Bio e Natura

Le virtù del peperoncino italiano tra gusto, salute e opportunità di sviluppo

Le virtù del peperoncino italiano tra gusto, salute e opportunità di sviluppo

Oggi la coltivazione è localizzata prevalentemente in Calabria, con 100 ettari, con il 25% della produzione, Lazio, Basilicata, Campania e Abruzzo. Da 10 kg di peperoncino fresco si ottiene 1 kg di prodotto essiccato

25 maggio 2022 | C. S.

Piccante quanto basta, ma ancora da scoprire: tra gusto, salute e territorio il peperoncino italiano si presenta in un evento organizzato dal CREA, in collaborazione con la Rete Rurale Nazionale, oggi mercoledì 25 maggio, dalle 11, a Roma, presso la Biblioteca Storica della sede centrale in via della Navicella.

Ricercatori di diverse discipline (agronomia, botanica, nutrizione, pedologia) e produttori, alla presenza del Sottosegretario Mipaaf Francesco Battistoni si sono confrontati sulle prospettive di un prodotto che potrebbe ancora crescere molto e che è uno dei simboli gastronomici del nostro Paese.

E’ alta, infatti, la domanda di peperoncino dei consumatori italiani, ma la produzione nazionale è scarsa e copre solo il 30% del fabbisogno. Il resto proviene da mercati extra-Ue (2mila tonnellate annue da Cina, Egitto, Turchia), viene importato a prezzi stracciati (1/5 in meno)  e si caratterizza per i bassi standard qualitativi, che penalizzano la filiera Made in Italy. In Italia, infatti, da 10 kg di peperoncino fresco si ottiene 1 kg di prodotto essiccato, macinato in polvere pura al 100% e commerciabile a 15 euro, mentre il medesimo prodotto proveniente dalla Cina ha un costo di soli 3 euro, ed è il risultato di tecniche di raccolta e trasformazione molto grossolane, con le quali la piantina viene interamente triturata –compresi picciolo, foglie, radici-, con scarse garanzie di qualità e requisiti fitosanitari ben diversi da quelli rispettati nel nostro Paese. La polvere stessa è per sua natura facilmente sofisticabile e anche quando il peperoncino viene importato fresco o semi-lavorato da Turchia o Egitto, la sua qualità viene compromessa dall’utilizzo di molti conservanti.

La ricerca è impegnata per il rilancio di una filiera nazionale, basti pensare a quanto fatto in passato con il progetto PEPIC (coordinato dal CREA Orticoltura e Florovivaismo: caratterizzazione e valorizzazione del germoplasma, individuazione di marcatori per la connotazione territoriale, meccanizzazione, epidemiologia e difesa della coltura. In particolare, si è studiata la risposta fisiologica di varietà locali ed asiatiche di peperoncino piccante alla coltivazione in diversi ambienti pedoclimatici, per individuare marcatori morfologici e metabolici peculiari, utili a valorizzare la biodiversità locale. Occorre, dunque, una maggiore tutela del prodotto che, grazie al microclima e alle caratteristiche orografiche del terreno, trova nel nostro Paese l’ambiente ideale per la sua coltivazione. La creazione di denominazioni di origine territoriale darebbe al consumatore garanzia di qualità, tracciabilità, salubrità e un valore aggiunto adeguato alla parte produttiva, incentivata ad aumentarne la coltivazione estensiva, presente oggi soprattutto in Calabria (100 ettari, con il 25% della produzione), Lazio, Basilicata, Campania e Abruzzo. Si verrebbe, così, incontro alla domanda sempre crescente dell’industria alimentare e alle esigenze dell’export ( nei Paesi Bassi va il 50% della produzione calabrese).

Sono ormai note le potenzialità nutraceutiche di questa spezia, se utilizzata adeguatamente nell’ambito della nostra dieta mediterranea. Proprio la capsaicina – la molecola che conferisce il sapore piccante al peperoncino - insieme alla presenza di altri composti bioattivi, i capsinoidi e composti polifenolici,  aiuta la riduzione del rischio cardiovascolare e può contribuire a favorire la perdita di peso, ovviamente in associazione ad una dieta ben equilibrata.  

Il sistema produttivo italiano, oltre a certificazioni di qualità, avrebbe, bisogno anche di un ammodernamento delle tecniche di lavorazione per abbattere i costi produttivi, a partire dal miglioramento varietale delle cultivar, per ottenere frutti concentrati sulla parte superiore ed esterna della pianta, più facilmente distaccabili nelle operazioni di raccolta con macchine agevolatrici.

Potrebbero interessarti

Bio e Natura

Grano duro e legumi in rotazione colturale: meno emissioni, più sostenibilità

L’integrazione tra legumi e grano duro nei sistemi agricoli può ridurre l’impatto ambientale fino al 45% in termini di riscaldamento globale. La valutazione delle performance ambientali cambia radicalmente a seconda che ci si riferisca al chilogrammo di prodotto o ettaro di terra

18 maggio 2026 | 12:00

Bio e Natura

Mitrafillina: il raro composto naturale delle piante con promettente potenziale anti cancro

La mitrafillina è prodotta da alcune piante tropicali e sull'essere umano provoca la risposta del sistema immunitario, influenzando alcuni processi cellulari coinvolti nell’infiammazione cronica. Ecco i progressi della ricerca scientifica

18 maggio 2026 | 10:00

Bio e Natura

CO₂ e cambiamento climatico: ecco come saranno le lenticchie del futuro

Più raccolto ma meno equilibrio nutrizionale: la ricerca dell’Università di Navarra mostra che l’aumento dell’anidride carbonica favorisce la produttività delle varietà commerciali, mentre quelle tradizionali conservano meglio minerali essenziali come zinco e calcio

17 maggio 2026 | 11:00

Bio e Natura

Toumeyella parvicornis, il nuovo nemico del pino: lotta tra Davide e Golia

La cocciniglia tartaruga a soccombere il pino in poco tempo. Partito dalla Campania nel 2014 l'insetto si è diffuso rapidamente in ogni direzione. Ad oggi ha raggiunto l’Abruzzo e la Puglia, mentre sul versante nord ha colpito il Lazio e la Toscana

15 maggio 2026 | 11:00 | Francesco Presti

Bio e Natura

Legna da ardere, cambia la norma ISO: il limite minimo di umidità scende all’8%

Con il nuovo limite fissato all’8%, la norma risulta oggi più coerente con le effettive condizioni produttive e commerciali del settore, valorizzando le aziende che investono nella qualità della legna da ardere

13 maggio 2026 | 13:30

Bio e Natura

Sostituire il fertilizzante chimico con un concime organico: l'effetto sulla stabilità degli aggregati e sul carbonio organico in suoli sabbiosi

L’impatto di crescenti tassi di sostituzione del fertilizzante chimico con ammendante organico sul suolo. La sostituzione completa del chimico con organico si conferma una strategia efficace per migliorare la fertilità e la struttura dei suoli sabbiosi

08 maggio 2026 | 11:00