L'arca olearia
La mosca è in agguato, attenti a non farsi trovare impreparati
Le elevate temperature limitano lo sviluppo di Bactrocera oleae ma è troppo presto per asserire che sarà una stagione a bassa densità di attacchi. Prevenire è meglio che curare
30 giugno 2012 | Alberto Grimelli
Questo primo scorcio d'estate è caratterizzato da tempo soleggiato, bassa umidità atmosferica e soprattutto elevate temperature, molto spesso superiori ai 35 °C nella maggior parte degli areali olivicoli. In queste condizioni la mosca delle olive fatica a sviluppare e quindi la popolazione risulta sotto controllo.
Non bisogna neanche dimenticare che questa torrida estate fa seguito a un inverno particolarmente rigido che dovrebbe aver ridotto la popolazione di Bactrocera oleae, sterminando le forme impupate nel terreno o nelle cortecce.
Si tratta di condizioni che fanno ritenere che la prima generazione, in luglio, non dovrebbe presentarsi negli oliveti ma, prudenzialmente, è bene ricordare che a temperatura ottimale, il ciclo biologico si può completare in poco meno di un mese. In laboratorio a 25 °C, lo sviluppo embrionale si completa in 2-4 giorni, quello larvale in 15-18 e lo sviluppo pupale in 10-12 giorni.
Un ritorno a temperature miti nei primi quindici giorni di luglio può quindi provocare un attacco proprio all'indurimento del nocciolo, senza considerare che il clima potrebbe riservarci qualche sorpresa e creare le condizioni ottimali per infestazioni anche in agosto.
E' bene non abbassare la guardia, quindi, e procedere comunque, a partire dalla metà di luglio a campionamenti sistematici per valutare l'eventuale livello di attacco.
Nella mosca la velocità di sviluppo risulta più o meno direttamente proporzionale alla temperatura, almeno per i valori compresi fra 8-10 e 30-32 °C.
Un costante monitoraggio è tanto più importante qualora si decidano di utilizzare metodi di lotta preventiva che necessitano di interventi tempestivi e ben programmati. Elemento comune di tutti questi metodi, che ora verranno descritti, è la necessità di effettuare il trattamento, o posizionare le trappole, ben prima che la popolazione di Bactrocera oleae raggiunga il suo picco e inizi un'attiva ovideposizione.
Beauveria bassiana
Si tratta di un fungo - Beauveria bassiana (Balsamo) Vuillemin, ceppo ATCC 74040 (Naturalis, Intrachem Bio) – che dovrebbe ridurre l'attrattavità delle olive nei confronti delle femmine ovideponenti. Recenti indagini inoltre sembrano testimoniare anche un effetto sui primi stadi di sviluppo larvale.
Trappole “attract and kill”
E' noto che l'ammoniaca esercita un'attrazione per le mosce. Ulteriore attrazione può essere esercitata attraverso il posizionamento di dispenser di feromoni. L'utilizzo di una trappola a cattura, con colla “Magnet-Oli AgriSense”, oppure impregnata di deltrametrina “Eco-Trap Vioryl”, può provocare un abbattimento sensibile della popolazione.
In funzione della densità di impianto i dispositivi possono essere impiegati in misura di 1 per pianta o di 1 ogni 2-3 piante, ma in ogni caso vanno applicati per tempo, almeno 10-15 giorni prima del picco di popolazione.
Spinosad
Questa tecnica è un'evoluzione dell'attract and kill. Consiste nell’applicazione sulla chioma delle piante dell’oliveto di piccole quantità del formulato Spintor-Fly (Dow AgroSciences), costituito da spinosad e una miscela attrattiva. Per il formulato è stato definito un dosaggio di circa 1,0-1,2 litri per ettaro, cui corrispondono 0,24- 0,28 grammi di spinosad. Anche per la relativa miscela acquosa il dosaggio è molto basso ed è pari a soli 5 l/ha. Mediante l’adozione di opportune apparecchiature, in grado di determinare sulla chioma delle piante spot del diametro di 30-40 cm, si possono trattare tutti gli alberi dell’oliveto o solo la metà, applicando circa 125-250 ml di miscela per pianta.
Il metodo, registrato anche per l’ olivicoltura biologica, prevede in questo contesto un massimo di cinque trattamenti per anno.
Rame
Recenti ricerche hanno permesso di verificare in prove di laboratorio e di semicampo come alcuni prodotti ad azione battericida, e in particolare il solfato e l’ossicloruro di rame siano in grado di
svolgere, da una parte, un’azione deterrente nei confronti delle femmine in fase di ovideposizione e, dall’altra, di interrompere la simbiosi batterica della mosca con Ca. Erwinia dacicola, portando indirettamente a morte le giovani larve. Questi risultati, confermati anche da sperimentazioni di campo condotte in Calabria sia su rame e che su propoli.
Caolino
L’irrorazione delle piante con sospensioni a base di caolino determina la formazione sulla chioma di un sottile strato di microparticelle che ostacola il riconoscimento del frutto, limitandone l’ovideposizione e il conseguente attacco. Buoni risultati sono stati ottenuti contro B. oleae con alcune nuove formulazioni di caolino in diverse regioni italiane, quando il periodo estivo-autunnale è decorso relativamente asciutto e non si sono verificate piogge dilavanti.
Il metodo, che conta unicamente sull’azione deterrente del film di argilla, deve essere realizzato con ripetuti trattamenti a partire dalla fase di avvio della prima generazione estiva.
Il dosaggio per essere efficace è particolarmente elevato, 2-3 Kg/ettolitro d'acqua.
L’eventuale presenza di residui di argilla sulle drupe non ha mai mostrato alcuna incidenza sulle caratteristiche qualitative dell’olio.
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Ivan JENKO
01 luglio 2012 ore 15:14Sicita, gelo ,vento, scarsa fioritura e impolinatione,adesso anche possibile mosca, probabile grandinata.
Cosi avremo una delle piu poveri staggione.