La voce dei lettori
Mosca, cecidomia e marciume delle olive: cosa è successo nelle Marche e come difendere gli oliveti biologici
La domanda posta da Ezio Teani parte da un'osservazione precisa: olive colpite da punture apparentemente sterili della mosca dell'olivo, seguite da una necrosi circolare che può approfondirsi fino al nocciolo e provocare il completo marciume della drupa
01 settembre 2026 | 09:00 | T N
Chiedo notizie in merito all'episodio di mancata raccolta l'anno scorso in un territorio ristretto delle marche ascolano,valdaso e poco oltre.
Pare conseguenza di un parassita delle larve di mosca olivo che ha funto da vettore del fungo del marciume
Anche quest'anno noto punture sterili di mosca complicate da marciume e necrosi circolare sino al nocciolo
Chiedo se sia stato introdotto in zona la cecidomia dell'olivo che incula anche il fungo responsabile del marciume dato che in precedenza non ho mai visto nulla di simile.
L'enfasi dell' antagonismo biologico verso introduzione di popolazioni sterili di maschi mosca olearia (vietata )penso stia portando al disastro olivicoltura artigianale.
Vorrei sapere cosa ne pensate e se vi è rimedio ad una cura che aggrava il paziente.
Ezio Teani
Le rilevazioni ufficiali delle Marche confermano che non si tratta di un'osservazione isolata. Il Servizio Agrometeorologico regionale ha definito la campagna olivicola 2025 «una delle più difficili degli ultimi decenni», indicando nella fortissima pressione della mosca dell'olivo uno dei principali fattori di criticità. Nei notiziari relativi alla provincia di Ascoli Piceno e Fermo è stata inoltre documentata la presenza di Camarosporium dalmaticum, oggi ricondotto a Botryosphaeria dothidea, associata alle drupe danneggiate dalla mosca.
Un problema reale, soprattutto nell'area del Piceno
Il dato più significativo riguarda proprio le province di Ascoli Piceno e Fermo. Il notiziario regionale del novembre 2025 rileva che, in seguito alle condizioni particolarmente favorevoli alla proliferazione della mosca, le aziende che non avevano effettuato interventi o li avevano eseguiti in modo non corretto, soprattutto nelle fasi iniziali, hanno registrato perdite significative. La Regione sottolinea che il fenomeno ha interessato un numero consistente di aziende e la quasi totalità degli olivicoltori hobbisti.
Ma il dato più interessante è quello successivo: oltre al danno diretto provocato dalla mosca, gli ispettori hanno riscontrato il fungo Camarosporium dalmaticum. Le analisi di laboratorio hanno confermato la sua presenza e il Servizio Agrometeorologico ha collegato la disidratazione e la cascola precoce delle olive alla possibile azione del fungo.
La spiegazione tecnica fornita dalla stessa Regione coincide in larga misura con l'osservazione dell'olivicoltore: il fungo necessita di ferite o lesioni per penetrare nella polpa e il foro provocato dalla mosca, oppure la presenza della cecidomia Lasioptera berlesiana, possono favorirne la penetrazione.
Non siamo dunque davanti a un'ipotesi puramente teorica.
La cecidomia è effettivamente coinvolta
La Lasioptera berlesiana è una cecidomia già conosciuta nell'olivicoltura italiana. Non risultano, dalle fonti ufficiali consultate, elementi che consentano di affermare che sia stata recentemente introdotta artificialmente nella Valdaso o nell'Ascolano.
Questo punto è importante: la presenza della cecidomia non dimostra di per sé che qualcuno l'abbia introdotta nel territorio.
La sua biologia, tuttavia, spiega perfettamente perché possa essere diventata improvvisamente molto più visibile agli agricoltori.
Il Servizio Agrometeorologico marchigiano descrive la cecidomia come un antagonista naturale della mosca: la femmina depone nelle cavità create dalle punture della Bactrocera oleae e la larva, di colore aranciato, si nutre delle uova e delle larve della mosca. Parallelamente, però, la cecidomia è associata al fungo Camarosporium dalmaticum. La femmina può introdurre il micelio nella cavità della drupa e il fungo provoca il marciume dell'oliva.
Si crea quindi una situazione biologica apparentemente paradossale: lo stesso organismo che contribuisce al controllo naturale della mosca può contribuire alla diffusione di un fungo che danneggia l'oliva.
È proprio questo il nodo che merita maggiore attenzione.
Il paradosso della lotta biologica
La cecidomia non può essere semplicemente classificata come "insetto dannoso". Dal punto di vista entomologico svolge una funzione positiva perché predando uova e larve della mosca riduce il potenziale riproduttivo del principale fitofago dell'olivo.
Il problema nasce quando si guarda all'oliveto non dal punto di vista di un singolo organismo, ma dal punto di vista dell'intero sistema.
La sequenza può diventare:
mosca → puntura della drupa → cecidomia → introduzione del fungo → necrosi → marciume → cascola.
La Regione Marche descrive esattamente questa dinamica e precisa inoltre che la cecidomia può insediarsi, seppure in misura limitata, anche in olive che non contengono uova o larve della mosca ma che presentano lesioni provocate da altre cause.
Questo elemento è particolarmente interessante rispetto alla testimonianza di Teani sulle cosiddette "punture sterili".
Una puntura della mosca apparentemente priva di larva non deve quindi essere considerata necessariamente una lesione irrilevante. Può rappresentare una porta d'ingresso per altri organismi e, in determinate condizioni, inserirsi nel ciclo che conduce allo sviluppo del marciume.
Il 2025 ha fatto emergere il problema in maniera drammatica
La dimensione dell'emergenza marchigiana può essere compresa anche attraverso i dati produttivi.
Secondo i dati SIAN riportati dal Servizio Agrometeorologico regionale nel novembre 2025, nelle Marche risultavano allora 7.474 tonnellate di olive molite contro 36.306 tonnellate nel 2024, con 945 tonnellate di olio prodotto contro 3.905 nell'annata precedente. Si tratta di dati parziali, quindi non possono essere utilizzati come consuntivo definitivo, ma rendono comunque evidente la gravità della campagna.
La stessa Regione segnala che le olive fortemente attaccate dalla mosca e interessate dalla presenza di Camarosporium possono determinare un deterioramento della qualità dell'olio. Per questo raccomanda di controllare attentamente sia i parametri chimici sia quelli organolettici degli oli ottenuti.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto la quantità di olive raccolte. Può riguardare anche la qualità della materia prima e la categoria commerciale dell'olio ottenuto.
Perché l'olivicoltura biologica è particolarmente esposta
La situazione è ancora più complessa per l'olivicoltura biologica e per quella familiare o artigianale.
Nel biologico il margine operativo contro la mosca è più ristretto e il successo della difesa dipende molto dalla tempestività del monitoraggio. Un trattamento effettuato quando una parte consistente delle olive è già stata colonizzata non può recuperare il danno provocato dalle larve e, soprattutto, non può eliminare il tessuto già compromesso.
Il problema diventa ancora più serio negli oliveti di piccola dimensione, dove spesso non esiste una rete di monitoraggio territoriale paragonabile a quella delle aziende professionali.
La stessa documentazione regionale evidenzia che nel 2025 le aziende che non avevano effettuato interventi, o li avevano effettuati in maniera non corretta soprattutto nelle prime fasi, hanno subito perdite significative.
Non è quindi sufficiente dire all'olivicoltore "bisogna combattere la mosca". La questione è quando, come e con quale strategia intervenire.
La difesa deve partire dal monitoraggio, non dal calendario
La strada indicata oggi dall'AMAP va proprio nella direzione di una difesa basata sul monitoraggio territoriale, sui dati meteorologici, sui modelli previsionali e sull'integrazione delle diverse strategie di controllo. Nel giugno 2026 l'Agenzia ha organizzato un incontro tecnico specificamente dedicato alla difesa dalla mosca dell'olivo, illustrando queste metodologie.
È un'impostazione condivisibile, ma nelle zone dove il 2025 ha mostrato una pressione eccezionale occorre probabilmente fare un passo ulteriore: monitorare non soltanto la mosca, ma l'intero complesso mosca-cecidomia-fungo.
Per un territorio come la Valdaso sarebbe molto utile sapere, settimana dopo settimana, quante olive presentano punture, quante contengono uova o larve di mosca, quante ospitano larve di Lasioptera, quante sviluppano la tipica necrosi e quante risultano positive al fungo.
Senza questa serie di dati è impossibile stabilire se il problema sia semplicemente una conseguenza di un'elevata pressione della mosca oppure se negli ultimi anni sia cambiato l'equilibrio biologico dell'oliveto.
La priorità è capire se esiste una nuova dinamica epidemiologica
Questa, a mio avviso, è la domanda più importante da rivolgere alla ricerca regionale.
Non è sufficiente sapere che Lasioptera berlesiana è presente. Bisogna sapere quanto è presente oggi rispetto al passato.
Se gli olivicoltori della Valdaso riferiscono che determinate forme di necrosi erano praticamente sconosciute fino a pochi anni fa e sono diventate frequenti nel 2024-2025, sarebbe opportuno verificare sperimentalmente se vi sia stato un aumento locale della popolazione della cecidomia, del fungo o di entrambi.
Sarebbe inoltre importante verificare l'eventuale influenza di cultivar, esposizione, irrigazione, densità della chioma, gestione del suolo, presenza di lentisco e altre piante ospiti, andamento delle temperature e disponibilità di olive lesionate.
Solo una simile indagine può trasformare una percezione degli agricoltori in una diagnosi scientifica.
Attenzione alla teoria dell'introduzione della cecidomia
La testimonianza di Teani solleva anche la questione di una possibile introduzione artificiale della cecidomia. Su questo punto, però, le informazioni disponibili non consentono di sostenere questa conclusione.
La Lasioptera berlesiana è infatti un organismo già presente negli agroecosistemi olivicoli e la sua biologia è conosciuta da molti anni. La letteratura scientifica la considera un antagonista naturale della mosca, pur riconoscendone il possibile ruolo nella trasmissione di funghi associati alle lesioni delle drupe. Studi recenti sottolineano peraltro che l'interazione tra mosca, cecidomia e funghi è più complessa di quanto una semplice relazione "insetto utile/insetto dannoso" possa far pensare.
Pertanto, allo stato attuale, sarebbe più corretto parlare di esplosione o alterazione di un equilibrio biologico locale piuttosto che di introduzione della cecidomia.
E la tecnica dell'insetto sterile?
Anche su questo punto è necessaria una distinzione.
La Sterile Insect Technique, o SIT, è una metodologia reale di controllo della mosca: prevede l'allevamento massale di maschi sterili e il loro rilascio affinché competano con i maschi selvatici, riducendo progressivamente la riproduzione della popolazione. È una tecnologia studiata anche per Bactrocera oleae.
Tuttavia, dalle fonti ufficiali consultate non emerge un elemento che consenta di collegare l'attuale presenza di Lasioptera nella Valdaso a un programma di rilascio di maschi sterili della mosca.
Sarebbe quindi improprio attribuire oggi alla SIT la responsabilità del fenomeno senza dati sperimentali.
La questione sollevata dall'olivicoltore rimane però valida sotto un altro profilo: ogni strategia di controllo di un fitofago deve essere valutata per gli effetti sull'intero agroecosistema, e non soltanto sulla popolazione dell'insetto bersaglio.
Quale strategia per il biologico?
La soluzione, a mio avviso, non consiste nel cercare di eliminare indiscriminatamente la cecidomia.
Se la cecidomia contribuisce realmente alla riduzione delle popolazioni di mosca, eliminarla potrebbe produrre l'effetto opposto: più mosca e, quindi, più olive lesionate.
La strategia dovrebbe invece puntare a ridurre il numero di punture della mosca e contemporaneamente impedire che le lesioni diventino siti efficienti di sviluppo del complesso fungino.
Per il produttore biologico questo significa rafforzare il monitoraggio, intervenire precocemente secondo le possibilità previste dalla normativa biologica, utilizzare correttamente le strategie adulticide e/o repellenti consentite, mantenere una buona copertura con prodotti corroboranti dove tecnicamente appropriato e anticipare, quando la situazione fitosanitaria lo richiede, la raccolta.
Il caolino, per esempio, è stato indicato nei bollettini regionali anche come strumento di protezione dalla radiazione e dalle alte temperature e come elemento di contrasto alle deposizioni della mosca.
Ma nessuna di queste tecniche dovrebbe essere considerata una soluzione autonoma. Il principio deve essere quello della gestione integrata della popolazione della mosca, con interventi determinati dai monitoraggi e dalle condizioni climatiche.
La vera soluzione potrebbe essere territoriale
Per la Valdaso sarebbe probabilmente insufficiente lasciare ogni singolo olivicoltore solo davanti al problema.
La mosca dell'olivo è un fitofago mobile e il successo della difesa in un oliveto può essere compromesso dalla presenza di forti popolazioni nei terreni circostanti. Questo è particolarmente evidente in un territorio caratterizzato dalla presenza contemporanea di oliveti professionali, piccoli appezzamenti, olivi abbandonati e olivicoltura hobbistica.
La Regione Marche ha già una rete di monitoraggio e un sistema di modelli previsionali.
Il passo successivo potrebbe essere la realizzazione, proprio nell'area Ascolano-Valdaso, di un monitoraggio sperimentale territoriale specifico sul complesso Bactrocera oleae–Lasioptera berlesiana–Botryosphaeria dothidea.
Sarebbe sufficiente partire da alcuni oliveti sentinella, biologici e convenzionali, rappresentativi delle diverse condizioni pedoclimatiche e varietali, e analizzare sistematicamente le drupe.
Prima di curare, bisogna fare diagnosi
Per un oliveto come quello descritto da Teani, la prima operazione che suggerirei non è un ulteriore trattamento, ma una diagnosi di laboratorio sulle olive colpite.
Bisognerebbe verificare contemporaneamente la presenza di Bactrocera oleae, Lasioptera berlesiana e Botryosphaeria dothidea/Camarosporium dalmaticum. È importante soprattutto stabilire se le lesioni osservate siano effettivamente riconducibili a questo complesso e non ad altri patogeni o a fenomeni fisiologici.
Il Servizio Fitosanitario regionale dispone di attività di analisi e il sistema AMAP comprende anche servizi di laboratorio.
Una volta ottenuta la diagnosi, si può decidere se modificare la strategia di difesa.
Il punto politico e agronomico
La preoccupazione espressa dall'olivicoltore contiene dunque un elemento che non dovrebbe essere liquidato come semplice diffidenza verso la lotta biologica.
Il problema vero è un altro: non esiste necessariamente una coincidenza tra il beneficio prodotto da un organismo su un fitofago e il beneficio complessivo per l'agricoltore.
La cecidomia può essere utile perché riduce la mosca e contemporaneamente può rappresentare, in determinate condizioni, un elemento della diffusione del fungo. Il risultato finale dipende dall'equilibrio fra le due dinamiche.
Questo non significa che la lotta biologica sia sbagliata. Significa che deve essere valutata in termini di bilancio agroecologico complessivo.
Per l'olivicoltura artigianale e biologica delle Marche il rischio sarebbe passare da una semplificazione all'altra: prima considerare la mosca come unico problema, poi considerare la cecidomia come unicamente "insetto utile". Il sistema reale è molto più complesso.
La campagna 2025 ha dimostrato che questo approccio non è più sufficiente. La Regione ha documentato contemporaneamente una pressione eccezionale della mosca, la presenza del fungo Camarosporium/Botryosphaeria e il possibile ruolo della Lasioptera nell'apertura delle vie di infezione.
Per questo la richiesta degli olivicoltori della Valdaso dovrebbe essere trasformata in una proposta concreta: un'indagine epidemiologica locale, condotta prima della raccolta, che misuri contemporaneamente mosca, cecidomia e marciume.
Solo così si potrà stabilire se siamo di fronte a un'anomalia della campagna 2025, a una nuova condizione climatica che favorisce il complesso parassitario o a una modificazione più stabile dell'equilibrio fitosanitario degli oliveti del Piceno.
E, soprattutto, si potrà evitare quello che Teani definisce efficacemente "una cura che aggrava il paziente": non eliminare un organismo utile per errore, ma nemmeno considerarlo utile senza misurare il danno collaterale che può determinare sulla produzione.
Potrebbero interessarti
La voce dei lettori
L’eterna diatriba tra olivicoltori e frantoiani mentre il giusto reddito vola via
Le attuali perdite subite dai frantoiani sono davvero solo “rischio d’impresa”? E siamo sicuri che gli olivicoltori non pagheranno presto pegno? Nell’eterna diatriba un vincitore c’è. La riflessione di Michele Toriaco e la risposta di Alberto Grimelli
08 luglio 2026 | 08:30
La voce dei lettori
Minimo quantitativo di frangitura: un problema tecnologico ed economico
L’olivicoltura hobbistica richiede, in epoca di cambiamenti climatici, flessibilità nella gestione di quantitativi minimi di frangitura scontrandosi con le esigenze dei frantoi. Le riflessioni di Antonio Mazzei e la risposta di Alberto Grimelli
04 dicembre 2025 | 09:00
La voce dei lettori
Olio extravergine di oliva: rimane un gran lavoro da fare
Servono nuove alleanze tra le imprese produttrici, artigiane, agricole e industriali, e la Grande Distribuzione. Dobbiamo dare valore ad un “alimento funzionale” alla salute dell’uomo e ad una filiera agroalimentare al servizio del consumatore
29 agosto 2025 | 11:00
La voce dei lettori
L'olio di oliva lo fa il produttore, il mercato lo fa il consumatore
Mi chiedo perché i panel di “assaggio” li fanno gli assaggiatori e non i consumatori: invece di insegnare ai consumatori come si fanno gli assaggi, bisogna insegnare ai produttori come fanno i consumatori a valutare gli oli. La lettera di Gigi Mozzi
07 agosto 2025 | 12:00
La voce dei lettori
Miscela di oli di oliva originari dell'Unione Europea e non originari dell'Unione, che significa?
Un olio extravergine di oliva riposta questa indicazione in etichetta. Che significa? Posso fidarmi? La spiegazione sulla dizione e poi un consiglio
17 febbraio 2025 | 15:00
La voce dei lettori
Teatro Naturale sarà quotidianamente al vostro fianco
Un restyling con le novità principali che saranno “sotto il cofano”. Teatro Naturale diventa, di fatto, un quotidiano con notizie che saranno on line in ogni momento della giornata per offrire informazioni e aggiornamenti in tempo reale
12 ottobre 2024 | 09:30