Bio e Natura
La natura è più forte degli OGM: non sfameranno il mondo
Uno studio completo della National Academy of Sciences sugli organismi geneticamente modificati guarda al futuro, oltre gli OGM. Le nuove tecniche renderanno indistinguibile un incrocio tradizionale da uno ottenuto in laboratorio. Intanto si ribadisce che non ci sono prove scientifiche che gli OGM facciano male alla salute e all'ambiente
20 maggio 2016 | T N
La National Academy of Sciences è nata negli Stati Uniti per affiancare la politica, in particolare i presidenti, su questioni scientifiche, fornendo un supporto alle successive decisioni.
Spesso i rapporti usciti dall'Accademia sono serviti per progetti di legge o per linee di indirizzo economiche, sociali e politiche.
Così, probabilmente, sarà anche per la corposa documentaizone che è stata messa insieme a proposito di OGM.
I venti esperti chiamati a redigerlo hanno esaminato un migliaio di ricerche su salute umana e ambiente, paragonando i dati sanitari americani con quelli europei e controllando gli effetti sulla biodiversità nei campi.
Secondo la National Academy of Sciences gli OGM sono sostanzialmente sicuri per l'ambiente e per la salute umana.
Gli stessi scienziati hanno però dovuto ammettere che gli OGM hanno fallito nel loro primario scopo di aumentare la produttività delle colture nel medio-lungo periodo.
Gli esperti, in particolare, hanno esaminato gli effetti delle colture più comuni, come il mais, sia in America che in Europa, dove gli OGM sono meno diffusi: non hanno riscontrato discrepanze numeriche rispetto all’incidenza di cancro, diabete oppure obesità imputabili al consumo di colture modificate tra i due continenti.
Il rapporto non ha evidenziato effetti negativi sulla biodiversità dovuti all’incrocio tra organismi GM e le loro controparti selvatiche. Allo stesso modo utilizzare piante resistenti agli insetti o agli erbicidi non contribuisce a danneggiare la biodiversità delle piante o degli insetti.
Tuttavia la National Academy of Sciences ha avidenziato come l'aumento della produttività promesso dagli OGM non c'è stato. In particolare, sostiene il rapporto, gli OGM non sono "più redditizi" delle normali colture. Anche per quanto riguarda le piante tolleranti al glifosato (il famoso erbicida) è emerso come il suo utilizzo abbia contribuito a creare in alcune aree delle specie di infestanti resistenti all’erbicida (le cosiddette super weed) la cui presenza contribuisce ad aumentare i costi per gli agricoltori e a rendere a volte economicamente “non efficiente” il ricorso agli OGM. Un altro problema relativo alle piantagioni GM è il prezzo delle sementi. L’alto costo iniziale che un coltivatore deve pagare per poter accedere a questa tecnologia non la rende così vantaggiosa come potrebbe essere.
Un aspetto poco evidenziato nel rapporto è che gli agricoltori che usano OGM sono generalmente meno tecnicamente preparati di quelli con colture tradizionali. Tutto questo, evidentemente, perchè gli agricoltori che utilizzano OGM si affidano al "ricettario agronomico" offerto da chi vende loro le sementi, divendendo meno pronti e preparati di fronte a eventi straordinari o comunque critici.
Gli scienziati non hanno neanche lascito correre un altro aspetto strategico e potenzialmente di grande impatto. Il confine tra colture tradizionali e GM si sta facendo sempre più sottile a causa di nuove tecniche di manipolazione, come quella della programmazione genetica. La tecnica detta Crispr, scoperta da pochi anni, permette con grande facilità e precisione di modificare singole lettere del genoma di piante e animali. "Alcune tecnologie emergenti - si legge nel rapporto - possono creare nuove varietà di piante che sono difficili da distinguere geneticamente dalle piante ottenute attraverso gli incroci convenzionali che avvengono in natura".
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