Editoriali
Karlo Petrini e il comunismo agricolo
05 giugno 2010 | Alberto Grimelli
Allâinizio era semplicemente Slow Food, una innocente combriccola di buongustai dediti alla scoperta di prelibatezze rare e particolari.
Poi, pian piano, quasi inavvertitamente nacque unâideologia fino a diventare, oggi, un movimento politico e dâopinione, oltre a essere una holding da milioni di euro di fatturato.
Un percorso molto fast, per essere unâassociazione che propugna un modello alimentare e di vita slow.
Grazie allâaiuto di un simpatico e ispiratissimo volume di Luca Simonetti che si è impegnato e sicuramente divertito a smascherare tutte le contraddizioni dellâideologia di Slow Food è possibile ripercorrere, sicuramente molto faziosamente, i passi compiuti per trasformare unâassociazione di buongustai in un impero con forte ascendente politico-economico.
Passo 1
Attrarre i buongustai, trasformando il senso di colpa del piacere della tavola in unâesperienza culturale.
âin un mondo dove la deprivazione sensoriale ci porta allâottundimento della nostra facoltà di udire, di vedere, di tastare, di gustare e di annusare, lâallenamento dei ensi diventa un atto di resistenza contro la distruzione dei sapori e contro lâannicchilimento dei saperi.. Il gastronomo, da questo punto di vista, si può porre come un privilegiato che sa discernere e che, con le stesse scelte pilotate da una sensibilità immune dalle distrazioni della civiltà industriale, sa dirigere il futuroâ Carlo Petrini, 2005.
Una vera e propria rivalutazione del ghiottone che, da sempre nella nostra società ha avuto una connotazione negativa.
Con un colpo di magia il peccato di gola viene trasformato in un atto di civiltà .
Passo 2
Dopo aver conquistato i buongustai, fu la volta dei contadini , anchâessi elevati a custodi di preziosi saperi tanto elevati da poter guardare la scienza dallâalto in basso.
âI produttori di cibo buono, pulito e giusto posseggono un sapere che non si impara a scuola, che non si calcola con formule matematiche, ma che è la risultante di un rapporto simbiotico con il creato che molti di noi su questa Terra hanno perdutoâ Carlo Petrini, 2004
Il matrimonio dâinteressi tra settore primario e Slow Food si ha però con la nascita dei Presidi Slow Food che diventano un vettore di promozione e di marketing di sicuro successo.
Il bollino slow Food è un attestato che fa vendere, a un prezzo remunerativo e gli agricoltori, gioiosi, accorrono tra le braccia di Carlo Petrini.
Passo 3
Nel ricco e variegato mondo agroalimentare cosâè buono e cosâè cattivo?
Eâ buono ciò che è naturale e tradizionale, cattivo tutto il resto.
Ma chi decide cosa è naturale e tradizionale? Slow Food, naturalmente.
âLâuso della barrique è una tecnica di cantina che non altera la naturalità del vino. Ma un concentratore, che altera i valori biochimici dellâuva prodotta in qul particolare anno, è un procedimento naturale? Eâ ancora pura e semplice tecnica di cantina? Qualcuno dirà che anche diradare in vigna è alterare lâandamento stagionale delle colture. Ma ammesso una volta per tutte che non stiamo parlando di tornare al puro stato di natura, che ragioniamo sempre di unâinterazione dellâuomo sulla natura per fini alimentari, secondo noi diradare è naturale e dunque può dare vini di qualità , concentrare no.â Dizionario di Slow Food
Passo 4
Un nuovo modello sociale: il progetto Terra Madre come âun vero sviluppo sostenibile, slegato dallâidea di crescita economica a tutti icosti, ma connesso allâidea di crescita umana, alla diffusione di un bene comune che ci garantisca un futuro meno grigio e cibo di qualità per tuttiâ Carlo Petrini, 2004.
le comunità del cibo hanno unâimportanza strategica ne disegnare una nuova società . Le comunità , infatti, sono fondate sul sentimento, sulla fraternità , sul rifiuto dellâegoismo. Esse legano nel lavoro i destini di donne e uomini impegnati a difendere le loro tradizioni, le loro culture e le loro coltureâ Carlo Petrini.
âObiettivo dei futuri Presidi Slow Food nello zone sottosviluppate sarà di recuperare e difendere i saperi tradizionali affinché diventino motori di sviluppo e di benessere. Si badi bene: i paesi âpoveriâ sono in realtà ricchi di uno straordinario patrimonio si specie vegetali e animali, di antiche culture locali, di mai espresse potenzialità umaneâ Carlo Petrini 2001
La quadra del cerchio
Una volta create le basi di mercato, ovvero quella rete di buongustai con buone capacità di spesa e tempo sufficiente a dedicarsi ai piaceri della tavola, ma redenti dallâideologia di Slow Food che eleva il gastronomo al rango di dirigente, è stata la volta dellâofferta, del legame con i contadini. Anchâessi sono stati lusingati come custodi di saperi e posti al di sopra dellâinnovazione e della scienza. Ma non basta. Il legame si fa più saldo perché è Slow Food attraverso il suo mercato a garantirgli vendite e reddito, ovviamente a determinate condizioni. Le condizioni sono dettate da Slow Food stessa che decide quale pratica agronomica o tecnologica sia giusta o sbagliata, senza necessità di alcuna validazione tecnico-scientifica. Eâ così e basta. Il passo più ardito per ultimo, con Terra Madre, in cui si propugna lâidea di comuni agricole che fuggano dallâinnovazione per abbracciare le vecchie tradizioni, vere fonti di ricchezza. Una potenzialità enorme se a pagare per queste prelibatezze sono i ricchi capitalisti
Ecco quindi la nascita della creatura perfetta: il comunismo agricolo pagato e sorretto dal capitalismo industriale.
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