L'arca olearia

Io preferisco ancora inginocchiarmi davanti a un olivo

Il legno ne è l'essenza ma è tutta la pianta a essere un piccolo monumento della natura. L'olivo è sacro in molte culture. Chi tagliava un olivo poteva ricevere delle pesanti punizioni o essere esiliato, il legno d’olivo poteva essere usato solamente per le rappresentazioni sacre

20 dicembre 2013 | Francesco Presti

L’olivo è una delle prime piante ad essere stata addomesticata dall’uomo. All’incirca da 10000 anni l’uomo si diletta nella coltivazione di questa particolare essenza arborea capace di dare preziosi frutti.

Nelle sacre scritture delle principali religioni l’olivo e l’olio compaiono numerose volte con un significato simbolico di notevole importanza: nella religione Cristiana ad esempio l’olio simboleggia lo spirito santo e l’uso dell’olio in molti rituali religiosi dimostra il legame fra la religione e questa pianta.

Già ai tempi dei romani erano stati scritti trattati sulla potatura, erano conosciute alcune decine di varietà, erano state identificate varie patologie e le tecniche di molitura erano migliorate nel corso del tempo; nei mercati l’arca olearia era il luogo dedicato alla contrattazione delle partite di olio grandi e piccole. Chi tagliava un olivo poteva ricevere delle pesanti punizioni o essere esiliato, il legno d’olivo poteva essere usato solamente per le rappresentazioni sacre.

Questa sacralità, questo senso di divino che ha ispirato diverse culture mediterranee a eleggere l’olivo come simbolo di pace, di connessione fra luoghi terreni e l’alto dei cieli è dovuta all’enorme vitalità e forza dell’olivo che è capace di resistere al freddo, al fuoco, a tagli scellerati. Con i tempi e i modi che solo Madre Terra conosce, questa pianta è capace di rigenerare se stessa, sostituisce il legno vecchio con quello nuovo, lentamente ricrea foglie e chioma e dopo alcuni anni torna a produrre frutti e può farlo per secoli, talvolta millenni.

È proprio su questa vitalità, su questa capacità di ricacciare nuovi getti che voglio soffermarmi: questi nuovi vigorosi rami che spuntano dal piede della pianta sono il segno della forza della pianta e una loro presenza troppo spiccata è sintomo di un qualche squilibrio che sta interessando la chioma (potatura troppo intensa, una patologia in corso, abbandono della pianta…). Il lavoro di spollonatura presuppone il taglio di questi rami, e dato che, fortunatamente, non è ancora stata inventata la macchina per “spollonare”, si tratta di un lavoro manuale dove l’attenzione, la manualità e l’occhio dell’uomo sono ancora insuperabili.

Per eseguire correttamente il lavoro e fare il taglio vicino al legno è necessario inginocchiarsi, genuflettersi davanti alla pianta, oggi come migliaia di anni fa gli uomini devono compiere gli stessi gesti di fronte a questo piccolo grande monumento della Natura.

Possiamo dire che la religione ha preso in prestito questo gesto, la genuflessione, dalla tradizione rurale di cui tutti siamo figli, la prima vera riverenza l’uomo l’aveva serbata alla Terra e ai suoi frutti, poi dopo molti anni gli stessi gesti e gli stessi simboli sono stati traslati e codificati dalla religione e l’origine è stata perduta. Tant’è vero che il corpo e il sangue di Cristo sono simboleggiati rispettivamente da pane e vino, altri simboli provenienti dal mondo rurale.

Penso oggi al settore oleario e alle sue contraddizioni, alle distorsioni dei mercati, alle macchinazioni burocratiche, alla superficialità politica/amministrativa, all’incapacità di saper valorizzare un prodotto di eccellenza che è il fulcro della cucina mediterranea, alle menzogne che ci raccontano, penso all’abbandono dei territori e alla perdita di un patrimonio millenario.

Ma siamo a Natale e dobbiamo essere tutti più buoni, andare a Messa e rispettare tutte le tradizioni; e per sentirsi a posto con la coscienza, mandiamo comodamente un sms dal calduccio della nostra casa in aiuto di qualche popolazione devastata da una calamità naturale.

Io preferisco ancora inginocchiarmi davanti a un olivo. Buon Natale a tutti.

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