Bio e Natura

Tensione a livello internazionale per i prezzi dei fertilizzanti

Semine record di cereali e quotazioni in ascesa per tutti i concimi, la cui disponibilità è stata modesta: importiamo troppo

28 giugno 2008 | R. T.

L’Italia importa più della metà dei fertilizzanti necessari, così come la maggior parte delle sementi e delle altre materie prime.

E’ necessario partire da questi dati di fatto prima di ogni altra considerazione sulle dinamiche di mercato di questi ultimi mesi e sulle ipotesi di scenari a breve o medio termine.

Essendo importatori netti dei fattori di produzione siamo maggiormente soggetti non solo alla volatilità dei prezzi ma anche, cosa che non si verificava da molti anni, anche a una scarsa disponibilità di taluni concimi, in particolare a base d’azoto.

A livello mondiale il 48% dei fertilizzanti viene consumato in India (13%), Cina (30%) e Sud est asiatico (5%).
L’Europa ed il nostro Paese in particolare si sono trovati quindi in difficoltà ad ottenere il prodotto da distribuire a livello domestico.
Sul fronte della domanda, trattandosi di mezzi tecnici il cui impiego è sostanzialmente costante, anche in presenza di una quotazione elevata, difficilmente si nota un calo significativo.

Gli agricoltori, quindi, si sono trovati presi tra due fuochi. Da una parte le quotazioni elevate dei cereali e delle principali commodities agricole hanno stimolato le semine, d’altra parte, però, la scarsa disponibilità di concimi e il loro costo elevato ha fatto sorgere qualche preoccupazione, rendendo necessario qualche conto economico sul costo opportunità di utilizzare formule di concimazione sperimentate negli anni precedenti.

“Se nel 2007 i fertilizzanti hanno vissuto questa tensione dei prezzi a livello internazionale - commenta Narciso Salvo di Pietraganzili, presidente di Assofertilizzanti/Federchimica – ciò è dovuto al fatto che il mercato è caratterizzato da un’offerta poco elastica e sconta l’impossibilità da parte della produzione, di rispondere in tempi brevi alle accresciute richieste. L’aumento dei prezzi e la crisi dei mercati finanziari - prosegue Salvo - hanno messo in difficoltà gli operatori che si sono trovati ad esporsi molto più pesantemente per acquistare le materie prime necessarie alle produzioni o importare prodotti finiti."

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