L'arca olearia
Resuscita l'Alta Qualità ma il verdetto definitivo si avrà il 17 dicembre
Dopo le proteste del mondo produttivo, viene cestinata l'ipotesi “Sistema Italia di Qualità”. Trovato l'accordo sui parametri chimici ora spetta agli assessori regionali dare il via libera definitivo al decollo del decreto per Bruxelles
13 dicembre 2013 | Alberto Grimelli
E' un iter infinito che dura da oltre un anno.
A inizio agosto 2012 la prima riunione sull'”Alta Qualità” italiana, poi la presentazione, a tempo di record di un disciplinare e di una bozza di decreto. Tutto pronto prima della fine del 2012. Poi lo stop politico. Il governo Monti cade e l'ex Ministro Catania decide di investire anche le regioni del tema. Tutto fermo fin dopo le elezioni e la nascita del governo Letta ma con molti mugugni sottobanco da parte delle Regioni che si sono sentite scavalcate e avvertono le pressioni da parte del le lobby locali, prima di tutto alcuni Consorzi di tutela delle denominazioni d'origine.
E' in questo clima che si è tenuta la riunione tecnica del 23 ottobre scorso durante la quale, con un blitz, l'”Alta Qualità” ha rischiato di affondare.
I primi ad accorgersene, e a protestare, sono stati i frantoiani dell'Aifo il cui presidente Piero Gonnelli ha inviato una dura missiva al Mipaaf prendendo le distanze dal progetto per come si stava delineando. Quindi anche un duro e provocatorio articolo di Giampaolo Sodano su Teatro Naturale (Affondare l'Alta Qualità dell'olio extra vergine italiano grazie a un burocratese incomprensibile).
Il “Sistema Italia di Qualità” con il quale i rappresentanti regionali volevano seppellire l'”Alta Qualità” italiana viene archiviato direttamente dal Ministro Nunzia De Girolamo che si schiera apertamente a favore dell'”Alta Qualità”.
Le retromarce non si fermano qui.
Durante la riunione del 23 ottobre scorso era stato chiesto da alcune regioni, e in primo luogo dalla Liguria, un allargamento delle maglie ovvero un allentamento dei parametri chimici, considerati troppo restrittivi. Acidità da 0,3 a 0,4. Perossidi da 12 a 14.
Nel corso dell'ultima riunione del comitato tecnico della Conferenza Stato Regioni, il 10 dicembre, però, tutto è stato messo di nuovo in discussione e, con qualche piccola concessione, si è trovata la quadra.
Gli oli che si vorranno fregiare del marchio “Alta Qualità” dovranno avere acidità libera non superiore a 0,3, perossidi non superiori a 12, etil esteri non superiori a 20. Le concessioni? Un abbassamento del contenuto minimo di polifenoli, da 200 a 180 e una ridefinizione delle caratteristiche organolettiche. L'extra vergine dovrà avere una mediana del fruttato superiore a 3, ma non necessariamente solo di fruttato verde. In verifica anche l'introduzione degli ftalati come parametro di genuinità, utile soprattutto per alcuni mercati esteri. Si è poi cercato di alleggerire, rendendolo più snello, il disciplinare, per esempio mettendo le raccomandazioni in fondo al testo.
La revisione, sebbene contenga qualche piccola incongruenza tecnica (fruttato maturo superiore a 3? perossidi a 12 ed etil esteri a meno di 20?), non intacca la struttura dell'”Alta Qualità”.
Il vero banco di prova sarà però il 17 dicembre, quando si riunirà la Conferenza Stato Regioni in sede deliberante politica. L'accordo si dovrà trovare direttamente tra Ministro e Assessori regionali.
Se l'Alta Qualità avrà luce verde è possibile l'invio del decreto a Bruxelles già a gennaio e la piena operatività prima dell'estate, così da avere il tempo, prima della campagna olearia da familiarizzare con il nuovo sistema e le nuove procedure.
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