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E' a rischio la prossima campagna olearia: i frantoiani pagano la crisi del mercato dell'olio di oliva
Prima che la crisi di mercato dell'olio di oliva si facesse sentire, la stragrande maggioranza degli olivicoltori aveva già venduto e incassato tutto. Troppe perdite economiche per i frantoiani. Chi ritirerà le olive ai produttori a novembre? A che prezzo?
06 luglio 2026 | 14:00 | Pietro Pipitone
Mi rivolgo pubblicamente, come Presidente dell’Associazione Siciliana Frantoi Oleari (ASFO), per denunciare la drammatica crisi che sta colpendo la filiera olivicola-olearia siciliana e l’isolamento istituzionale in cui versa la nostra categoria.
Il mondo politico siciliano sta sistematicamente escludendo il comparto oleario dai provvedimenti urgenti per fronteggiare la grave crisi in corso. A mio parere, il motivo è tanto semplice quanto grave: in questo momento, l'anello della produzione primaria – ovvero l'olivicoltore – non sta avvertendo il colpo, che invece si sta abbattendo esclusivamente sulle altre componenti della filiera, come l’industria di trasformazione e i confezionatori. Di conseguenza, essendoci un benessere temporaneo alla base, né gli olivicoltori né le grandi confederazioni di categoria stanno esercitando la dovuta pressione politica per accendere i riflettori su questa drammatica emergenza.
Voglio chiarire le ragioni di questa situazione. Gli olivicoltori siciliani hanno vissuto una campagna olearia ottima e, in alcune province, persino eccezionale, sia per le quantità prodotte sia per il prezzo di vendita delle olive e dell’olio. Inoltre, prima che la crisi dell'olio si facesse sentire, la stragrande maggioranza dei produttori aveva già venduto e incassato tutto.
La vera crisi è nei frantoi
La vera crisi la stiamo vivendo noi frantoiani, la nostra categoria è letteralmente infuriata per l'abbandono totale in cui si trova. All'inizio della campagna, i trasformatori hanno acquistato il prodotto dagli olivicoltori a prezzi importanti: il prezzo di ritiro dell’olio all’ingrosso ha raggiunto inizialmente picchi di 9-10 euro al kg, con una media stabile di 7-8 euro. Oggi, quegli stessi frantoiani si trovano in una condizione drammatica, con un prezzo attuale di mercato che è crollato abbondantemente al di sotto di quello d'acquisto. Questo significa essere bloccati nell'impossibilità di vendere, oppure essere costretti a farlo registrando pesanti perdite economiche, con l’aggravante di essere, nel frattempo, esposti finanziariamente con le banche.
Nonostante questo scenario disastroso, la risposta delle istituzioni e delle rappresentanze sindacali è stata il silenzio o, peggio, l'esclusione. Infatti siamo stati esclusi dall’ultimo bando di finanziamento dell’Assessorato Agricoltura, negando un sostegno vitale alla nostra categoria. Parallelamente, l’Assessorato alle Attività Produttive non ci ha nemmeno convocati al tavolo tecnico dove ci si è confrontati, tra assessorato e associazioni di categoria, sui prossimi bandi in uscita. Due pesanti porte in faccia che dimostrano come la politica non percepisca l'emergenza, solo perché l’olivicoltura primaria, oggi, non sta risentendo del colpo, come detto in precedenza.
A questo isolamento si aggiunge l’ennesimo schiaffo da parte delle grandi sigle sindacali:
Confagricoltura Sicilia ha recentemente chiesto un incontro urgente con l’Assessore Sammartino per affrontare i temi e le modalità degli interventi a sostegno delle produzioni ma ha limitato il focus solo su grano e vino. L'olio, ancora una volta, non è stato nemmeno considerato. Una miopia sindacale incomprensibile che certifica come nessuno stia percependo l’emergenza reale.
L'allarme per il futuro: a rischio la prossima campagna olearia
Dalla prossima campagna olearia, le cose potrebbero cambiare drasticamente e a pagarne le conseguenze saremo tutti, olivicoltori compresi. I frantoiani che si troveranno in deposito quantità significative di olio invenduto non avranno la liquidità, lo spazio e la voglia per ritirare i prodotti dell’olivicoltore. Aggiungo che non li ritireranno nemmeno tutti gli altri frantoiani che, anche non trovandosi in queste disastrose condizioni, vorranno tutelare nel futuro la stabilità economica delle proprie aziende.
Vediamo se a quel punto la politica, le confederazioni e gli stessi olivicoltori prenderanno finalmente coscienza della grave crisi in atto. Non è più tollerabile che il frantoiano renda un servizio agli olivicoltori, e, in alcuni casi, anche ai commercianti/confezionatori, facendosi carico, da solo, di tutti gli oneri e i rischi d'impresa.
Da parte mia, mi farò promotore in prima persona per sensibilizzare e unire tutte le altre associazioni e aggregazioni di frantoiani siciliani in questa battaglia ormai necessaria e non più rinviabile.
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