L'arca olearia

I frantoiani hanno detto no alla mortificazione dell'olio extra vergine d'oliva

Con la creazione del Consorzio dei Frantoi Artigiani intrapreso un nuovo percorso. Se l'olivicoltura italiana viene considerata ormai un “paradosso”, è frutto anche della dissennata politica delle importazioni. Occorre invece preservare biodiversità e territori

24 gennaio 2014 | Stefano Caroli

A quanti come me dedicano la vita alla propria azienda non piace impegnare tempo in sterili polemiche.
Stiamo alla realtà dei fatti: la mia regione, la Puglia, produce il 50% dell’olio italiano e di fatto è la fonte di approvvigionamento dell’olio sfuso per l’industria olearia. Per decenni abbiamo assistito a diatribe interne al settore tra il mondo agricolo, frantoiani e gli industriali dell’imbottigliamento con gravi ripercussioni negative sull’intero settore.

Ciò ha indotto la delocalizzazione in Spagna di alcune industrie olearie, scatenando concorrenza nel settore sempre al ribasso. Finché si è arrivati al punto che per vendere sugli scaffali a un prezzo in concorrenza con l’olio di semi, si è imposto un prezzo stracciato ai frantoiani che a loro volta hanno pagato poco le olive degli agricoltori. Per questa strada si è creato un mercato depresso e una crisi ricorrente dell’intero comparto. E per il consumatore non è andata meglio: per anni, e ancora oggi, si trova a scegliere fra tante etichette, poco trasparenti e tutte uguali, per comprare alla fine una bottiglia d’olio a 2 euro in promozione.

Vogliamo dire che proseguendo su questa strada alla fine c’è l’abbandono degli oliveti, vogliamo dire che alla fine ci sarà la totale omologazione dell’olio dalle olive con la liquidazione del patrimonio italiano della biodiversità e la mortificazione dei territori? I frantoiani hanno detto di no. Hanno detto che bisogna cambiare strada .

Va salvaguardata e valorizzata la funzione produttiva a cui assolve il sistema di trasformazione artigianale dei frantoi oleari sostenendone l’ammodernamento e promuovendo i risultati produttivi, se non in termini di resa– cosa difficile a farsi nelle condizioni limitanti della nostra olivicoltura marginale- in termini di qualità. E quindi va intrapresa, e perseguita con coerenza, la strada della produzione di oli di alta qualità e delle produzioni certificate che valorizzano biodiversità e tipicità, il legame con il territorio e il rispetto dell’ambiente, oltre a garantire la salute dei consumatori.

Ma la salvaguardia della funzione produttiva deve partire dai campi tenendo presente che il 40% delle aziende agricole ha una superficie inferiore ad un ettaro e quindi una ridotta capacità di innovazione. Allora il problema più rilevante è quello dei grandi impianti olivicoli per i quali è difficile individuare tecniche innovative compatibili con la struttura degli impianti e l’architettura degli alberi e perchè, in molti contesti e non sempre per ragioni strutturali e varietali, è possibile perseguire strategie di qualità del prodotto.

A ciò si aggiunge, in tutto il nostro paese ed in particolare nella nostra Puglia, la necessità di conservare e difendere un paesaggio, che è l’identità e l’immagine del Belpaese, coniugando questo con la necessità di nuovi impianti olivicoli.Serve cioè una politica territoriale, ambientale, agraria, oltre ad un sostegno alle imprese, che salvaguardi il paesaggio agrario tradizionale come bene ambientale e risorsa culturale. Servono indirizzi “di buona gestione” volti a tutelare e valorizzare la multifunzionalità del patrimonio olivicolo nazionale; ma soprattutto è necessario diffondere una informazione e una cultura gastronomica, che dia valore al prodotto alimentare, all’olio estratto dalle olive made in Italy, che riconosca la funzione essenziale e determinante della manifattura dei frantoi artigiani per garantire al consumatore e al mercato un prodotto sano, di origine certa, ottenuto da tecnologie innovative e attraverso un processo di produzione trasparente e certificato. In poche parole l’olio artigianale.

Con l’abbandono della coltura dell’olivo e la distruzione dei paesaggi tradizionali si finirebbe col dare ragione a quanti - per l’incertezza produttiva della coltura, i suoi costi, la sua scarsa redditività, la dissennata politica delle importazioni e degli imbottigliatori - la considera “un paradosso” segnandone, prima o poi, un triste declino. Noi del Consorzio dei Frantoi Artigiani, dell’Associazione Frantoiani della Puglia, dell’AIFO faremo di tutto perché questo non accada.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Olio extravergine di oliva: il tesoro della medicina islamica che la scienza moderna conferma

Dalla tradizione profetica ai più avanzati studi clinici, l'olio extravergine di oliva si rivela un alleato prezioso per cuore, cervello e benessere generale. Ecco cosa dicono le ricerche e come sceglierlo e utilizzarlo al meglio

05 agosto 2026 | 15:00

L'arca olearia

Aumento della CO2 e siccità, ecco come aiutare l'olivo a resistere

La siccità stressa l'olivo e la carenza idrica chiude gli stomi, limitando l'assorbimento di CO₂. L'aumento dell'anidride carbonica in atmosfera può stimolare la crescita, ma senza acqua il beneficio è annullato, compromettendo produzione e qualità dell'olio

05 agosto 2026 | 12:00

L'arca olearia

L'attrattività delle trappole per la mosca delle olive, quali esche funzionano meglio?

Ecco l'efficacia di diverse combinazioni di attrattivi proteici e insetticidi per il monitoraggio e il controllo di Bactrocera oleae. Le indicazioni per migliorare le strategie di difesa in olivicoltura

04 agosto 2026 | 16:00

L'arca olearia

Addio a Pieralisi: il fondo Sienna rileva il gruppo e si chiude un'epoca per l'industria olearia italiana

Il fondo francese Sienna, attraverso il veicolo italiano Ver Capital, acquisisce il 70% del gruppo Pieralisi. Dopo 138 anni la famiglia fondatrice esce di fatto dall'azienda di Jesi, leader mondiale nelle tecnologie per l'estrazione dell'olio d'oliva

04 agosto 2026 | 14:15

L'arca olearia

Olivo 4.0: la computer vision stima la produzione con un errore del 2,6%

Messo a punto il primo sistema al mondo che "vede" le olive sulle piante e ne prevede il raccolto con due mesi di anticipo. Il modello, basato su rete neurale e immagini RGB, sovrastima la resa reale di appena il 2,64%

03 agosto 2026 | 16:00

L'arca olearia

Dai noccioli delle olive, il carburante del futuro: scoperto come trasformare i rifiuti del frantoio in metano verde

Uno studio dell'Università di Castilla-La Mancha converte i residui dell'olivicoltura in catalizzatori in grado di "catturare" l'anidride carbonica e trasformarla in metano sintetico, aprendo nuove frontiere per lo stoccaggio dell'energia pulita e la riduzione delle emissioni

02 agosto 2026 | 12:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

FRANCESCO CARRIERO

27 gennaio 2014 ore 20:03

Come tecnologo alimentare esprimo il mio plauso al sig. Caroli come rappresentante del mondo olivicolo e del Consorzio dei Frantoi artigiani....bisogna differenziare l'olio extravergine di oliva "artigianale", promuoverne la cultura affinché si accresca la conoscenza tra i consumatori e si salvaguardi non solo l'identità olivicola del nostro paese, ma anche e soprattutto quella culturale e paesaggistica per la quale il nostro "bel Paese" è rinomato in tutto il mondo....

Giampiero Marzolla

27 gennaio 2014 ore 11:17

L’Italia per le caratteristiche strutturali non può assolutamente competere sul prezzo e sulla quantità con i paesi esteri, ma ha delle peculiarità che gli altri paesi non posseggono. La storia del nostro paese, legata al “terroir” delle circa 400 varietà diverse di ulivi ci garantisce naturalmente un valore aggiunto al prodotto. In questa maniera si potrebbero aprire dei mercati e degli scenari a noi sconosciuti. Il nostro dovere è quello di tutelare l’ “oro verde” e la sua economia, coinvolgendo tutta la filiera fino al consumatore finale. Questa è la mission del "Consorzio dei Frantoi Artigiani" che egregiamente il Sig. Caroli porta avanti solo per amore verso il comparto.

Maurizio Pescari

25 gennaio 2014 ore 09:52

Grazie Caroli. Uno scritto reale, fatto con il cuore. Avanti con il Consorzio. Avanti con la differenziazione determinante tra olio Artigianale ed olio industriale.