L'arca olearia

Amaro, piccante e fruttato. La percezione sta in queste molecole

L'esame organolettico per la classificazione commerciale potrebbe essere sostituito dall'analisi chimica? Manca un solo passo, la correlazione con l'intensità dei flavour

22 ottobre 2011 | Alberto Grimelli

Sulla scheda Coi per la classificazione commerciale degli oli d'oliva troviamo ben pochi parametri:

i difetti;

il fruttato;

l'amaro;

il piccante.

Grazie a diverse ricerche che si sono susseguite nel corso degli ultimi anni i composti, spesso più d'uno, che danno origine all'aroma, positivo o negativo che sia, sono stati classificati.

Sappiamo, ad esempio, che il difetto di muffa è strettamente correlato con l'ottene1, con l'isopentanolo, con l'alfa-copaene.

Il difetto di avvinato è correlato con l'etile acetato.

Il difetto di morchia è correlato con l'1 propanolo, l'etile pentanoato, il metile butirrato e l'etile proprionato.

Il difetto di rancido con il butile butirrato, l'1 pentanolo e il butanale.

Il difetto di riscaldo è associato al butile acetato, al 2 butanolo e all'etile butirrato.

Per quanto riguarda il fruttato le molecole che lo originano sono diverse, come il 1-penten-3-one, il 2,4-esadienale, l'1-penten-3-olio.

L'amaro è attribuibile alle seguenti sostanze fenoliche: aglicone decarbossimetiloleuropeina forma dialdeidica, aglicone oleuropeina forma aldeidica e idrossilica, oleuropeina, tirosilacetato.

Il piccante è correlato con l'aglicone decarbossimetilligstroside forma dialdeidica.

Naturalmente i lavori scientifici che hanno portato a queste identificazioni possono essere affinati e si possono anche individuare marker migliori e con coefficienti di correlazione più elevati di quelli attuali.

Nonostante i perfezionamenti tecnico scientifici che il futuro ci può regalare, tali marker rappresentano già buoni indici e sono stati già validati con un confronto in parallelo con panel esperti.

Cosa dunque manca affinché il pnale, ai fini della classificazione commerciale, possa essere sostituito da un'esame analitico con Hplc?

Non è sicuramente il costo né la ripetibilità e affidabilità dello strumento chimico analitico.

I problemi da affrontare sono però due e strettamente correlati.

Delle singole molecole che danno origine al difetto abbiamo le soglie di percezione, ovvero il limite quantitativo che porta a rilevare il difetto (o il pregio) da parte di assaggiatori preparati e qualificati.

In una matrice complessa come l'extra vergine, come lo sono tutti gli alimenti, un singolo marker può essere insufficiente a garantire una buona sensibilità. Infatti l'interazione e la contemporanea presenza di più molecole legate a una sensazione può portare alla rilevazione organolettica anche senza che uno di essi abbia necessariamente passato il valore soglia.

In secondo luogo, oggi, la classificazione commerciale è basata sulla rilevazione organolettica del difetto. E' tuttavia noto che alcune caratteristiche dell'olio, come un fruttato molto intenso, possono mascherare la presenza all'assaggiatore di un difetto lieve. E' corretto bocciare un olio in cui, in base a un modello matematico, il difetto avrebbe dovuto essere rilevato dal panel ma non lo è stato perché i sensi degli assaggiatori sono stati “ingannati” da altre sensazioni? In altre parole, il difetto è tale perché è avvertibile e avvertito o solo perché presente?

Se il primo dubbio relativo all'applicabilità dell'utilizzo del metodo analitico può essere approfondito e probabilmente risolto da ulteriori indagini scientifiche, il secondo è una considerazione culturale su cui occorre una più approfondita discussione.

Gli assaggiatori, tuttavia, non devono temere troppo l'avvento di simili sistemi perché possono sgravarli da un compito routinario come la classificazione commerciale aprendo però al contempo altre strade, come una descrizione organolettica più completa ed emozionale, qualcosa che qualsiasi macchina o analisi non è in grado di replicare.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Lavoro, salute e clima di chi lavora in olivicoltura

La siccità, il caldo estremo e una prevenzione che non arriva a tutti: una ricerca sull’olivicoltura di Jaén fotografa una condizione lavorativa a rischio psicosociale medio. Un quadro che interroga da vicino anche il Mediterraneo e l’Italia

11 luglio 2026 | 11:00

L'arca olearia

Intelligenza artificiale e satelliti per prevedere il raccolto dell'olivo

Uno studio dell’Università Politecnica di Madrid combina immagini satellitari, dati climatici e caratteristiche del suolo per stimare in anticipo la produzione di olive e olio, offrendo un nuovo strumento a supporto di agricoltori e cooperative

11 luglio 2026 | 10:00

L'arca olearia

Ecco come le alte temperature minacciano l'olivo, la qualità e quantità dell'olio

Temperature in aumento, qualità in calo. Quando le temperature superano stabilmente i 25°C durante la fase in cui l'olio si accumula, il peso secco delle olive diminuisce, la fase di crescita si accorcia e il tasso di crescita giornaliero cala. Ecco cosa possono fare gli olivicoltori per difendere le proprie produzioni

10 luglio 2026 | 16:00

L'arca olearia

Zeolite naturale contro la mosca delle olive: una barriera fisica per una difesa sostenibile

La crescente riduzione dei principi attivi chimici disponibili e lo sviluppo di resistenze rendono urgente la ricerca di soluzioni alternative contro la mosca delle olive. L'efficacia della zeolite è paragonabile a quella di un insetticida piretroide di riferimento, offrendo spunti concreti per una gestione eco-compatibile dell'oliveto

10 luglio 2026 | 15:00

L'arca olearia

Olivi e stress idrico: gestire il suolo e l'inerbimento per salvare qualità e produzione

La ricerca spagnola dimostra che la gestione del cotico erboso negli oliveti può fare la differenza. I dati parlano chiaro: le lavorazioni tradizionali aggravano gli effetti della carenza idrica, mentre la copertura vegetale spontanea, se ben gestita, protegge il suolo e migliora la produzione

10 luglio 2026 | 14:00

L'arca olearia

L'equilibrio tra risparmio idrico e produttività in un oliveto superintensivo

Uno studio su giovani piante di Arbosana ha valutato diverse strategie di irrigazione deficitaria, evidenziando come un deficit continuo moderato al 70% dell'evapotraspirazione possa rappresentare il giusto compromesso tra risparmio idrico e produttività sostenibile nel tempo

10 luglio 2026 | 13:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati
new