L'arca olearia
L'Alta Qualità per l'olio d'oliva torna in alto mare
Forti resistenze da parte delle regioni del nord all'adozione di un sistema di qualità nazionale che potrebbe danneggiare gli affari delle denominazioni d'origine che producono buoni profitti
14 settembre 2013 | T N
Sembrava fatta, con tutti gli operatori della filiera olivicolo-olearia che parevano aver raggiunto un'intesa sia sul testo del decreto sia sul disciplinare di produzione.
L'olio d'oliva di Alta Qualità poteva nascere già dalla prossima campagna olearia, abbinato al Made in Italy, per cercare di stimolare vendite che si trascinano stancamente da mesi.
Il fattore novità sul mercato, la certificazione e un marchio attraente potevano fornire una spinta per cercare di tenere alte quotazioni dell'extra vergine che, invece, complice le buone previsioni di campagna in Spagna, sono date in calo nelle prossime settimane.
L'accordo trovato al vertice, a Roma, non ha tenuto conto della sensibilità della base di alcune regioni, che malvolentieri digeriscono l'Sqn Alta Qualità.
Lombardia, Veneto, Liguria e Toscana sia a luglio sia nella riunione al Mipaaf del 12 settembre scorso, hanno sollevato obiezioni di merito che però sono indicative di un'ostilità preconcettuale al progetto.
Le denominazioni d'origine in queste regioni funzionano, questo il ragionamento sottinteso, e l'Alta Qualità potrebbe modificare gli equilibri sul mercato tanto da provocare uno scossone anche per questi oli che godono di un significativo premio di prezzo. E' la politica di non svegliare il can che dorme. Meglio puntare decisamente sulle Dop e abortire il progetto dell'Alta Qualità.
Il Mipaaf tuttavia ha ribattuto che le Dop non si sono mai realmente affermate, essendo riuscite a rappresentare il 3% del mercato dopo vent'anni, nonostante gli sforzi di promozione e gli investimenti fatti. L'Alta Qualità, inoltre, non colliderebbe con le Dop, ponendosi su un altro livello.
In effetti l'Sqn Alta Qualità non fa riferimento all'origine del prodotto, che è invece fondante per le denominazioni d'origine. E' pur vero che, essendo nata in Italia e certificata, di fatto, dal Mipaaf, l'Alta Qualità verrebbe presto identificata con l'Alta Qualità italiana.
Il risultato di questa differente visione strategica è il sostanziale blocco del progetto che così torma in alto mare, in attesa di una decisione politica che dovrà passare necessariamente da un'intesa tra il Ministro e gli assessori all'agricoltura delle varie Regioni.
Il Mipaaf non demorde e vuole portare l'Alta Qualità in porto ma, dato anche il clima politico attuale, difficilmente si arriverà alla sua attuazione prima della ormai prossima campagna olearia.
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