Bio e Natura
La crisi del grano italiano: il Ministero convoca tavolo di filiera, gli chef indicano una soluzione
I prezzi del grano sono crollati, tornando ai livelli del 2009, mettendo a rischio centinaia di migliaia di imprese. Il Mipaaf vuole stimolare l'industria a comprare grano nazionale, mentre gli chef puntano sui grani antichi. In Sicilia ne sono stati seminati 3000 ettari
08 luglio 2016 | T N
Cosa sta succedendo al grano italiano? Nessuno lo vuole più.
Vero è che, spesso in questa stagione, il tenore in proteine è stato più basso rispetto al canonico 13%. Vero è che qualche partita risulta contaminata da aflatossine. Vero è che il grano straniero è spesso più conveniente di quello nazionale.
Tutto vero e il risultato è che il grano italiano viene venduto a meno di 20 euro sulla piazza di Foggia, riferimento per il sud Italia. Lievemente più alto, 24 euro al quintale a Bologna, mercato di riferimento per il nord Italia.
Non è infrequente, però, imbattersi in Puglia in testimonianze di offerte scandalose: anche 15 euro al quintale.
A fronte di questa situazione drammatica il Ministero ha convocato, per il 20 luglio prossimo, un tavolo di filiera.
"Abbiamo convocato una riunione urgente del tavolo di filiera per i cereali – ha commentato il Ministro Maurizio Martina – per individuare strumenti operativi per superare le attuali difficoltà. Siamo impegnati da tempo sul settore, anche attraverso la cabina di regia grano pasta, ma serve una nuova fase, tenuto conto anche del calo dei prezzi di queste settimane. La nostra priorità resta la tutela del reddito dei produttori e l’obiettivo è quello di stimolare la produzione di qualità in modo che i nostri trasformatori possano approvvigionarsi sempre di più di grano 100% italiano. È una sfida cruciale che necessita dell’impegno di tutti i protagonisti della filiera. Il Governo è pronto a fare la sua parte, proseguendo il lavoro che ci ha visto tagliare del 25% le tasse sugli agricoltori con la cancellazione di Irap e Imu agricola".

Secondo gli industriali del settore, le quotazioni basse risentono dell'aumento produttivo mondiale, con prezzi in discesa. E' altresì vero, però, che l'industria alimentare nel 2015 ha moltiplicato le importazioni di grano straniero: quadruplicate dall'Ucraina e raddoppiate dalla Turchia.
Mentre la politica discute sul destino dei 2 milioni di ettari a grano in Italia, ipotizzando anche un Piano cerealicolo nazionale, c'è chi vede per il nostro Paese un diverso futuro.
Un gruppo di agricoltori siciliani ha deciso di ribellarsi alle varietà internazionali e alla logica della standardizzazione e del prodotto commodity per abbracciare un modello di sviluppo diverso, fatto di grani antichi. In Sicilia sarebbero già 3000 gli ettari, anche se ufficialmente sono solo 500, utilizzati per produrre grani antichi. Meno produzione, certo ma anche dei mercati che si possono aprire, magari in collaborazione con l'alta gastronomia italiana.
“I grani antichi - spiega Domenico Privitera, presidente Fic Regione Sicilia - stanno vivendo una nuova primavera, grazie alle caratteristiche e alle proprietà nutrizionali che li differenziano. Io li sto riscoprendo ultimamente, e già me ne sto innamorando. Sono stato abituato per più di 30 anni a cucinare con le farine più comuni, perché in grado di rendere le brioches leggere, e il pane soffice e alto, mentre un pane preparato con farina derivata da grano antico lievita in larghezza più che in altezza. Tuttavia, anche se diverso da come siamo abituati, un prodotto preparato con farina integrale derivata da grani antichi come i nostri, quelli siciliani, cucinato in forno a legna, non solo è più salutare, ma riprende una tradizione che è radicata nella nostra terra e nei nostri ricordi”.
“È giusto e importante riscoprire i grani antichi - sostiene Fabio Tacchella, consigliere Fic Promotion - fanno parte della nostra tradizione, in Italia ve ne sono diverse varietà, che tuttavia in molti casi sono andate perse. Recuperarle significa conoscerle, prediligerle magari ad altri grani coltivati all’estero, dei quali molto spesso non sappiamo nulla, dai metodi di coltivazione ai controlli effettuati. Chiaramente ogni grano antico ha proprie peculiarità, proprie caratteristiche nutrizionali, che si adattano più o meno bene a seconda della preparazione che si è scelto di fare. Se ad esempio una cottura a 180°C rischia di vanificare le proprietà di un determinato grano, dovrò sostituirlo. Ecco perché è importante non solo il recupero, ma anche la conoscenza, e per conoscere è sempre necessario divulgare e promuovere una tradizione che, in questo caso, ci appartiene storicamente, e che dev’essere rivalorizzata per garantire al consumatore un prodotto migliore, tenendo sempre un occhio di riguardo alla salute”.
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