Bio e Natura

Una settimana nera per l'agricoltura biologica

Una ricerca dell'Università dell'Oregon mette in dubbio la sostenibilità ambientale dell'agricoltura biologica, partendo dalle emissioni di gas serra. In Italia sequestrate 8,5 tonnellate di prodotti a base di alghe a base di matrina che avrebbero potuto contaminare 9 milioni di ettari

17 luglio 2015 | T N

Due brutte notizie per l'agricoltura biologica nel giro di pochi giorni.

Un episodio di cronaca, e di ordinaria speculazione, a danno degli agricoltori biologici e una ricerca dell'Universitrà dell'Oregon.

Lo studio condotto da Julius McGee mette alcuni dubbi sull'effettiva sostenibilità dell'agricoltura biologica, ovvero sul fatto che sia maggioremente ecocompatibile rispetto a quella tradizionale.

Le coltivazioni bio, in particolari condizioni, potrebbero persino produrre più gas serra dell’agricoltura tradizionale.

Lo studio ha utilizzato i dati sulle emissioni di gas serra agricole raccolti negli Usa tra il 2000 e il 2008, elaborando queste informazioni con un modello che teneva conto di diverse variabili, tra cui la crescita della popolazione e l’espansione dei terreni usati per l’agricoltura. Julius McGee ha scoperto che alcune colture biologiche, come ad esempio i pomodori, hanno prodotto più gas serra rispetto alle coltivazioni tradizionali. Lo studio spiega come le emissioni aumentano quando l’agricoltura biologica viene realizzata su vasta scala perchè i rendimenti agricoli minori e l’uso più intensivo di macchine agricole produce maggiori quantità di gas serra.

Secondo l’autore dello studio, Julius McGee, le alte emissioni di gas serra prodotte dall’agricoltura biologica sono legate anche al fatto che a realizzare queste produzioni siano società che rispondono alle crescenti richieste dei consumatori secondo una logica di profitto e non di ecosostenibilità.

“Dobbiamo fare più attenzione – ha sottolineato McGee – a quali processi sia effettivamente ecosostenili nella produzione biologica e quali invece possono dare impatti maggiori. Dovremo seguire più strettamente i primi."

L'agricoltura biologica, insomma, non più come filosofia e gestione economico-agronomico-sociale del territorio, ma come business.

E' su questo tessuto che si possono anche innestare fenomeni speculativi illegali, come quelli scoperto dalla Guardia di Finanza di Cagliari che hanno sequestrato 8,5 tonnellate di prodotti utilizzati in agricoltura convenzionale e biologica/biodinamica ad una società di Ravenna, avente depositi e punti vendita anche a Rimini e Cotignola. 

Le indagini sono cominciate nello scorso aprile in seguito al rinvenimento in diversi punti vendita del cagliaritano dei prodotti, commercializzati e venduti come “estratti vegetali – consentiti in agricoltura biologica”. Successivamente gli accertamenti si sono estesi all’azienda romagnola, dove sono stati sequestrati prodotti spacciati quali fertilizzanti per un oltre litri/kg 8.500, che venduti al dettaglio avrebbero fruttato circa 1 milione di euro e coi quali si sarebbero potuti concimare ben 9 milioni di ettari di terra. Dalle operazioni di campionatura e di analisi delle sostanze sequestrate è stata accertata la presenza di un alcaloide di origine vegetale, denominato matrina.

Si tratta di prodotti destinati all’agricoltura convenzionale, biologica e biodinamica, in gran parte provenienti da Cina e India, non possono essere commercializzati sul territorio europeo e nazionale perché esplicando un’azione neurotossica (la medesima di quella svolta dai più tossici fitofarmaci quali fosforganici, cloroderivati e carbammati) sono da considerare pesticidi pericolosi per la salute pubblica, gli animali e l’ambiente.

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