La voce dei lettori
Documento di Accompagnamento dell’Olio d’Oliva, il DAO è davvero solo propaganda?
L’ultimo schema di decreto ministeriale è davvero solo propaganda, promesse e vessazioni, come ci scrive Giuseppe La Rocca? E’ sicuramente un testo scritto troppo in fretta, con molte criticità ma che può nascondere grandi opportunità
13 ottobre 2026 | 11:00 | T N
Siamo sempre sulla stessa barca: solo propaganda, promesse e vessazioni nei confronti del sistema produttivo italiano - olivicoltori, frantoiani, commercianti e confezionatori - ostaggi di una burocrazia incallita, fatta di leggi, regolamenti e circolari non più coerenti con l'evoluzione dei tempi.
La crisi dell'olio non va individuata e concentrata esclusivamente nella lotta alle frodi, che non è la vera causa di quanto si è venuto a creare ultimamente.
Le cause dello stato di crisi sono essenzialmente congiunturali e non dipendono dal rafforzamento dei controlli anti-frode, per quanto aggiornati con il Documento di Trasporto Elettronico per l'olio "italiano".
Occorre invece garantire un prezzo minimo alla produzione. Il consumatore finale, la ristorazione, i laboratori, l'utilizzatore in genere, nella libera concorrenza, giudica in base a qualità / prezzo / gusto / DOP / IGP / Nocellara del Belice e, rispetto alla concorrenza, percepisce l'olio italiano come "Troppo Caro".
In definitiva:
• il concetto di frode fa percepire l'idea del falso (finto olio italiano);
• la GDO invece rafforza la percezione del "troppo caro".
Pertanto la vera causa della crisi va individuata nella competitività e nel benessere sociale: salari, stipendi, pensioni, tasse, caro gasolio, inflazione non adeguati al costo della vita. Il prezzo del gasolio non varia in funzione della sofisticazione, ammesso che ci sia, ma per altri fattori congiunturali. Il Governo e la politica, al di là delle misure di lotta alle frodi che hanno valore penale, devono adottare provvedimenti atti a garantire il giusto reddito e, nel caso dell'olio, un prezzo minimo garantito alla produzione, al quale devono adeguarsi anche gli oli non italiani attraverso l'imposizione di dazi, e nel contempo riconoscere, se necessario, incentivi compensativi alla produzione.
Ben venga il DDT elettronico per l'olio d'oliva italiano, ma sarebbe molto più efficace se alla frontiera e nei trattati tra Governo e Paesi extra-UE venisse imposto il rilascio di un "Passaporto d'Entrata" o "Carta d'Imbarco" dell'olio, con tracciabilità totale nel sistema SIAN e, fiscalmente, con la tracciabilità del percorso del denaro, secondo il teorema Falcone - segui i soldi.
L'immissione e la commercializzazione sul mercato italiano - ingrosso, minuto, sfuso, confezionato e miscele – dovrebbe essere soggetta ad accise calcolate in funzione del prezzo minimo garantito del prodotto Made in Italy.
Giuseppe La Rocca
Gentile Sig. La Rocca,
una premessa: parto avvantaggiato rispetto a lei perché io lo schema di decreto ministeriale l’ho letto. E’ una modifica al DM 23 dicembre 2013, quello che istituiva il registro SIAN.
Partiamo dagli elementi fattuali:
- Il DAO varrà solo per le olive e l’olio italiani
- Il DAO non sostituirà il DDT
- Il provvedimento verrà varato solo dopo il via libera della Conferenza Stato Regioni e diventerà operativo solo dopo che sul SIAN verrà implementato il relativo sistema informatico e previa pubblicazione di un “manuale” da parte dell’ICQRF. Se ne parla, quindi, per la campagna olearia 2027/2028.
Fatte queste premesse, non esattamente positive, cestinare il provvedimento tout court significherebbe buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Cerchiamo di capirne i principi.
Tracciare dall’albero alla bottiglia significa permettere una migliore comprensione di eventuali fenomeni criminosi di “creazione” dell’olio italiano: l’olio di carta. Tutti sappiamo che esiste ma tra sapere e provare di fronte a un giudice c’è una bella differenza. Le vecchie modalità di tracciabilità nel registro SIAN lasciavano purtroppo qualche scappatoia, in virtù di una scarsa tracciabilità delle olive.
L’olio di carta si costruisce essenzialmente in due modi: costruzione di olive di carta, rese fittizie al frantoio. Sulle seconde, ci fosse la volontà politica, sarebbe facile intervenire con alert automatici nel caso di sforamenti anomali rispetto alle medie provinciali o del Comune. Nel primo caso occorre capire dove e come si originano queste olive di carta attraverso ispezioni a oliveti (spesso abbandonati) ma con produzioni record di olive.
L’abbassamento da 6 a 3 giorni dei tempi di registrazione sul SIAN permetterebbe, se c’è la volontà politica, interventi puntuali e tempestivi degli organi di controllo.
Detto questo, il nuovo DM lascia comunque autostrade per le truffe, poiché non contempla una tracciabilità uguale per l’olio europeo ed extra europeo. Infatti verranno tracciati con il DAO solo le olive e l’olio in uscita dagli stabilimenti, non quelli in entrata. Eppure, come ci insegna la Spagna con il Real Decreto 760/2021, è possibile rendere obbligatoria l’emissione del DAO da parte dell’acquirente. Sostanzialmente, prima di partire dalla Spagna o dalla Grecia, l’azienda italiana che acquista l’olio dovrebbe emettere il DAO che viaggerebbe con l’olio in questione.
Restano però un altro paio di lacune nel sistema.
Il DAO, allo stato attuale, non è equiparato al DDT (Documento di Trasporto) valido ai fini economici e fiscali. Quindi il camionista potrebbe esibire il DDT e non il DAO, riducendo le possibilità di controllo su strada. Oltre a complicare la vita agli operatori onesti che si troverebbero a dover mettere un doppione (DAO e DDT) con l’evidente rischio di raddoppiare gli errori, oltre la burocrazia e i costi.
Ma gli spagnoli, con il Real Decreto 760/2021, hanno introdotto un altro obbligo che potrebbe risultare utile a tutti. L’obbligo di analisi chimiche in accompagnamento alla merce. Se anche in Italia si introducesse l’obbligatorietà, ai fini dell’emissione del DAO, di analisi chimiche e organolettiche in accompagnamento all’olio si potrebbero ridurre le probabilità di frodi. Troppi oli vergini e lampanti vengono dichiarati extravergini sulla carta, per poi essere scambiati, negli stabilimenti di qualche imbottigliatore furbetto, con oli UE ed extra UE. E non mi si dica che è un grosso onere per gli operatori. Chi acquista “a occhi chiusi” olio extravergine di oliva? Le analisi ci sono sempre ma appaiono e scompaiono a seconda delle convenienze.
Meno truffe significa anche meno possibilità, per quei sant’uomini di buyer della GDO, di trovare olio italiano sottocosto o a prezzi improponibili. L’olio italiano costerà forse un po’ di più a scaffale ma, forse, si ridurrà la possibilità di vedere vicine bottiglie di 100% italiano a 5,99 e 10,99 euro/litro, confondendo il consumatore con divari troppo ampi e francamente incomprensibili e ingiustificati, se non accompagnati da qualche indicazione aggiuntiva, tipo monocultivar o biologico.
Un percorso di valorizzazione può e deve partire dal principio di leale competizione tra le imprese, tutte pari ai nastri di partenza. Poi vinca il migliore e viva il libero mercato.
Buon lavoro e in bocca al lupo per la campagna olearia
Alberto Grimelli
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