sulla produzione totale per il 60 per cento.

A patire maggiormente della riduzione di raccolto sono infatti le zone del lampante, rispetto a quelle dell¹extra vergine.
E laddove in alcuni areali, come le province di Cosenza, Catanzaro, Bari, Foggia e Taranto non si avranno riduzioni, le ragioni sono la conseguenza sia delle gelate meno violente, sia della tipologia delle cultivar, più resistenti.

Le olive, inoltre - sempre secondo il rapporto dell'Aifo, reso noto da Orietta Colacicco - sono sane, aspetto, questo, che porterà a una qualità superiore, che dipenderà certamente tanto dalla cura nella coltivazione, quanto dai tempi e dai modi della frangitura. Proprio per l'ottima qualità delle olive la quantità di olio a marchio Dop potrebbe essere pari o addirittura superiore a quella del 2002, che aveva toccato 120 mila quintali di olio, pari al 2 per cento della produzione nazionale di 6 milioni di quintali di olio, come risulta peraltro dai dati ufficiali del Ministero.

La Toscana, che, come l'Umbria e l'Alto Lazio, è fra le zone che ha più sofferto, dai 250 mila quintali di olio del 2002, nel 2003 potrebbe raggiungere 160 mila quintali, con una perdita intorno al 35 per cento, anche nelle zone Dop, dove è particolarmente premiata con una produzione che supera in larga misura la percentuale media nazionale.

Nel 2002, per esempio, nel Chianti Classico, dove si contano un milione di piante per una produzione totale di 12 mila quintali di olio, si sono ricavati 1.300 quintali di Dop, pari all'11 per cento , mentre per il Terre di Siena, con un patrimonio di 175 mila piante, la produzione totale è stata di 2.600 quintali di olio con 375 quintali di Dop e un'incidenza del 14 per cento.

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