Bio e Natura

Trichoderma, la simbiosi fungina che aiuta l'agricoltura

Trichoderma, la simbiosi fungina che aiuta l'agricoltura

L’utilizzo di biostimolanti, come il Trichoderma, potrebbe essere un modo efficace per una produzione di cibo più sostenibile, in linea con le direttive dell'Unione europea attraverso il Green Deal

28 agosto 2023 | T N

I funghi Trichoderma sono simbionti opportunisti e avirulenti in grado di stabilire una relazione mutualistica endofitica con diverse piante.

Alcune specie di Trichoderma vengono usate come agenti di biocontrollo antagonista poiché l'invasione dei tessuti radicali da parte del fungo simbionte stimola nella pianta una risposta di difesa sistemica.

Il trichoderma è caratterizzato da un breve ciclo di vita ma da elevati tassi di crescita che raggiungono fino a 2 cm/giorno. Il Trichoderma è altamente competitivo nei confronti delle altre specie grazie alla sua capacità di colonizzare rapidamente l’ambiente e di sfruttare completamente le sostanze nutritive esistenti. In questo modo ai funghi dannosi vengono sottratti spazio e fattori di crescita.

Una ricerca coordinata dalla facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica, sede di Piacenza e Cremona, e svolta in collaborazione con un centro di ricerca tedesco, e appena pubblicata sulla rivista internazionale Frontiers in Plant Science, ha evidenziato l'utilità contro i cambiamenti climatici.

Trichoderma, la simbiosi fungina che aiuta l'agricoltura

Un grande effetto positivo dei trichoderma è la stimolazione della crescita delle radici e delle piante. I Trichoderma producono sostanze chiamate auxine che vengono passate alla pianta ospite

I trichoderma sono in grado di rendere i nutrienti presenti nel suolo più facilmente disponibili per la pianta.

"Questo fungo rientra nella categoria dei biostimolanti, sostanze naturali o microorganismi, diversi dai fertilizzanti, che migliorano la tolleranza agli stress, l’efficienza d’uso dei nutrienti e la qualità, senza danneggiare l’ambiente - spiega Luigi Lucini professore di Biochimica, nell’introdurre questa classe di prodotti recentemente regolamentata a livello europeo, per cui la facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali è un punto di riferimento nazionale - Queste sostanze possono essere classificate in base alla loro origine: possono essere, ad esempio, costituenti naturali della sostanza organica del suolo, estratti d’alga, idrolizzati proteici, piuttosto che microrganismi e funghi benefici. A quest’ultima categoria appartiene il Trichoderma spp., un fungo che interagisce positivamente con la pianta e promuoverne la crescita, lo sviluppo delle radici, l’assorbimento dei nutrienti e la resistenza agli stress ambientali".

In agricoltura, le temperature più elevate e la riduzione delle precipitazioni derivanti dal cambiamento climatico hanno modificato le stagioni di crescita, ridotto la resa, la disponibilità di acqua dolce e la biodiversità. La desertificazione aumenterà dell’8% entro il 2050 causando riduzione della produttività dell’agricoltura e dell’allevamento, modificando la composizione delle specie di piante, riducendo la diversità biologica e causando un accumulo di sale nel suolo. Un’emergenza su cui l’Università Cattolica è impegnata in prima linea con diverse linee di attività di ricerca per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico in agricoltura.

"Quando Trichoderma viene applicato alle foglie delle colture agrarie, è in grado di stimolare la pianta a produrre determinate molecole che la aiutano a resistere a siccità ed alte temperature - spiega il professor Luigi Lucini, che ha coordinato le ricerche - La pianta percepisce la presenza del fungo, ritenendosi infettata da un patogeno (anche se in realtà è un microorganismo benefico), e di conseguenza attiva diversi sistemi di difesa che alla fine portano ad una maggior resistenza agli stress, inclusi quelli legati al cambiamento climatico".

I risultati evidenziano come l’utilizzo di biostimolanti potrebbe essere un modo efficace ed ecologico per una produzione di cibo più sostenibile, in linea con le direttive imposte dalla Comunità Europea attraverso il Green Deal.

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