L'arca olearia
E' una “boiata” ma va approvato. Disco verde al piano di Ciolos per l'olio d'oliva
Le indiscrezioni della vigilia facevano presagire una vera rivoluzione, invece la montagna ha partorito il topolino. Nessuna misura urgente e un accordo al ribasso per soddisfare le singole esigenze nazionali
23 giugno 2012 | Alberto Grimelli
Chissà se il Commissario all'agricoltura dell'Ue, Dacian Ciolos, si è ispirato al Piano olivicolo nazionale italiano per formulare il suo. In effetti lo schema e lo stile lo ricordano molto da vicino.
Una lunga e dettagliata analisi dello status quo, dalla quale emerge che la Spagna è in cronica sovrapproduzione, l'Italia ha una filiera sfilacciata e poco produttiva, la Grecia è disorganizzata.
Si sa, come si sa che ci sta salvando solo la crescita dell'export che, però, negli ultimi tempi comincia a zoppicare. D'altronde, quest'anno, ci sono da vendere 2,4 milioni di tonnellate, al netto delle scorte.
Il settore olio d'oliva è malato, ha febbre altissima, serviva una cura shock, e invece ci dobbiamo sorbire un'aspirina. Male non fa, d'accordo, ma ci si aspettava oggettivamente qualcosa in più.
Le premesse, le indiscrezioni della vigilia facevano ben sperare.
Le misure che sono rimaste nei cassetti della Commissione europea avrebbero sicuramente fatto rumore e scosso il comparto. Si parlava infatti di istituire, similmente a quanto accade per il comparto vitivinicolo, un aiuto all'espianto degli oliveti, per ridurre la produzione e bilanciare domanda e offerta. Si vociferava anche di una revisione delle attuali categorie merceologiche, considerate ormai obsolete e non in grado di tutelare a sufficienza il consumatore.
Un progetto troppo ambizioso e ardito, tanto che Dacian Ciolos ha fatto un'immediata retromarcia non appena sentiti i mugugni dei paesi produttori, Spagna e Italia in testa.
E allora meglio evitare rivoluzioni e introdurre delle semplici riforme. Non subito, però, con calma, nei prossimi mesi, o anni.
La prima ad andare in porto potrebbe essere una revisione dell'istituto dell'ammasso privato. La Spagna non vi ha rinunciato e difficilmente potrà venire cancellato, anzi potrebbe diventare automatica la correzione del valore soglia, oggi fermo al 1998, a cui scatta l'entrata in vigore della misura.
Anche l'Italia ha puntato i piedi, ottenendo un rafforzamento degli strumenti di controllo e un inasprimento delle sanzioni, compresa una maggiore visibilità delle informazioni di legge sulle etichette (programma di rapida attuazione) mentre per una ridefinizione degli standard commerciali, con l'eventuale introduzione di nuovi parametri, o la riduzione dei valori di quelli esistenti (stigmastadieni, alchil esteri, determinazione di digliceridi e trigliceridi) occorrerà più tempo anche perchè sarà necessario aprire una trattativa in sede Coi.
La Spagna ha ottenuto più soldi per le organizzazioni dei produttori, attraverso il rafforzamento delle misure del primo e secondo pilastro della prossima Pac. L'obiettivo è aggregare l'offerta per essere più competitivi sul mercato.
L'Italia ha ottenuto più finanziamenti per la promozione con la possibilità di affiancare il paese produttore all'immagine dell'Ue durante le campagne finanziate con fondi di Bruxelles. Anche in questo caso si tratta di contributi che verranno attivati, semmai lo saranno, con la nuova Pac.
Tutti d'accordo, invece, sulla possibilità di istituire, nei prossimi piani di sviluppo rurale, sottoprogrammi oleicoli che contribuiscano alla realizzazione delle priorità strutturali oltre agli obiettivi agroambientali, unitamente ad investimenti per la trasformazione, la commercializzazione e lo sviluppo dei prodotti agricoli. Ovviamente se ne riparla nel 2014.
Tutto deciso quindi? Neanche per sogno. I ministri agricoli dei paesi produttori hanno dato il loro assenso di massima ma le vere trattative cominciano ora.
Il piano è nelle mani dei singoli governi nazionali e già Dacian Ciolos viene tirato per la giacchetta dal Ministro Catania che ha avuto modo di riparlare, in privato, col Commissario delle misure per il rilancio dell'olio d'oliva giovedì scorso, a Lecce.
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23 giugno 2012 ore 10:00Giovanni
Perché gli aiuti vanno sempre alla Spagna,che, una volta abbiamo pagato multe salate la loro super produzione?
Mistero???
L'oro hanno l'iva più bassa,la benzina costa meno,i ministri sono stipendiati meno dei nostri le tasse molto più basse delle nostre,ma gli aiuti vanno sempre a loro.sono più bravi di noi?
Michele Cannoletta
23 giugno 2012 ore 14:50certo che se avessero approvato la misura per gli espianti...non voglio immaginare che sarebbe successo qui in Puglia