Bio e Natura

Migliorare il bilancio energetico nazionale con le biomasse legnose

Migliorare il bilancio energetico nazionale con le biomasse legnose

Solo il 15,3% della superficie forestale è gestita attivamente, e il prelievo legnoso si attesta tra il 18% e il 37% dell’incremento annuo, ben al di sotto della media europea del 73%. Così l'Italia dipende dall’estero per legna, pellet e cippato

19 settembre 2025 | 11:00 | Marcello Ortenzi

Il rapporto di Aiel, associazione delle aziende che operano nella filiera bosco-legno-energia del 4 settembre, “Riscaldare l’Italia senza fossili: il ruolo chiave delle biomasse”, sottolinea che la pianificazione forestale adeguata e l’adozione del principio dell’uso a cascata delle biomasse sono necessari per valorizzare il patrimonio boschivo, generare valore locale e ridurre le importazioni di materiale. Secondo i dati, le foreste italiane coprono oltre 11 milioni di ettari, pari a quasi il 40% del territorio nazionale. Negli ultimi dieci anni, la superficie forestale è cresciuta del 5%. Il dato è da considerarsi specialmente dovuto a un aumento dell’abbandono delle attività agro-silvo-pastorali e non a politiche attive. Solo il 15,3% della superficie forestale è gestita attivamente, e il prelievo legnoso si attesta tra il 18% e il 37% dell’incremento annuo, ben al di sotto della media europea del 73%. Questo sottoutilizzo rende il Paese fortemente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento di legna, pellet e cippato.

Il documento afferma che la filiera italiana delle biomasse legnose, raccolta, stoccaggio, pretrattamento, trasformazione e valorizzazione attraverso la produzione di energia, è un settore che conta oltre 14.000 imprese, genera un fatturato superiore a 4 miliardi di euro e impiega più di 72.000 addetti. Questa filiera rappresenta un’importante risorsa di prossimità, strettamente legata al territorio. 

Ogni unità di energia prodotta da legna locale attiva 23 ore di lavoro distribuite tra selvicoltura, taglio, produzione, trasporto e installazione degli impianti. Questo impatto occupazionale incide in modo particolare sulle aree montane e interne del Paese, molto sofferenti di iniziative economiche adeguate. Vista la nostra dipendenza dalle fonti fossili con la produzione di biocombustibili legnosi, si contribuirebbe a ridurre la dipendenza da petrolio e gas, valorizzando le risorse locali e sostenendo un’economia di tipo circolare. Infatti l’Italia importa il 79% delle fonti energetiche utilizzate, a fronte di una media europea del 62%. Secondo lo scenario proposto dall’associazione, entro il 2030 si potrebbe raggiungere un obiettivo di 16,5 Mtep di energia termica da bioenergia, di cui 10,7 Mtep da biomasse legnose. Questi valori appaiono molto superiori ai 7,4 Mtep previsti dal Pniec attualmente all’esame della Commissione europea. Di questi, 3,5 Mtep potrebbe derivare da gestione forestale sostenibile con approccio dell’uso a cascata, e 5 Mtep da potature agricole e biomasse “fuori foresta”, oggi scarsamente valorizzate.

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