Bio e Natura

La green economy rischia di cadere nelle mani delle ecomafie

La criminalità organizzata dispone di grande liquidità, anche in questo periodo storico di grande crisi, e non esita a buttarsi su un settore che considera di grande interesse e con ottimo potenziale. Le infiltrazioni da nord a sud

19 gennaio 2013 | Francesco Presti

Tutti la chiamano green economy, è fatta di buoni propositi e nuove tecnologie e una spiccata coscienza ecologica fa da motore a tutte le iniziative che stanno dentro questo nuovo e grande contenitore che riesce a far girare grandi quantità di denaro. Ma c’è anche un lato B, un lato oscuro della medaglia: sono le lunghe mani della criminalità organizzata che hanno subito capito il potenziale del settore.

Giovanni Falcone diceva che per trovare la mafia basta seguire il denaro; l’attività di riciclaggio e legalizzazione delle attività economiche sono per la mafia un obiettivo prioritario.

Su queste premesse sono stati presentati a dicembre i risultati del progetto SCORE che è l’acronimo di "Stop Crimes on Renewable and Environment (Fermare la criminalità organizzata nel settore ambientale e in quello delle energie rinnovabili)". Il progetto parte dalla constatazione che la presenza della criminalità organizzata inquina un mercato dove si investe molto in presenza (almeno in Italia) di una elevata incertezza nelle procedure e dove c’è la possibilità di beneficiare di ingenti fondi europei. Il progetto coinvolge sia la Fondazione (come capofila) che Banca Etica, da tempo impegnate nel settore ambientale e delle rinnovabili coadiuvati da un pool di partner ed esperti qualificati.

Eolico, fotovoltaico, la filiera del legno-energia sono alcuni dei nuovi “rami d’impresa” utilizzati dalle organizzazioni criminali nostrali per riciclare proventi derivanti da altre attività illecite; in un settore caratterizzato da incertezze normative e da una burocrazia esasperante le antenne delle ecomafie si sono attivate con il rischio di macchiare la nascente green economy. Lo dimostrano indagini, inchieste e arresti avvenuti negli ultimi tempi che hanno coinvolto imprenditori, colletti bianchi e talvolta istituzioni compiacenti dal nord al sud dello stivale.

Riporta Il Giornale di Calabria di un’inchiesta che ha coinvolto complessivamente trenta persone, tra esponenti politici, funzionari della Regione Calabria ed imprenditori. http://www.giornaledicalabria.net/index.php?section=news&idNotizia=32090&idarea=2

Il sud è l’habitat naturale dove innescare meccanismi di illegalità, ma non mancano coinvolgimenti nel nord, lo ha scritto anche l’Economist nel settembre 2012 (http://www.economist.com/node/21563351?fsrc=scn/fb/wl/pe/Northwardcreep) prendendo in analisi lo scioglimento del consiglio comunale di Rivarolo Canavese in provincia di Torino e l’operazione Minotauro che ha portato alla condanna di 58 persone.

A ulteriore conferma del rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nei tessuto politico e imprenditoriale c’è il dato di fatto che in questo preciso momento storico-economico la mafia è l’unica realtà che può disporre di grande liquidità.

In tutte le indagini svolte finora emerge anche un’altra importante figura cardine, che esiste solamente in Italia, chiamata “sviluppatore ofacilitatore”: è colui che ingrassa gli ingranaggi con la precisione di un orologiaio, che mette in connessione investitori e territori, che ottiene autorizzazioni dalle istituzioni locali, che indica scorciatoie, crea società in serie con pochi euro per poi rivenderle a milioni di euro con la formula "tutto compreso": terreno, concessione, diritto al finanziamento pubblico e credito-ponte delle banche. Per la magistratura è lecito pensare che gli interessi di questi “specialisti” e le loro attività vadano oltre i confini della legalità.

I documenti elaborati nell’ambito del progetto SCORE si configurano come uno strumento per le aziende che intendono scommettere su sole, vento e legno senza intaccare però eticità, legalità e ambiente: il coinvolgimento (più o meno diretto) delle ecomafie può infatti generare distorsione del mercato, concorrenza sleale e perdita di ricchezza ambientale in territori di elevato pregio paesaggistico.

Sarebbe comunque errato pensare che la green economy è tutta da buttare, le infiltrazioni ci sono ma non rappresentano la consuetudine, le autorità stanno lavorando per smascherare meccanismi poco trasparenti; la vera partita sulla legalità la giocano comunque le aziende e gli investitori che devono muoversi in anticipo attuando buone prassi e dotandosi di strumenti di gestione ad hoc (in parte ancora da creare) utili a favorire la prevenzione, il controllo e il contrasto dei fenomeni illeciti.

 

Per approfondimenti www.euscore.eu

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