L'arca olearia

La Puglia dell’olio fa sentire la propria voce

Occorre superare il grosso limite dovuto a una scarsa conoscenza di pregi e difetti degli oli. La figura del frantoiano può essere determinante in tale compito educativo, ma non puà essere ostacolato. Lo sostiene il presidente di Afp, che invita il governo regionale a una omogeneità degli adempimenti e a rivedere le tassazioni inique

03 settembre 2011 | Stefano Caroli

L’associazione dei Frantoiani di Puglia è nata nel 2010 con lo scopo di tutelare e valorizzare un patrimonio di inestimabile valore di una regione che detiene il primato in Italia. La Puglia produce infatti circa il 35% della produzione nazionale, ed è tra l’altro la regione in cui si produce l’extra vergine di alta qualità a costi più bassi, ma è anche, occorre riconoscerlo, la regione i cui cittadini hanno una cultura medio-bassa, non essendo così in grado di riconoscere, purtroppo, pregi e difetti di un olio.

Al riguardo, occorre ammettere che anche noi abbiamo le nostre responsabilità, visto che dedichiamo fin troppo tempo alla burocrazia, al disbrigo delle carte per certificare e tracciare la produzione, e troppo poco tempo, nel contempo, lo riserviamo nell’educare il consumatore per far sì che impari a riconoscere la vera bontà del prodotto, con i suoi risvolti salutistici.

Il frantoiano, che è poi il vero produttore di olio extra vergine di oliva di alta qualità, insieme con l’olivicoltore, rappresentano un valore da prendere in seria considerazione. Si tratta di due figure cardine per un territorio come la Puglia, un territorio che tutti ci invidiano e che è un patrimonio da tutelare e salvaguardare a qualsiasi costo.

Per questo, noi come Afp, Associazione Frantoiani di Puglia, abbiamo presentato una proposta di legge sull’impresa artigiana olearia, proprosta con cui vogliamo a tutti i costi uscire dal torpore e dallo stato di confusione totale in cui stiamo vivendo questi ultimi anni.

Nel convegno che abbiamo organizzato a Monopoli il 22 maggio scorso è stato richiesto da noi, come Afp, che un ente terzo (magari anche l’università) possa quantificare il conto minimo di un litro di olio extra vergine di oliva prodotto in Italia, tenendo conto dei costi sostenuti dal produttore di olive e dei costi per la trasformazione in olio, in quanto ciò ci permetterebbe di inviatre intorno a un tavolo l’industria di confezionamento (interessata alla difesa e alla valorizzazione del vero prodotto italiano) per definire alcune linee guida di partenza e nello stesso tempo per fare educazione e comunicazione al consumatore finale.

Abbiamo richiesto alla Regione Puglia di rivedere la tassa Asl (la nota Legge 194) affinché venga sospesa o addirittura annullata, ma abbiamo anche sollecitato affinché i vari adempimenti regionali ai quali i frantoi devono attenersi siano interpretati in modo omogeneo, per non aggravare ulteriormente un settore sempre più in crisi. Inoltre, abbiamo fatto delle convenzioni con fornitori di servizi dove i nostri associati ricevono condizioni particolari e desidero ricordare che per qualsiasi specifica problematica l’associazione è a disposizione.

Poi, come ben si sa, quando cisi muove insieme diventa tutto più facile. La voce corale di un’associazione riveste indubbiamente un peso più importante rispetto a una voce e, unica, soprattutto in un mondo globalizzato, se non si fa “rete” e “sistema”, sicuramente saremo perdenti.

L’Afp ha sede a Monopoli, una posizione centrale della regione, e si è sempre reperibili. Per tre giorni alla settimana, inoltre, il nostro segretario Vittorio Capitaneo segue il monitoraggio per conto di Aifo, ed è disponibile a fornire qualsiasi informazione di competenza, e in ogni caso è possibile trasmettere richieste specifiche al referente nazionale Stefano Pasquazi. Mentre la nostra squadra pugliese è composta da due rappresentanti per ogni provincia. In quella di Bari abbiamo Pino Biasi, consigliere dell’Afp, e Andrea Cantore come consigliere; nella Bat abbiamo Elia Pellegrino, quale vicepresidente; nella provincia di Foggia abbiamo Pino Grifa e Dino Angeloro come consiglieri; sono invece Giovanni Lodedo e Cosimo Memmola i consiglieri della provincia di Brindisi; Ciro d’Erchie e il sottoscritto, presidente di Afp, per la provincia di Taranto; e, infine, nel Leccese, vi sono Giovanni Melcarne e Francesco Caricato come consiglieri.

Intanto, mi preme mettere in evidenza, come ho opportunamente fatto al convegno che si è svolto in luglio a Leverano, presso la Casa dell’Olivo, alcune delle azioni che l’Aifo nazionale ha svolto. Per esempio lo slittamento dell’entrata in vigore del Registro Telematico di 14 mesi; le procedure semplificate per la compilazione del registro cartaceo con la creazione di specifici codici operazione per la lavorazione conto terzi; la tempistica della trasmissione dei dati portata dagli uno-tre giorni previsti dal Decreto ai 6 giorni attuali; l’istituzione di un servizio di assistenza ai soci per l'applicazione del Decreto, un’azione di dialogo costante con Agea e Icqrf per risolvere le criticità che si manifestano in corso d'opera; la selezione di quattro società di software che con un costo che va da un minimo di 490 ad un massimo 1200 euro forniscono programmi adatti alla trasmissione dei dati al Sian. Il frantoio può così scegliere il software più adeguato alle proprie esigenze, senza alcun vantaggio economico per Aifo.

Inoltre, va precisato che abbiamo ottenuto che per al primo controllo, in caso di errore formale, venga fatta una diffida senza sanzione; come pure abbiamo ottenuto che la password di accesso al portale Sian possa essere direttamente modificata dal frantoiano per la massima tutela dei dati sensibili delle singole aziende; ma abbiamo richiamato anche l'attenzione degli organi preposti sui nuovi oneri che gravano sulle nostre imprese per la corretta applicazione della nuova normativa, con l’obiettivo che tale impegno venga remunerato; e abbiamo sottolineato il rischio rappresentato dall’esonero della tenuta dei registri telematici da parte dei frantoi aziendali, canale attraverso il quale entrerà sul mercato una notevole quantità di olio di “carta” con le prevedibili negative conseguenze per il nostro mercato.

 

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