Bio e Natura

Contro la fragilità del territorio rivalutare i castagni

Contro la fragilità del territorio rivalutare i castagni

La ricetta presentata dall’Accademia Nazionale di Agricoltura: avvio immediato di una nuova azione di bonifica nazionale e rivalutazione della castanicoltura, abbandonata in molte zone, come azione di tutela e sviluppo delle aree montane

01 ottobre 2025 | 13:00 | C. S.

L’Italia, tra i Paesi della Comunità Europea, è quella che presenta una più elevata biodiversità ambientale sia per le diversificate condizioni climatiche e geomorfologiche sia per interventi dell’uomo dettati da accorte norme legislative. Nel secolo scorso fondamentali leggi, come la n.326 del 1923 e la n.215 del 1933, dedicate al riordinamento e riforma dei terreni montani e alla bonifica integrale, hanno permesso un progressivo incremento della copertura boschiva passata dai 4,6 agli 11 milioni di ettari attuali rendendo produttivi, al contempo, migliaia di ettari di terre paludose e malsane per l’endemia malarica. Le sistemazioni idrauliche-forestali iniziate un secolo fa, e realizzate nel tempo, si mostrano però ora fragili a causa della lenta ma inevitabile variazione climatica che sta interessando il pianeta. Questo impone azioni di adattamento con il prioritario impegno di salvaguardare le risorse primarie e di migliorare la qualità ambientale.

Il coinvolgimento di ricercatori, tecnici, amministratori ed imprenditori, che hanno partecipato al convegno “Conservazione della Biodiversità forestale e del castagno”, svoltosi a Imola dal 23 al 25 settembre presso la sede della Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola, organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura e dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, del Ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, della Regione Emilia-Romagna e del  Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri ha permesso di  fare il punto sullo stato di fatto delle politiche nazionali e locali.

Bonifica integrale e rivalutazione della castanicoltura: le proposte dell’Accademia

L’Accademia Nazionale di Agricoltura, come evidenziato dal confronto unanime dei rappresentanti di Centri Nazionali per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale, Enti Parchi e Consorzi di Bonifica, ha sollevato due proposte che ritiene chiave per approntare un nuovo modo di tutelare i territori dal dissesto idrogeologico: ripartire da una reale bonifica integrale e favorire lo sviluppo della castanicoltura su tutto il territorio nazionale. 

Per il primo punto è ormai necessario comprendere che viviamo in un ambiente in cui tutto si collega, sebbene i problemi di ogni zona siano diversi, e che per prevenire frane ed esondazioni serve un lavoro sinergico e globale, che parta dalla tutela della montagna e controllo della piantumazione di specie adatte, passi dalla sistemazione di argini e pulitura dei fiumi, arrivi a un maggiore controllo del consumo di suolo, fino alla cura dei terreni agricoli produttivi. L’ecosistema naturale è complesso e il necessario equilibrio tra natura e antropizzazione umana, sempre più difficile in Italia, può ancora essere equilibrato ma necessita di una reale sistemazione forestale, idraulica e agronomica nazionale. La rivalutazione della castanicoltura, invece, riporterebbe in auge una pianta tipica delle zone collinari e montane che possiede numerose qualità: produce frutti con proprietà alimentari importanti sia da fresco che come farina, gli scarti (ricci, rami, foglie) hanno principi attivi utili dal punto di vista cosmetico e farmacologico e le caratteristiche del suo legno sono note a livello economico. Oggi l’importazione di prodotto fresco dall’estero rappresenta buona parte del mercato italiano, nonostante l’Italia sia stata tra i maggiori produttori al mondo, perciò recuperare i numerosi castagneti abbandonati in tutto l’arco appenninico da Nord a Sud unirebbe, al contempo, il controllo di numerose zone montane abbandonate a rischio frane con la ripresa di una produzione agroalimentare autoctona, portando benefici sia all’ambiente che lavoro e nuove risorse in montagna.

Il Centro Nazionale per lo Studio della Biodiversità: esempio da seguire

“Da anni, come Accademia, ci stiamo impegnando per fare da collettore tra le varie istituzioni al fine di portare benefici al territorio montano. Oggi – ha esordito il Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura -, grazie all’azione congiunta con Fondazione Carisbo e Carabinieri Forestali Emilia-Romagna, siamo riusciti a far nascere il “Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale”, presso il Castagneto Didattico Sperimentale di Granaglione sull’Appennino bolognese. Un luogo dove si fanno numerose attività come monitorare gli alberi con la tecnologia TreeTalker, che studia lo stato di salute della pianta mediante sensori miniaturizzati, raccogliere dati ambientali relativi al sistema pianta-suolo grazie alla presenza di una centralina meteo, attività vivaistica, produzione di miele e farina di castagno, nonché attività didattiche per le scuole primarie. Il Centro è uno dei sei riconosciuti a livello nazionale e può essere un esempio virtuoso di come, tutela ambientale e sviluppo produttivo della montagna, possono coesistere per salvaguardare il territorio e aiutare a farlo vivere delle sue risorse. Siamo certi che una buona cura dei territori montani e collinari sia la ricetta per salvare la pianura quando, ormai sempre con più frequenza, dovremo far fronte a eventi climatici estremi che colpiscono, per primi, i territori abbandonati e dove non è più presente la mano dell’uomo.”

Viviamo in ambiente gestito: serve equilibrio conservando specie e habitat umano          
“C'è una verità, che ai più sfugge, ma alla quale i Consorzi di bonifica ed irrigazione concorrono in maniera determinante: viviamo in un ambiente gestito. Per quanto ci compete, vi concorriamo con circa 900 centrali idrovore, la cui azione evita che il 30% dei territori di pianura, sottesi al livello del mare, tornino ad essere acquitrini e con oltre 230.000 chilometri di corsi d'acqua, deputati a sgrondare le acque di pioggia da campagne e centri abitati. A corollario di queste attività siamo custodi di biodiversità attraverso la tutela degli ecosistemi e la piantumazione di essenze autoctone. L'attuale abbandono delle aree interne – ha detto Daniele Vincenzi, Presidente di ANBI - ad iniziare da quelle alte, non significa rinaturalizzare i territori, ma aumentarne le criticità, da quelle idrogeologiche alla conservazione delle specie, pregiudicate dalla scomparsa di habitat costruiti con sapienza rurale e dall'avanzare di specie aliene, conseguenza della crisi climatica. E' necessario creare le condizioni per recuperare la cultura del territorio, utilizzandone le risorse, senza abusarne e ridando significato ad un concetto quasi desueto: l'equilibrio.”

Garantire al territorio stabilità, bellezza e opportunità di lavoro

“Si tratta di temi centrali per il futuro del nostro territorio, perché toccano non solo la qualità dell’ambiente in cui viviamo, ma anche la sicurezza idrogeologica, la resilienza al cambiamento climatico e lo sviluppo delle aree interne. La Regione ha scelto da tempo di investire in politiche concrete di tutela e valorizzazione delle risorse naturali. Il sistema regionale dei parchi e della rete Natura 2000 – ha proseguito Fabrizio Castellari, Consigliere Regione Emilia-Romagna - garantisce la salvaguardia degli habitat e il monitoraggio delle foreste, sostenendo al contempo la pianificazione e la gestione sostenibile. Un passo importante è stato compiuto con il progetto “Mettiamo radici per il futuro”, che ha già portato alla messa a dimora di oltre tre milioni di alberi e che riprenderà il prossimo ottobre con la distribuzione gratuita di nuove piante, così da arrivare all’obiettivo di un albero per ogni abitante. Accanto alle nuove piantumazioni, un ruolo fondamentale è svolto dalla castanicoltura, che in Emilia-Romagna interessa più di 40.000 ettari. I castagneti non sono soltanto risorse agricole, ma veri presìdi ambientali e paesaggistici. Per questo la Regione ha istituito un Tavolo tecnico che sostiene il recupero dei castagneti abbandonati, la difesa fitosanitaria e l’innovazione, con l’intento di rafforzare un comparto capace di unire tradizione ed economia locale. Il nostro impegno è dunque chiaro: le foreste e i castagneti non devono essere considerate realtà statiche, ma sistemi vivi che richiedono cura costante e gestione sostenibile.”

Custodia e salvaguardia del territorio azione fondamentale

“Il Comando Unità Forestali Ambientali e Agroforestali dell’Arma dei Carabinieri (CUFAA) è da sempre al fianco di Accademia Nazionale di Agricoltura e Università di Bologna, partecipando attivamente ad attività sulla conservazione della biodiversità forestale e del castagno. Le sfide della sostenibilità e del cambiamento climatico – ha spiegato il Col. Aldo Terzi Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Emilia Romagna -, che impongono il riconoscimento del ruolo centrale delle foreste, sono obiettivo quotidiano del presidio ambientale assicurato da tutti i reparti del CUFAA capillarmente distribuiti nel territorio nazionale. La parola “foreste” compare da più di 200 anni nelle diverse denominazioni che ha assunto nel tempo la componente specializzata dell’Arma dei Carabinieri a testimonianza che custodia e salvaguardia del patrimonio forestale nazionale sono elemento fondativo dell’azione svolta dei reparti forestali.” 

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