L'arca olearia
Polemiche e proteste per la presa britannica su Deoleo
L'offerta di Cvc Partners è stata troppo allettante perchè le banche potessero rifiutarla, nonostante i malcelati mugugni provenienti da Dcoop e dalle principali associazioni olivicole spagnole che ora reclamano investimenti
16 aprile 2014 | T N
Non sono mancate le proteste dopo che il consiglio di amministrazione di Deoleo, che detiene i marchi Carapelli, Bertolli e Sasso, ha dato il via libera all'acquisizione della società da parte del fondo britannico Cvc Capital Partners.
La voce più ostile alla scalata Made in UK è stata certamente quella di Dcoop. Il gruppo, ex Hojiblanca, aveva infatti cercato una sponda governativa, all'ultimo minuto, per tentare una scalata ma le banche iberiche, che detengono il 32% del capitale sociale, non hanno lasciato il tempo perchè si organizzasse una possibile cordata.
Dcoop, anche all'ultimo minuto, durante un infuocato consiglio di amministrazione, ha tentato di opporsi all'acquisizione di Cvc offrendosi di comprare le quote in mano a tre banche, Caixa, Kutxa e Unicaja, pari al 12% e salendo così al 22%.
Si sarebbe trattato di una partecipazione di fatto equivalente a quella di Cvc a cui Bankia e Bmn hanno aperto le porte, offrendo il 20% in loro mani.
Una situazione del genere avrebbe però provocato di fatto uno stallo gestionale, che tutti gli istituti di credito volevano scongiurare, ragion per cui il tentativo in extremis di Dcoop è fallito e l'operazione di acquisto, in più step, da parte di Cvc è destinata al successo.
Con l'acquisto delle quote di Bankia e Bmn, Cvc salirebbe al 20% e, mediante un aumento di capitale, al 29,9%, lanciando così un'offerta pubblica di acquisto sull'intera società.
A seguito dell'opa dovrebbe avvenire un'ulteriore aumento di capitale e in questa fase, per salvaguardare gli interessi nazionali, potrebbe intervenire anche la Sepi, ovvero il fondo sovrano spagnolo.
Nel mentre le banche festeggiano, non solo per la generosa offerta di 0,38 euro per azione, ma soprattutto per l'apertura di una linea di credito a Deoleo, da parte della stessa Cvc, per 500 milioni di euro, che di fatto annulla l'esposizione bancaria iberica sul colosso oleario, Dcoop medita nuove strategie non escludendo la vendita del proprio 10%, acquisendo così capitali per nuove operazioni.
Nel frattempo, a operazione ormai conclusa, le tre associazioni olivicole spagnole, Asaja, Coag e Upa, hanno chiesto a Cvc investimenti per rilanciare l'immagine dei marchi in possesso di Deoleo e al governo spagnolo di acquisire una partecipazione nella società per avere una voce istituzionale nel consiglio di amministrazione.
Nessuna speranza, se ce ne fosse stata una, che il Fondo strategico italiano, insieme a quello del Qatar, acquisissero Deoleo. L'offerta presentata, 0,31 euro ad azione, è stata considerata inadeguata dallo stesso advisor dell'operazione, la JP Morgan, e non è stata neanche presa in esame da parte del consiglio di amministrazione di Deoleo.
Sembra che, in questyo caso, per l'Italia non sia stato importante vincere ma solo partecipare.
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