L'arca olearia
Potare l'olivo a giugno è così sbagliato?
La riscoperta della tradizione porta con sé dei benefici ma non sempre le pratiche antiche rappresentano la soluzione più adeguata per avere la migliore risposta vegeto-produttiva dall'olivo. La potatura dell'olivo deve comprendere un mix di tradizione e innovazione
10 dicembre 2011 | Alberto Grimelli
Contestualmente alla chiusura della campagna olearia, che nel centro nord Italia è stata particolarmente breve a causa della scarsità di olive, non è inusuale imbattersi in oliveti potati oppure con potatura in corso.
Le giornate temperate di questo periodo spingono gli olivicoltori ad avvantaggiarsi rispetto a tale pratica così da avere meno lavoro durante la primavera.
Quali i rischi connessi a eseguire tale pratica con così tanto anticipo?
Ovviamente si espone maggiormente la pianta a danni da freddo. Infatti, proprio a causa delle temperature così elevate, l'olivo è ancora parzialmente “in succhio” ovvero non ha cessato completamente l'attività vegetativa, mettendosi a riposo. Tale condizione, di mancato acclimatamento all'inverno, è, di per sé, fattore di maggiore suscettibilità alle temperature rigide ma tanto più se sulla pianta vi sono ferite da potatura.
Inoltre, come rilevato da una ricerca dell'Università politecnica delle Marche e dall'Assam, un potatura pesante anticipata può provocare una forte riduzione del carico di frutti per pianta stimolando l'emissione di succhioni sulle branche primarie e richiedendo quindi interventi decisi nel successivo anno, se non la necessità di un intervento di potatura verde (ovvero in estate).
Molto interessante un altro risultato della ricerca, ovvero che, in caso di potatura minima, la potatura può essere anche eseguita a giugno senza che l'allegagione e il carico di frutti ne risentano. La necessità di operare la potatura prima del risveglio vegetativo della pianta, dunque, rientra tra quelle pratiche tradizionali che possiamo considerare superate se si interviene correttamente sulla pianta. In particolare occorre evitare che, a giugno (così anche a maggio inoltrato), la vista dei fiori possa condizionare i tagli, operando così non in maniera razionale ma in funzione del massimo raccolto nell'anno. E' quindi sempre utile ricordare che l'olivo produce sui rami di un anno di età e che è necessario, con la potatura, fare spazio all'interno della chioma per la nascita di nuovi germogli e rametti che diventeranno produttivi l'anno seguente.
Se la potatura a giugno, almeno nell'Italia centrale, dove è stata effettuata la ricerca biennale, rompe gli schemi tradizionali, torna in auge una vecchia pratica del passato, ovvero la piegatura dei rami.
La sperimentazione è stata condotta su un oliveto superintensivo in Umbria dall'Università di Perugia. La piegatura consisteva nell'inclinazione e piegatura dei rami verso l'interno del filare, usando come sostegno i fili della struttura. Tale pratica, prima di tutto, riduceva sensibilmente le asportazioni di materiale vegetale (0,6 Kg/pianta contro 1,8 Kg/pianta nel caso di potatura tradizionale) con la conseguenza di avere anche un maggior carico di frutti (4,7 Kg/pianta contro i 4,2 Kg/pianta). I risultati hanno permesso di asserire ai ricercatori che la piegatura permette un migliore controllo vegetativo e un aumento della produttività grazie al raggiungimento e/o al mantenimento di un maggiore equilibrio vegeto-produttivo.
Se nell'oliveto superintensivo i fili possono essere un aiuto, senza ricorrere alle pratiche del passato che prevedevano di appendere un peso ai rami con un portamento assurgente, è possibile anche solo, per rami giovani e poco lignificati, effettuate una “stiratura” dei tessuti, consistente in più piegature (2-3) effettuate manualmente e progressivamente più decise fino quasi al punto di rottura. In questo modo il ramo perderà vigore e quindi tenderà a perdere anche l'assurgenza. Tale pratica, che richiede un minimo di perizia, è assai poco costosa e molto veloce e particolarmente indicata nei giovani oliveti laddove è importante mantenere un buon rigoglio vegetativo per favorire l'uscita dal periodo di giovanilità.
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