Bio e Natura

IL BIOLOGICO STA CAMBIANDO. E' PIÙ ORIENTATO AL BUSINESS E MENO ALLE MOTIVAZIONI IDEALI

La crisi attanaglia anche questo comparto. Sono in leggero calo i consumi in Italia e diminuiscono nel contempo le aziende. Si spera che ciò torni a vantaggio di una maggiore professionalità. Crescono intanto le polemiche sulla riduzione dei fondi

23 luglio 2005 | T N

È più maturo, più orientato al business e meno ispirato a motivazioni ideali. Sono questi i connotati che caratterizzano il settore del biologico in Italia che, dopo il boom durato fino al 2002, sembra abbia trovato una suo equilibrio. Certo, i consumi non crescono ma, nonostante la crisi, tengono. Il loro andamento nel 2004 rispetto all'anno precedente, è stato pari a -0,3% per un giro d'affari di 11 miliardi di euro; ben diversa è la situazione negli altri paesi europei, in particolare in Germania che ha registrato nello stesso periodo +13% -14%. Un trend complessivo che, stando ai primi sei mesi dell'anno, sembra si stia ripresentando nel 2005.
Cala invece il numero di aziende produttive e questo non più solamente al Sud, ma anche al Nord nelle regioni tradizionalmente avanzate, a favore però di quelle dove minore era stato lo sviluppo nel passato. Le fasi invece di trasformazione e commercializzazione mostrano una sostanziale tenuta, sintomo di una stabilità raggiunta e di un notevole equilibrio anche territoriale.
A scattare la fotografia all'agricoltura biologica è la Fiao (Federazione italiana agricoltura organica) che nei giorni scorsi ha promosso un convegno per analizzare le tendenze e le prospettive del mercato nella sua complessità. Si sta evidenziando dunque uno stallo tutto italiano dovuto, secondo la Fiao, a una particolare strategia dei prezzi attuata in Italia dalla grande distribuzione; ma anche da un ritardo normativo che, nonostante tante buone intenzioni, rimane fermo al palo, creando aspettative per il Piano di Azione Nazionale in cui sono stati stanziati, ma non erogati, 5 milioni di euro in Finanziaria, e per il disegno di legge, un vero testo unico volto a regolamentare il settore dai controlli, allo sviluppo, alla competitività.
I dati presentati e elaborati dall'Ismea parlano chiaro: il 15% degli italiani consuma biologico (35% in Germania), di cui il 63% residente nelle regioni settentrionali e centrali; ma ben il 74% dichiara di non averlo fatto negli ultimi mesi. Emerge con evidenza la crescente sensibilità sentita dai consumatori al prezzo. Se nel 2000 il 15% era disposto a pagare oltre il 20% per questo genere di prodotti, nel 2004 questa percentuale è calata all'11%. Molte le motivazioni: il 57% degli italiani infatti punta il dito contro i costi troppo elevati, il 30% non sente differenze con altri prodotti, il 28% non si fida dei controlli, il 27% lamenta la scarsa reperibilità negli abituali punti vendita.
Cinque sono le strade per rilanciare a tutto tondo il settore: ripensare alla politica dei prezzi e alla scelta dei canali distributivi, riequilibrare la geografia dei consumi puntando al Sud e su nuovi canali di distribuzione, far riprendere a spendere chi già acquistava, rafforzare nuovi canali a prezzi competitivi, insistere nella ristorazione collettiva, a partire dalle mense scolastiche e per anziani; non ultimo occorre colmare anche in questo settore agro, il noto divario tra acquirente e produttore in modo da accorciare la filiera. Anche in questo ambito emerge il “caso Germania” dove, nel 2004 solo il 29% degli acquisti è avvenuto in supermercati e discount, a favore di nuovi canali.

Fonte: Aiab

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