Bio e Natura
Come aumentare la fertilità dei suoli mediterranei, riducendo le emissioni di CO2
La concimazione organica ha un’elevata potenzialità di aumentare il tasso medio annuo di stoccaggio del carbonio organico ben oltre l’obiettivo del 4‰, con un accumulo superiore di quindici volte nei seminativi e di oltre venti volte nelle colture legnose
21 febbraio 2019 | C. S.
La concimazione con materiali organici (come letamazioni, residui organici e sovesci) risulta essere la tecnica agronomica che, in misura maggiore, influisce positivamente sulla fertilità dei suoli e sulla capacità di ridurre le perdite di carbonio, aumentandone lo stoccaggio. È quanto è emerso dall’analisi effettuata dal CREA in collaborazione con il MCC, Mercator research Institute on Global Commons and Climate Change, di Berlino, che, per la prima volta, ha valutato la capacità dei suoli agricoli delle regioni a clima mediterraneo di raggiungere l’obiettivo stabilito dall’iniziativa “4 per 1000: Soils for Food Security and Climate” (https://www.4p1000.org/).
Si tratta dell’accordo volontario per lo stoccaggio di carbonio nei suoli, che si prefigge di raggiungere un incremento globale annuo di carbonio nei primi 40 cm dei suoli dello 0,4% (4‰). Un risultato strategico sia per aumentare la fertilità e la produttività dei suoli, sia per contrastare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici limitando le perdite di CO2 e contenendo l’aumento della temperatura entro la soglia dei 2 °C.
L’analisi è stata limitata ai suoli agricoli delle regioni a clima mediterraneo, perché presentano un elevato potenziale di stoccaggio di carbonio organico, dovuto sia ai livelli più bassi di stock sia alla presenza delle legnose agrarie che garantiscono una copertura permanente del suolo. Partendo, quindi, dall’esame di 72 articoli pubblicati su riviste internazionali dal 2003 al 2017, che analizzavano 76 siti di queste regioni, i ricercatori del CREA hanno confrontato le pratiche agricole convenzionali di lavorazione e fertilizzazione con quelle alternative. Sono stati 235 i raffronti eseguiti su seminativi e legnose agrarie, valutando gli effetti delle lavorazioni del terreno, della fertilizzazione, della rotazione colturale nei seminativi, dell’inerbimento nelle legnose e della durata dell’esperimento in campo.
Lo studio ha evidenziato che la concimazione organica ha un’elevata potenzialità di aumentare il tasso medio annuo di stoccaggio del carbonio organico ben oltre l’obiettivo del 4‰, con un accumulo superiore di 15 volte nei seminativi e di oltre 20 volte nelle colture legnose. In aggiunta, nei sistemi legnosi agrari la non lavorazione, l’inerbimento e la concimazione organica rappresentano la gestione del suolo dominante. Nei seminativi predominano le rotazioni e la concimazione minerale e/o minerale + organica, mentre la lavorazione convenzionale rimane la tecnica più diffusa.
Il lavoro è stato pubblicato a gennaio 2019 sulla rivista internazionale Mitigation and Adaptation Strategies for Global Change.
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