Bio e Natura

L’INFLUENZA DEI POLLI. UNA NUOVA EMERGENZA

Non è una malattia sconosciuta, tuttavia la virulenza con cui ha colpito ha sorpreso un po’ tutti. Sono intanto molto gravi i danni per gli allevamenti dell’estremo Oriente. Si teme la possibilità che il virus possa trasmettersi anche da uomo a uomo. Forte preoccupazione in Occidente

14 febbraio 2004 | R. T.

L'Influenza aviare è una malattia dovuta ad un virus della famiglia Orthomyxoviridae, genere Influenzavirus A di cui ne esistono diversi sottotipi, inoltre è una possibile zoonosi cioè può trasmettersi all’uomo.
I virus influenzali di tipo A, si possono dividere in due categorie in base alla loro patogenicità:
- alta, caratterizzati da una mortalità elevata a volte preceduta da fenomeni di depressione e febbre all'interno del gruppo dove alcuni animali possono manifestare congiuntivite, lacrimazione, sinusite, accompagnata da edema della testa con cianosi intensa nelle zone prive di penne ed in particolare della cresta, queste forme sono provocate dai sottotipi H5 e H7.
- bassa, caratterizzati da un andamento meno grave della malattia che si manifesta principalmente con forme respiratorie e cali di ovodeposizione nelle ovaiole.
La malattia colpisce prevalentemente polli e tacchini ma sono colpiti anche uccelli selvatici e ratiti (struzzi, ecc.).
I primi sintomi possono manifestarsi dopo un periodo di incubazione di 3-5 giorni. I segnali, nel comportamento degli animali, a cui prestare maggiore attenzione sono: depressione, inappetenza
calo drastico dell’ovodeposizione e naturalmente una morte improvvisa. La malattia può dar luogo anche a edemi della testa con rigonfiamento e cianosi della cresta e dei bargigli, nonché petecchie emorragiche sulla superficie degli organi.
Naturalmente, per essere assolutamente certi della diagnosi, è necessario l’isolamento e l’identificazione del virus con analisi di laboratorio.
Le modalità con cui il virus si diffonde non sono ancora ben conosciute.
Per tutti gli uccelli l'assunzione di feci infette sembra essere la principale modalità d'infezione. Altre specie animali non sensibili all'infezione, possono comunque contaminarsi e contribuire alla distribuzione del virus. Gli insetti e i roditori possono assumere un ruolo significativo come vettori locali. Anche l'acqua di bevanda ed il cibo possono contaminarsi.
Si conoscono tuttavia sufficientemente bene gli elementi di resistenza di questo virus ai fattori ambientali. In particolare può rimanere vitale per lunghi periodi di tempo nei tessuti, nelle feci e nell’acqua e viene inattivato solo a temperature relativamente alte (56°C in 3 ore oppure 60°C in 30 minuti), in presenza di un mezzo a pH acido. Per contenerne la diffusione si possono utilizzare comuni disinfettanti oppure agenti ossidanti, composti ad azione solvente dei lipidi o il b-propiolattone.

”Non bisogna dimenticare – ci ricorda l’agronomo Arduin - che comunque si sta parlando sempre di una malattia assimilabile all’influenza e pertanto, in assenza di vaccini, è sufficiente mettere in pratica le semplici e sempre efficaci norme di igiene ormai da tempo dimenticate.”
In pratica il nostro esperto consiglia di seguire le seguenti indicazioni:
- scelta di razze o varietà appropriati di pollo;
- applicazione di pratiche di allevamento adeguate alle esigenze del pollo e capaci di stimolino un'elevata resistenza alle malattie ed evitare le infezioni;
- uso di alimenti di alta qualità che, abbinato a movimento regolare fisico e accesso ai pascoli, stimolano le difese immunologiche naturali degli animali;
- adeguata densità degli animali, evitando così il sovraffollamento e qualsiasi problema sanitario che ne potrebbe derivare.

Per il momento non sembra che questo tipo di influenza, meglio conosciuta come H5N1, sia in grado trasmettersi tra esseri umani, e l'uomo, infatti, potrebbe contrarla solo tramite il contatto con uccelli infetti.
Il pericolo potenziale è legato proprio alla ricombinazione genetica del virus dei polli con un virus dell'influenza umana, e quindi alla trasmissione di questo microrganismo da uomo a uomo, come è avvenuto nel caso della spagnola e dell'asiatica. Questo evento di ricombinazione, una sorta di umanizzazione del virus, potrebbe accadere ma non è possibile prevederne tempi e modalità.
Va ricordato, senza tuttavia voler allarmare, che l'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) ritiene possibile che le due ragazze vietnamite morte per il virus dell'influenza aviaria siano state contagiate da loro fratello. Sarebbe questo il primo contagio tra umani. L'Oms conferma che le due ragazze, 23 e 30 anni, morte il 23 gennaio scorso e risultate positive al virus H5N1, hanno potuto contrarre la malattia dal loro fratello, anch'egli morto: ''gli accertamenti non hanno permesso di identificare la fonte dell'infezione delle due sorelle, tuttavia l'Oms ritiene che una spiegazione possibile possa essere la trasmissione circoscritta da umano a umano, dal fratello a queste due sorelle'', scrive l'Oms in un comunicato diramato ad Hanoi.

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