L'arca olearia
Oli d’alta quota, il fattore che fa la differenza
C’è un Umbria oliandola ancora poco nota, in un’area di confine tra Toscana e Lazio, che sta emergendo con qualità di extra vergini davvero ragguardevoli. L’esempio trainante del comune di Montegabbione e dei paesi vicini
17 novembre 2012 | Maria Carla Squeo

E’ stata una giornata intensa, ricca di grandi spunti di idee, l’incontro che si è svolto in una casa di campagna a Montegabbione, alla presenza di un pubblico attento e sensibile, e soprattutto incuriosito. A far da padrone di casa lo scrittore Nicola Dal Falco, che i lettori hanno conosciuto e apprezzato da tempo con i suoi scritti così suggestivi. Sempre per onorare il territorio la dottoressa agronomo Paola Chiappini, che ha introdotto il territorio con descrizioni che ci fanno chiaramente perceipre il grande impegno di tutto un’areale produttivo che si contraddistingue dal resto dell’Umbria.
In alta collina l’olivicoltura non è facile, ma da’ i suoi vantaggi. Agli oli che si ricavano in particolare. Il clima – ha riferito la dottoressa Chiappini – è scarsamente umido, gli attacchi dei patogeni rari, l’ultimo che si ricordi risale al 2004.
Le aziende impegnate non sono tantissime, ma tutte ben sensibili alla questione ambientale. C’è chi ricorre all’agricoltura biologica, chi no, ma senza l’abitudine a ricorrere a prodotti sanitari, perché qui in alto, dicono, la mosca non arriva. Le olive più rappresentative del territorio dell’Alto Orvietano sono per lo più le cultivar Frantoio, Leccino e l’immancabile Moraiolo. Il Leccino in particolare è la varietà che più si è dimostrata resistente alle gelate. Poi c’è la Pendolino, non meno importante perché è tra le cultivar più utilizzate per l’impollinazione.
Secondo le indicazioni fornite dall’agronomo Paola Chiappini, gli oliveti sono specializzati, anche per via dei diversi reimpianti che hanno rimesso in piedi una olivicoltura che necessitava di essere riatttualizzata. I sesti sono per lo più 6x6, il vaso è la forma di allevamento adottata nella quasi totalità dei casi, rari invece i casi di monocono. Anche l’attenzione alla frangitura ed estrazione viene qui ritenuta molto importante, tanto che quasi ogni comune dispone di un frantoio.
Ora, il desiderio di questo territorio così altamente vocato alla qualità ma non ancora conosciuto è di uscire dalla marginalità e ambire a una maggiore fama. Gli oli d’altra parte ci sono tutti, e sono davvero di alta qualità, come ha potuto constatatre il direttore di Teatro Naturale Luigi Caricato, che ha condotto una degustazione guidata muovendosi tra gli oli del 2011 e gli oli dell’olivagione 2012.
La medio alta colline è davvero un punto di forza qui, siamo a una altezza tra i 400 e i 600 metri sopra il livello del mare. La dottoressa Chiappini è stata molto brava a fotografare il territorio, specificando per esempio che sono dai 20 ai 25 kg le olive prodotte per pianta, all’incirca, in funzione delle annate, se più generose o meno. Quando tutto procede per il verso giusto anche la resa in frantoio è buona, tra l’11 e il 18-19%.
Una notizia che ha sicuramente fatto felice Luigi Caricato, è l’aver saputo dell’esistenza a Parrano di un esemplare di frantoio con sistema Baglioni, ormai da considerare un esempio di archeologia industriale.
Gli oli. Sono stati davero unici, per la loro alta qualità, tanto che, come sostiene la Chiappini, il quadro generale degli oli prodotti in zona è piuttosto elevato, con parametri considerevoli, a partire dall’acidità libera molto bassa, tra lo 0,1 e lo 0,12, o comunque intorno allo 0,15, frutto della massima attenzione riservata oltre che a una raccolta perfetta anche a una molitura effettuata subito dopo la raccolta, in frantoi ben organizzati, motivo sufficiente per comprendere come il numero di perossidi sia anch’esso piuttosto basso: tra 4 e 5.
I costi di produzione? Un kg d’olio viene a incidere qui sui 7 euro, mentre viene venduto tra gli 8,50 e i 10 euro, con grande successo di consensi e giudizi lusinghieri da parte dei massimi estimatori degli extra vergini umbri e di alta qualità d’Italia. Qui si trovano indubbiamente qualità eccelse, Non a a caso, come ha sostenuto Luigi Caricato, gli stessi oli del 2011 conservano ancora una freschezza rara da riscontrare a distanza di un anno dalla raccolta in maniera così evidente; e, d’altra parte, non poteva essere diversamente, dal momento che i vari oli degustati, quelli della olivagione 2012, erano potentemente amari e piccanti, perfino astringenti. Una vera bontà, senza dubbio, ma sicuramente il direttore Caricato, state pur certi, ne scriverà con piacere. Sono oli di alta quaota, oli che testimoniano come oltre a tutelare e preservare il territorio, gli olivicoltori coinvolti lavorino anche benissimo, con un grande spirito etico che li assiste.

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