La voce dei lettori

L’eterna diatriba tra olivicoltori e frantoiani mentre il giusto reddito vola via

L’eterna diatriba tra olivicoltori e frantoiani mentre il giusto reddito vola via

Le attuali perdite subite dai frantoiani sono davvero solo “rischio d’impresa”? E siamo sicuri che gli olivicoltori non pagheranno presto pegno? Nell’eterna diatriba un vincitore c’è. La riflessione di Michele Toriaco e la risposta di Alberto Grimelli

08 luglio 2026 | 08:30 | T N

Salve egregia redazione,

vi scrivo in merito all'articolo sui frantoiani e le gravi perdite.

Purtroppo questo è un rischio di impresa che nessuno può prevedere, rischio che il comparto olivicoltori lo subisce tutti gli anni, ricordate qualche anno fa in cui le olive raggiunsero i 35€/q.le ed alcuni piazzarli li facevano scaricare alla rinfusa e in alcuni casi stavano iniziando a deteriorarsi, che fine poi hanno fatto?

Annata pregiudicata dall'importazione di 50.000 ton. di olio tunisino fatto passare per aiuto umanitario.

Quindi di cosa stiamo parlando, che quella volta che il prezzo delle olive si aggira ai 100€/q.le e sugli scaffali girano anche oli contraffatti e di dubbia provenienza, chi li produce?

Non certo l'olivicoltore anche perché se è riuscito a farsi una nicchia, lo vende in proprio.

Spero di non essere stato incoerente con l'articolo e che se invece vi potrebbe interessare altro, sarebbe cosa gradita, pertanto colgo l'occasione per porgervi i miei saluti.
Cordialmente

Michele Toriaco

 

Gentile Sig. Toriaco,

il suo intervento è tutt’altro che incoerente ma segnala ancora una volta come la filiera olivicolo-olearia del nostro Paese sia divisa e lacerata da faide.

Legittimo e normale che tra olivicoltori e frantoiani vi siano interessi diversi e persino confliggenti. Come ci sono tra olivicoltori, frantoiani e imbottigliatori. E’ semplicemente un problema di distribuzione e ridistribuzione del profitto, con ognuno che cerca di tenere per sé la fetta più grande.

Fin qui tutto fisiologico e quindi siamo nella logica, da lei ben descritta, della libertà di impresa e del relativo rischio.

Diverso è non accorgersi che non vi è nulla di fisiologico nell’attuale situazione del mercato oleario e che, oggettivamente, frantoi ma anche OP sono l’anello debole su cui si stanno scaricando le speculazioni a un livello insostenibile. La quotazione dell’extravergine si è dimezzata nel giro di pochi mesi e senza alcuna giustificazione valida. La produzione mediterranea è stata inferiore a quella dell’anno passato, le vendite sono diminuite ma le scorte saranno comunque basse, inferiori alla media degli ultimi 5 anni.

La dinamica dei prezzi degli ultimi mesi è solo guidata da logiche speculative e, purtroppo, da frodi che oggi mandano in crisi il sistema dei frantoi e delle OP, molto presto il tessuto produttivo degli olivicoltori. Abbastanza ovvio, infatti, che di fronte a cisterne piene e alto rischio di mercato, i frantoi si cauteleranno, magari cercando di ridurre le perdite accusate in queste settimane, volendo pagare le olive il meno possibile. Quanto? Le cifre le ha date lei, non io.

Con costi produttivi in ascesa, un abbassamento delle quotazioni di ritiro delle olive rappresenterà un elemento di crisi per tante imprese olivicole. Ovvero la crisi dei prezzi di oggi per i frantoiani arriverà presto agli olivicoltori.

Una logica sana vorrebbe che gli olivicoltori, oggi, fossero solidali con i frantoiani, i quali dovrebbero esserlo domani, al ritiro delle olive.

Il vero tema, che nessuno sta affrontando, è dove sta l’utile. Già, perché se qualcuno di rimette c’è qualcuno che ci guadagna. Occorrerebbe risalire la filiera, su su fino alla Grande Distribuzione. Gli olivicoltori (eccezion fatta per le ultime due annate) ci rimettono, i frantoiani (forse) vanno a pareggio, gli industriali hanno marginalità del 2% circa, quando va bene. Chi ci guadagna?

Il consumatore? Non credo proprio. Gli propinano un olio che, se va bene, è vergine, facendoglielo pagare per extravergine.

E’ ora di sbattere i pugni sul tavolo, sì, per chiedere di non distruggere il valore di un’intera categoria commerciale, l’olio extravergine di oliva, e per ottenere una redistribuzione equa dei margini.

Buon lavoro e in bocca al lupo per la campagna olearia

Alberto Grimelli

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