Bio e Natura
Non si può valorizzare le produzioni senza conoscere i suoli
Terroir e vocazionalità. Il significato lo ha illustrato Attilio Scienza: "partire dal suolo, come luogo dell’alleanza tra produttore e consumatore, per valorizzare la cultura del territorio”
07 gennaio 2012 | R. T.
“Partire dalla conoscenza del suolo per valorizzare i prodotti agricoli, per sviluppare un’agricoltura ecocompatibile, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente, e per mettere a punto nuovi portinnesti sia per la vite che per il melo adatti ai differenti suoli del Trentino. In sintesi, partire dal suolo, come luogo dell’alleanza tra produttore e consumatore, per valorizzare la cultura del territorio”.
E’ in sintesi, il messaggio lanciato oggi a Cles, dal professore dell’Università di Milano, Attilio Scienza, all’incontro di presentazione della carta dei suoli delle valli del Noce promosso dalla Fondazione Edmund Mach al quale hanno preso parte i due mondi della vite e del melo.
La carta dei suoli è un archivio informatizzato di dati territoriali utile per gestire al meglio l’irrigazione, la concimazione e non solo. Un progetto condotto dal Centro Trasferimento Tecnologico di San Michele, finanziato da Melinda e dalle Casse Rurali della Valle di Non, che ha portato all’identificazione in Valle di Non e nella bassa Valle di Sole di 117 tipi di suolo.
L’assessore Tiziano Mellarini, introdotto dal dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico Michele Pontalti, ha sottolineato come la carta dei suoli sia uno strumento utile per migliorare la qualità e la sostenibilità dell’attività agricola. “Un mezzo -ha detto- per conoscere i territori, le loro caratteristiche e conferire concreti supporti tecnici agli agricoltori, per valorizzare al meglio le peculiarità del territorio in funzione della qualità delle produzioni”.
Oggi si è parlato di terroir e di vocazionalità, temi finora esplorati in tutti i loro dettagli dal mondo vitivinicolo, ipotizzatone il trasferimento anche al settore della frutticoltura. Non a caso l’apertura del convegno è stata affidata al professor Attilio Scienza che ha evidenziato come la qualità dei frutti sia anche “sotto i nostri piedi” . Affrontare tematiche viticole e frutticole sotto il comune denominatore della conoscenza del suolo è stata da parte del Centro trasferimento tecnologico una intuizione dalle applicazioni future molto promettenti, anche perché tra frutticoltura e viticoltura c’è sempre stata una certa distinzione. “Questi due mondi oggi si trovano molto vicini a dover affrontare le strategie produttive e di mercato” ha detto Scienza ritenendo allo stesso tempo importante difendere il terroir per dare un senso all’ambiente e all’agricoltura.
Il presidente del Consorzio Melinda, Michele Odorizzi, ha spiegato che la conoscenza dei suoli è fondamentale per ottimizzare la gestione di molte pratiche agronomiche. Anche Cesare Cattani delle Casse Rurali Val di Non crede molto in questo progetto. ”Confidiamo che l’agricoltura –ha detto- conservi sempre questo “fare rispettoso” nei confronti dell’ambiente e del territorio”.
Sono molte le informazioni ottenute dalla carta dei suoli delle Valli del Noce, come hanno spiegato Giacomo Sartori e Daniela Bertoldi. Fabio Zottele ha parlato del sistema informatico gis a supporto della carta e di alcune applicazioni software pertinenti, mentre Giambattista Toller ha elencato i potenziali benefici ottenibili dalla carta dei suoli. Enrico Zanoni, direttore di Cavit, ha illustrato il progetto di caratterizzazione del territorio viticolo delle cantine afferenti a Cavit, ma a disposizione dell’intero mondo agricolo trentino, mentre Andrea Faustini e Steno Fontanari hanno evidenziato gli aspetti tecnici di questo progetto che vede la collaborazione dei due centri ricerca FEM e FBK e che ha tra le sue applicazioni un utilizzo sostenibile del territorio e della risorsa idrica.
L’importanza della gestione dei fattori di produzione nell’agricoltura sostenibile e della cooperazione è stata sottolineata dal direttore Apot, Alessandro Dalpiaz. In conclusione il presidente della Fondazione Mach, Francesco Salamini, ha spiegato che la ricerca agraria è in una fase di profondo rinnovamento. Le soluzioni proposte di nuovi sistemi agricoli riservano maggiore attenzione ad alcuni interventi che richiamano alla complessità dei sistemi vivi, suoli agrari compresi.
Intanto, da oggi, tecnici e pedologi della Fondazione Mach sono disponibili per incontri sul territorio al fine di esporre nel dettaglio le caratteristiche dei terreni nelle diverse zone.
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