L'arca olearia
Nuovi formulati per indurre resistenza all'occhio di pavone dell'olivo
Non c'è solo il rame a poter contenere la malattia. Tra le pratiche agronomiche preventive vi sono formulati “induttori di resistenza”. Le prove del Cnr-Ivalsa di Follonica
15 settembre 2012 | Claudio Cantini, Vittorio Volpicelli
L'occhio di pavone (Spilocaea oleagina) è la più importante malattia crittogamica dell'olivo, presente in tutti i principali areali olivicoli italiani. In annate particolarmente piovose ed umide, il parassita può provocare filloptosi molto spinte e una riduzione quali-quantitativa della produzione.
La malattia può essere efficacemente controllata mediante una gestione integrata dell'oliveto, che preveda interventi razionali con prodotti a base di rame in associazione a pratiche agronomiche preventive e di contenimento.
Tra queste ultime, l'applicazione mirata di formulati “induttori di resistenza” può contribuire a incrementare significativamente la resistenza della pianta nei confronti del patogeno.
Con tale finalità è stata condotta dal CNR IVALSA una sperimentazione di campo, presso l'azienda sperimentale Santa Paolina di Follonica (GR), in un areale olivicolo particolarmente sensibile all'occhio di pavone.
Metodologia applicata e formulati sono stati messi a punto dalla società CIFO.
Materiali e metodi
La prova è stata eseguita su un oliveto impiantato nell'anno 2002, allevato a vaso policonico con piante della cultivar Frantoio di origine clonale disposte alla distanza di 6x6 mt. Il campo è stato impostato adottando uno schema sperimentale a blocchi randomizzati, utilizzando 3 particelle (ripetizioni) di 4 piante ciascuna per tesi.
Le tesi a confronto sono state le seguenti:

I trattamenti sono stati eseguiti con pompa volumetrica a spalla utilizzando un volume di 10 lt/100 mp (=1000 lt/ha=.
Per il resto tutte le tesi hanno ricevuto òe stesse pratiche agronomiche (concimazione di fondo, interventi fitosanitari, ecc.)
Risultati e commenti
I controlli sono stati eseguiti nel periodo autunnale esaminando 10 rami dell'anno su ciascuna pianta delle due tesi e calcolando la percentuale di foglie attaccate suddivise nelle seguenti classi:
0 = foglie senza sintomi
1= 0-10% dell'area fogliare attaccata
2= 10-25% dell'area fogliare attaccata
4= 25-50% dell'area fogliare attaccata
6= 50-100% dell'area fogliare attaccata
I risultati hanno fornito indicazioni interessanti.

Nonostante l'andamento stagionale estremamente siccitoso, quindi sfavorevole all'attacco del parassita, il testimone ha presentato un attacco di occhio di pavone sul 24% delle foglie.
Nella prima tesi CIFO, le due applicazioni fogliari effettuatea fine primavera hanno permesso di ridurre l'attacco del 64%, mentre nella seconda tesi CIFO, dove alle applicazioni di fine primavera è stata associata un'ulteriore applicazione verso la fine di settembre, la riduzione dell'attacco è stata del 90%.
Grazie all'azione sinergica di IONIFOSS e BLOK5, è stato possibile ridurre anche l'intensità di attacco del parassita e quindi l'entità del danno sulle foglie: mentre nel testimone l'8% delle foglie attaccate appartenevano alle due classi di danno più elevato (la 4 e la 6), questa percentuale è scesa al 4,5% nella prima tesi CIFO e allo 4,5% nella prima tesi CIFO e allo 0,5% nella tesi CIFO 2.
Inoltre, nel mese di marzo 2012, ovvero nell'anno successivo ai trattamenti, sono stati effettuati ulteriori controlli sullo stato sanitario delle piante: le piante trattate con i formulati CIFO presentavano un minore attacco di cercosporiosi (Pseudocercospora cladosporioides), malattia che sta causando problemi crescenti in varie zone olivicole. Il 51% delle foglie delle piante testimone risultavano colpite rispetto al 27% della tesi CIFO 1 e al 25% della tesi CIFO 2.
I risultati raggiunti ci spingono a proseguire in questa direzione, valutando l'opportunità di ulteriori sperimentazioni, soprattutto in vista delle prossime revisioni che riguarderanno i sistemi di lotta integrata (obbligatoria in sede CE dal gennaio 2014), per i quali si prevedono ulteirori limitazioni all'utilizzo di prodotti fitosanitari.
Per informazioni: CIFO Spa – Tel 0516655511 – Email: info@cifo.it; internet: www.cifo.it
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
La raccolta meccanica all'alba riduce i danni da ammaccatura nelle olive
Anticipare la raccolta meccanica alle prime ore del mattino, quando la temperatura ambientale è più bassa, riduce significativamente i danni esterni e interni del frutto. Le olive raccolte all'alba producono meno CO₂ ed etilene, presentano minore incidenza e severità delle ammaccature, area e volume del danno inferiori e un imbrunimento interno più contenuto
04 ottobre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Quanto guadagnano davvero i frantoi cooperativi? Il benchmarking e l'approccio industria 4.0
Le cooperative olearie affrontano una crescente volatilità dei costi e vincoli di competitività sempre più stringenti, mentre sono chiamate a rafforzare le performance di sostenibilità attraverso un uso più efficiente delle risorse
04 ottobre 2026 | 09:00
L'arca olearia
Ecco un nuovo metodo per individuare i danni da mosca dell’olivo da una goccia d'olio
Una sola goccia di olio e pochi minuti di analisi potrebbero essere sufficienti per quantificare il β-carotene e ottenere indicazioni sullo stato sanitario delle olive prima della molitura. Ecco un possibile strumento rapido per valutare anche l’impatto della mosca dell’olivo sulla qualità dell’extravergine
03 ottobre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Ecco la finestra critica che decide la resa in olio delle olive
Un deficit idrico controllato durante la sintesi lipidica può far risparmiare acqua senza compromettere la qualità commerciale dell'olio. La soglia da non superare è un potenziale idrico di -3,3 MPa. Il periodo di pioggia tra la fine dell'irrigazione e la raccolta può attenuare le differenze
02 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Ecco quanto può aumentare davvero la resa in frantoio con il giusto mix di enzimi
Incrementi della resa fino al 41% utilizzando pectinasi, cellulasi e emicellulasi durante la gramolazione. L’impiego di enzimi nella pasta di olive non è una pratica ammessa per ottenere e commercializzare olio vergine o extravergine di oliva nell’Ue
02 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Quanto dura davvero un olio extra vergine d'oliva? Dal mito alla realtà del termine minimo di conservazione
Seguito per 16 mesi il percorso di vita di sei oli extra vergini monovarietali italiani, filtrati e conservati in condizioni controllate. Ecco il fattore che mostra la correlazione più stretta con la durata commerciale e la conseguenza pratica per chi produce e confeziona olio
02 ottobre 2026 | 14:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati