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LA COMMISSIONE EUROPEA PROPONE LA FINE DEGLI AIUTI PER IL MAIS

Bruxelles ha proposto la soppressione del regime di acquisti all'intervento pubblico di granturco a partire dalla campagna di commercializzazione 2007/2008

18 dicembre 2006 | T N

Alla fine della campagna 2005/2006 le scorte di intervento di granturco nell'Ue avevano infatti raggiunto i 5,6 milioni di tonnellate, pari al 40 per cento delle scorte totali di intervento. In assenza di cambiamenti all'attuale sistema di intervento si stima che tali scorte, acquistate e immagazzinate a spese pubbliche, ammonteranno a 15,6 milioni di tonnellate nel 2013. I possibili sbocchi per le sempre più consistenti scorte di intervento di granturco sono limitati e questo cereale non è adatto allo stoccaggio a lungo termine. Le regioni che storicamente esportavano granturco sul mercato mondiale ora consegnano una gran parte del loro raccolto direttamente all'intervento. L'esclusione del granturco dall'intervento consentirebbe al mercato Ue dei cereali di raggiungere un nuovo equilibrio e al regime di intervento di ritrovare la sua funzione originaria di rete di sicurezza. La proposta sarà ora trasmessa al Consiglio e al Parlamento europeo.

Logica della proposta
I possibili sbocchi per le scorte di intervento di granturco sono limitati. I prezzi del granturco a livello internazionale sono i più bassi fra tutti i cereali principali e la rivendita sul mercato mondiale comporta ingenti oneri finanziari. Lo smercio delle scorte di intervento nell'Ue è frenato dalle spese di trasporto elevate e potrebbe compromettere l'efficiente funzionamento del mercato interno.
Il granturco non è adatto allo stoccaggio a lungo termine. La qualità può alterarsi rapidamente, causando il deterioramento biologico dei chicchi e la proliferazione di funghi e parassiti. Nonostante la Commissione abbia di recente adottato criteri di ammissibilità più rigorosi per garantire che il granturco conferito all'intervento sia più adatto allo stoccaggio; il problema dell'aumento delle scorte non è risolto definitivamente.
La proposta migliorerà l'integrazione del mercato Ue dei cereali. La coltivazione del granturco nelle regioni eccedentarie dell'Europa centrale riacquisterà la sua competitività sia sul mercato interno che sui mercati mondiali. La proposta contribuirà inoltre a potenziare la competitività della produzione di suini e pollame in queste regioni grazie alla riduzione del costo dei mangimi, sostenendo così lo sviluppo economico.
Il livello globale delle scorte di intervento si ridurrebbe sostanzialmente. Mentre il mantenimento del regime esistente porterebbe nel 2013 il volume totale delle scorte a 18,9 milioni di tonnellate (di cui 15,6 di granturco), l'esclusione del granturco dall'intervento permetterebbe di avere, nello stesso anno, scorte di 10 milioni di tonnellate. Inoltre le scorte sarebbero costituite esclusivamente da cereali adatti allo stoccaggio a lungo termine, che potrebbero essere collocati sul mercato a condizioni economiche migliori.
Mentre con il mantenimento della situazione attuale la spesa annua per l'ammasso pubblico di cereali resterebbe al di sopra di 300 milioni di euro, l'esclusione del granturco dall'intervento consentirebbe un risparmio globale di 617,8 milioni di euro nel periodo 2008-2014. La spesa annua scenderebbe al di sotto di 300 milioni di euro a partire dall'esercizio 2008 e al di sotto di 200 milioni di euro a partire dal 2012.
Il granturco è seminato esclusivamente in primavera. I tempi di presentazione della proposta sono pertanto del tutto adeguati per gli agricoltori che devono prendere una decisioni sulla semina del granturco nel 2007.

Contesto del regime di intervento
Il regime di intervento Ue per i cereali prevede un prezzo unico di 101,31 euro/t che gli agricoltori ricevono per la consegna dei cereali all'intervento pubblico, qualora non abbiano trovato uno sbocco sul mercato. Esso si applica attualmente al frumento panificabile, al frumento duro, all'orzo, al granturco e al sorgo.
Nella maggior parte degli Stati membri i prezzi di mercato sono generalmente superiori al prezzo di intervento. L'attuale regime di intervento riveste tuttavia particolare interesse nelle regioni con costi di produzione inferiori che si trovano lontano dalle principale zone di consumo. In queste regioni il regime di intervento non assolve più al compito originario di rete di sicurezza, ma è diventato un autentico sbocco commerciale. Ne deriva che zone deficitarie della Comunità sono penalizzate da prezzi elevati, mentre ingenti quantitativi di cereali sono conferiti all'intervento nelle regioni con produzione eccedentaria.

Fonte: Ue

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