L'arca olearia

Studiare i flussi degli oli di oliva per affrontare bene il mercato

Le attività di monitoraggio sono utili per capire le dinamiche dei canali di commercializzazione, in Italia e all’estero. I risultati presentati da Federolio offrono un quadro molto chiaro. Circa gli acquisti, emerge la progressiva crescita del grado di dipendenza delle aziende verso il prodotto di origine estera

15 settembre 2012 | Maria Carla Squeo

 Ebbene sì, in Italia la situazione concernente i dati sulla produzione olearia sono piuttosto incerti. Per anni abbiamo avuto a disposizione numeri un po’ gonfiati, e forse anche un po’ troppo. Possiamo ben immaginare i motivi. Eppure sarebbe utile per tutti gli attori del settore disporre di darti certi. Aiuterebbero a districarsi meglio nel mercato. A trovare soluzioni per ridare valore agli oli di oliva.

Per fortuna, come di consueto, c’è il Monitoraggio dell’offerta disponibile, dei flussi e dei canali di commercializzazione degli oli di oliva in Italia e all’estero. E’ disponibile infatti il rapporto 2011 sulla terza annualitàdel programma con i dati raccolti, elaborati e pubblicati da Federolio.

A dominare la scena nell’intera gamma degli oli di oliva è sempre più l’olio extra vergine di oliva, il quale rasenta il 79,2% degli acquisti complessivi. Ma il dato più eclatante è che ormai gli acquisiti delle 64 aziende monitorate segnano una progressiva dipendenza verso il prodotto di origine estera. Infatti, mentre nel 2009 il peso di questa cmponmente si attestatava al 73,7%, nell’anno preso in esame, il 2011, è passato a quota 75,1%.

E’ forse inutile evidenziare come la provenienza principale degli approvigionamenti esteri provenga dalla Spagna, da cui attingiamo, come prodotto sfuso, il 29,2% di extra vergini, il 37,6% di oli di oliva, il 14,6% di oli di sansa e, infine, il 29,1% di oli vergini.

Per ciò che concerne le vendite del prodotto confezionato, nel 2011 le imprese monitorate hanno complessivamente venduto ben 260,2 mila tonnellate, di cui in gran parte extra vergine (77,2%), e a seguire olio di oliva (15,3%) e oli di sansa di oliva (7,4%). Nell’ambito del mercato mnazionale i volumi si sono attestati a 150,8 mila tonnellate di confezionato, con in testa sempre l’extra vergine (79,4%) e anche in questo caso a seguire l’olio di oliva (15,8%) e l’olio di snasa di oliva (4,8%). Buono il trend di crescita sull’intero anno solare e con un picco individuato nel mese di novembre

Anche sul prodotto confezionato destinato all’export a dominare la scena è l’extra vergine con una quota del 74,4%) corrispondenti a 109,4 mila tonnellate, con principale mercato di destinazione, per l’intera gamma degli oli di oliva, gli Stati Uniti d’America (29,8%), la Germania (15,6%) e il Canada (10,2%), e a seguire il Giappone (7,4%) e la Francia (7,3%), e con un promettente 2,9% della Cina e il buon esito della Polonia con il 2,7%.

Le dimaniche delle vendite del confezionato su base annua sono soddisfacenti, con un bel segno  +5,8% sui mercati internazionali, anche se sia nel 2009, sia nel 2010 vi era un più significativo + 20,1%. Non mancano però le dinamiche negative, rispetto ad altri partener commerciali, registrate in Canada (-8,6%) Giappone (-16%), Cina (-24,6%) e Russia (-16,9%).

Tornando agli acquisti, riguardo alla categoria extra vergini, emerge un quadro molto chiaro circa il prodotto sfudo: si conferma la dinamica negativa registrata negli ultimi due anni per gli acquisti di origine italiana, attestandosi a -15,1%. La quota dell’extra vergine di origine comunitario è pari addirittura al 56,6%, mentre incidono poco gli acuisti di extra vergine da aree non comunitarie: 1,7%.

Riguardo invece alle vendite di extra vergine confezionato, rispetto al 2010 si registra una crescita del +3,2%, per ragioni dovute a un maggior grado di penertrazione sia in ambito internazionale (+5,8%), sia sul fronte interno (+1,4%).

Circa i prezzi alla produzione, nel 2011 l’extra vergine si è posizionato su una media di 3,38 euro/Kg, con un vero e proprio crollo dei prezzi negli ultimi due mesi dell’anno.

Per ciò che concerne le denominazioni di origine e l’olio bio, il prodotto sfuso vede nell’ambito degli acquisiti il dominio dell’Igp Toscano (49,6%), e a seguire Dop Terra di Bari (19,8%), Dop Umbria (10,9%), Dop Dauno (8,9%), Dop Riviera Ligure (5,4%), Dop Sardegna 3%), Dop Canino (1,1%), Dop Chianti Classico (0,7%), Monte Etna (0,5%) e Monti Iblei 0,1%).

Riguardo alle vendite, le percentuali premiano anche in questo caso l’Igp Toscano (47%), e a seguire le Dop Terra di Bari (28,9%), Dop Umbria (10,4%), Dop Riviera Ligure (4,2%), Val di Mazara (2,3%)…

Numeri che non premiano in generale le Dop, visto che i volumi complessivi dei Dop commercializzati sono di appena 1,9 mila tonnellate, di cui il 64% vendute allo stato confezionato.

 Per ciò che concerne l’extra vergine bio, gli acquisiti vengono effettuati per i due terzi in Italia (5,1 mila tonnellate), mentre tra gli acquisti dal’estero al primo posto si coloca il Portogallo (35,3%) e a seguire la Spagna (30,8%) e il 22,9% di provenienza non comunitaria. Le vendite segnano una riduzione su base annua del -8,1%, seppure dopo un biennio di crescita decisa dei due precedenti bienni.

Per quanto invece riguarda i canali di vendita, anche nel 2011, come d’altra parte era inevitable, le vendite si concentrano per la grande maggioranza nell’ambito della fistribuzione moderna (80,1%), a seguire la vendita ai privati (9,2%), il dettaglio tradizionale (5,2%) e l’Horeca (3%).

Il volume edito da Federolio sarebbe da consultare con molta attenzione, anche nei capitoli riguardanti gli oli di oliva e gli oli di sansa di oliva. Come pure nei focus sulle vendite di oli di oliva con origine obbligatoria per mercati di origine/destinazione nel 2011, e sulle miscele oli di oliva e oli di semi, dove sono gli Usa il principale Paese di esportazione, con una quota addirittura dell’88,9%.

 

 

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giovanni breccolenti

20 settembre 2012 ore 08:20

L'analisi del DNA costa attualmente 300 euro a campione(ma potrebbe scendere se fosse metodica ufficiale)ed è in corso di brevettazione.Perchè dice che una metodica approssimativa? Da quello che ho visto io è tutt'altro che approssimativa. Che cosa vuol dire "immissione di DNA" e come si attuerebbe questa immissione? Quanto costerebbe attuarla?
Potrei saperne di piu' su questa metodica della territorialità?
Grazie

Gianluigi Cesari

19 settembre 2012 ore 22:34

"Che cento fiori fioriscano, Che cento scuole gareggino"

Ben venga la competizione della ricerca scientifica su questi argomenti onde evitare in futuro l'abbaglio di chi vuole caratterizzare l'origine di un prodotto attraverso parametri qualitativi (alchilesteri) che possono essere raggiunti in qualsiasi parte del mondo applicando buone pratiche di raccolta e molitura delle olive.

L'analisi del DNA certifica le varietà (con approssimazione) ma non l'origine.
Esistono oli prodotti da olive di varietà diffuse in Italia e nel mondo che possono con questo metodo essere "contrabbandati" come Italiani.
Come l'immissione di "DNA" di alcune varietà può confondere l'analisi di un olio estraneo al territorio di provenienza dichiarato.
Comunque è una metodica non riconosciuta e molto costosa.
Esistono metodiche sperimentate da anni che considerano i "profili" degli oli riuscendo ad caratterizzare il "terroir" da cui si produce l'olio.

giovanni breccolenti

19 settembre 2012 ore 19:38

Sign. Cesari la varietà è determinante per le DOP,ma soprattutto per l'olio acquistato dalla Tunisia,dalla Spagna,dalla Grecia,dalla Turchia,dal Marocco,dove la gran massa dell'olio deriva da varietà ben specifiche che da noi ci sono in traccia (piqual,arbekina,koroneki,shemlali ecc.).E' vero che ci sono impianti nuovi di frantoio e Leccino e poco altro in qualcuno dei paesi citato,ma è una percentuale irrisoria di fronte alle masse d'olio che arrivano nel nostro paese e che derivano da varietà locali ben catalogate geneticamente.
Non solo, la metodica è rivoluzionaria perchè è in grado di rilevare le percentuali delle varietà utilizzate per ottenere l'olio.
Comunque ben venga tutto cio' che puo' portare chiarezza e certezze in questo mondo,anche le ricerche sulla territorialità,dov'è il problema?

Gianluigi Cesari

19 settembre 2012 ore 14:41

DNA? sarà interessante seguire il servizio. La varietà non è un "discriminante" per definire l'origine dell'olio ne per tutelarsi dalle frodi. Sono in corso da anni sperimentazioni molto più dettagliate per la caratterizzazione geografica dell'olio di oliva.

giovanni breccolenti

19 settembre 2012 ore 13:17

Per chi fosse interassato a capire la rivoluzionaria metodica del DNA sull'olio per risalire alle varietà d'oliva che l'hanno prodotto,domattina alle ore 10,a "uno mattina",c'è un'importante spazio dedicato a questo argomento.

Gianluigi Cesari

15 settembre 2012 ore 06:54

Sarebbe interessante conoscere quanti degli Oli extravergini abbiano un contenuto di Alchil Esteri inferiore a 30mg/Kg. Alla fine potremmo scoprire che sono tutti "Oli Italiani".