L'arca olearia

Fioritura, allegagione e cascola: i fattori agronomici e genetici che possono influenzare il risultato produttivo

E' importante conoscere il comportamento delle proprie varietà in campo per prendere tutti gli accorgimenti e le cure necessarie ad ottimizzare la produttività, in ragione delle potenzialità delle singole cultivar

05 maggio 2012 | Alberto Grimelli

In tempi di crisi, tanto più con condizioni climatiche che possono influenzare pesantemente la produttività nel corso degli anni, cercare di ottimizzare e massimizzare il carico dei frutti.

Ovviamente è prioritario mettere in condizioni l'olivo, dal punto di vista nutrizionale, idrico e sanitario, di produrre il massimo carico di fiori. E' già noto, in base a lavori degli anni 1970 e 1980, che vi è una correlazione negativa tra il carico dei frutti e la differenziazione a fiori. In altre parole, un elevato carico di frutti induce a differenziare un minor numero di gemme a fiore per l'anno successivo. E' uno dei fattori che spiegano l'alternanza di produzione tipica dell'olivo.

E' altresì noto, sempre sulla base di studi scientifici degli anni 1970 e 1980, che la defogliazione dell'olivo e l'ombreggiamento hanno un effetto deprimente sulla differenziazione. Un dato importante, e da considerare, negli areali dove le gelate e le nevicate di quest'inverno non hanno procurato danni strutturali ma comunque potrebbero aver in parte compromesso la produttività dell'annata.

Nonostante siano quindi molteplici, diverse ed ampie le indagini che approfondiscono il tema della fioritura dell'olivo non vi è molto in bibliografia che si focalizzi sulle possibile correlazioni esistenti fra fioritura, allegagione e cascola.

Vi sono esperienze, spesso più empiriche che scientifiche, che testimoniano dell'influenza posibita di qualche macroelemento (azoto) e microelemento (boro), da distribuire mediante appropriati trattamenti fogliari. Oggi l'attenzione sta concentrandosi su concimi a base di alghe ed amminoacidi ma la realtà è che ancora non si comprendono a fondo i meccanismi che regolano la biologia fiorale e la fruttificazione.

E' quindi utile una ricerca condotta dal Cra Oli di Rende che ha studiato il comportamento di diverse varietà di olivo, distinguendo per classi di produttività dell'anno passato, e cercando di correlare tre momenti fiosiologici: fioritura, allegagione e cascola.

I risultati sono interessanti e dimostrano quale influenza abbia la singola varietà nell'espressione di determinati caratteri.

Innanzitutto alcune cultivar, come ogliarola salentina e ogliarola messinese, mostrano percentuali di differenziazioni a fiore non significativamente diverse fra piante cariche e piante scariche. Altre varietà mostrano dati invece assai diversi. Esemplificativo il comportamento della Tondina: su piante scariche la percentuale di differenziazione è arrivata all'83%, contro lo 0,36% di quelle cariche. Senza arrivare a questi casi estremi, tra le cultivar più sensibili al carico di frutti nella successiva differenziazione a fiore spiccano la Bella di Cerignola, la Coratina, la Giarraffa, la Leccio del Corno.

Interessante anche notare come, per alcune varietà, vi sia una sensibile differenza (ovvero statisticamente significativa) nella differenziazione a fiore tra le porzioni della chioma. Per Coratina, Leccio del Corno e Rosciola la differenziazione è infatti superiore nella parte bassa della chioma, al contrario di quanto avviene per Koroneiki e Ogliarola salentina.

Al pari è significativa l'esistenza, dimostrata dai ricercatori, di una correlazione negativa tra differenziazione e allegagione. Ovvero maggiore è la differenziazione e più bassa sarà l'allegagione. Un dato da approfondire perchè suggerirebbe l'esistenza di meccanismi di autoregolazione della produttività in ragione delle potenzialità delle singole cultivar. Ancora una volta tra le varietà più sensibili vi sono la Leccio del Corno, la Coratina e la Giarraffa che manifestano una differenza nella percentuale di allegagione del doppio o più tra le tesi scariche e cariche. Viceversa Ascolana tenera e Koroneiki appaiono meno sensibili a questo fenomeno.

L'Ascolana, tuttavia, parrebbe regolare la produttività in altro modo, ovvero attraverso la cascola. Infatti presenta, insieme con la Giarraffa e l'Ogliarola messinese, la percentuale di cascola fiosiologica estiva più elevata (superiori al 70%). Ogliarola salentina, Tondina, Leccio del CornoKoroneiki e Bosana, viceversa, paiono varietà che regolano solo parzialmente il carico dei frutti attraverso la cascola, avendo percentuali di caduta fisiologica dei frutti inferiori al 30%.

Nel complesso, da tali dati, possiamo ricavare utili informazioni riguardo sia alla tipologia di intervento da adottare sia al momento ideale per intervenire in ragione delle cultivar presenti nel nostro oliveto.

Coratina, Leccio del Corno e Rosciola avranno bisogno di una potatura che favorisca una buona illuminazione della parte bassa della chioma ad esempio.

Per Ascolana e Ogliarola messinese, il momento più indicato per intervenire con irrigazione e concimazioni di supporto, potrebbe non essere la fioritura ma post allegagione.

Bibliografia

Lombardo et al, Osservazioni sulla biologia fiorale e di fruttificazione nell'olivo, Atti I Convegno nazionale dell'olivo e dell'olio, Acta Italus Hortus, numero 1, anno 2011

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Alberto Grimelli

13 maggio 2012 ore 09:29

Gent. Gen. La Notte,
la ringrazio per l'apprezzamento. Non pretendo che i lettori condividano sempre e completamente il mio pensiero. Sarebbe arrogante e presuntuoso, oltre al fatto che se tutti la pensassero allo stesso modo, questo mondo diventerebbe molto noioso.
La sua esperienza pluriennale sarà certamente utile al sottoscritto e ai nostri lettori, se mi autorizzerà a condividerla con loro.
Le inoltro quindi volentieri i miei recapiti, augurandole buona fioritura
Cordiali saluti
Alberto Grimelli