Editoriali

I giochi mondiali sull’olio di oliva: l’italietta affonda, tutta tattica e niente strategia

I giochi mondiali sull’olio di oliva: l’italietta affonda, tutta tattica e niente strategia

Ai Mondiali di calcio non ci siamo andati e nell’olio scivoliamo tra i dilettanti. Vincenti e perdenti dell’operazione Deoleo. Ecco come cambia la geopolitica dell’olio

06 novembre 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

Deoleo è andata a Dcoop e Acesur per 520 milioni di euro, cifra più bassa rispetto a quella della cordata Coricelli-Migasa, da 545 milioni di euro. I nuovi padroni di Carapelli, Bertolli e Sasso sono 100% spagnoli.

La decisione nella serata del 5 novembre con la firma di un contratto vincolante di compravendita con Aceites del Sur-Coosur, riconducibile al gruppo Acesur, e Dcoop. Come detto, la differenza tra le due cordate non riguarda soltanto il prezzo, ma soprattutto la logica industriale dell'acquisizione.

L’operazione Deoleo, vista l’importanza del gruppo oleario anglo-iberico, ha un sapore geopolitico. Non è solo economia, visto che in gioco ci sono anche posti di lavoro (che fine farà lo stabilimento di Tavernelle Val di Pesa?), posizionamento strategico, rapporti con altre nazioni produttrici o consumatrici di olio, oltre a immagine e leadership.

E' sbagliato vederla con occhi italiani, quindi dividendosi al solito in guelfi contro ghibellini (pro o contro Coricelli, pro o contro Dcoop). Altrettanto sbagliato vederla in ottica spagnola (tanto i marchi sono già loro), è questione che non interessa l'Italia.

La partita ha una valenza strategica che va ben oltre il presidio di qualche mercato, il controllo del prezzo dell’olio o i fatturati. È questione di prestigio, di capacità di difesa degli interessi nazionali, di proiezione di potenza a livello internazionale. Forse nel piccolo settore dell’olio ma proprio perché piccolo, si vede chi sa farsi valere veramente. Chi è comparsa e chi è protagonista.

Ecco allora i vincenti e perdenti della partita Deoleo, con la raccomandazione di non fermarvi solo ai titoli. C’è molto da raccontare in questa vicenda e un vincente di oggi può diventare il perdente di domani

Governo spagnolo: vittoria su tutti i fronti. L’olio di oliva è cosa sua. E non si tocca. Le mosse “diplomatiche” sugli advisor William Blair e KPMG e sull’azionista di Deoleo CVC Partners sono state la sintesi di una politica strategica e di interesse nazionale.

Governo italiano: perdente su tutti i fronti. Con la scusa che i contendenti all'inizio della partita fossero due (Bonifiche Ferraresi e Coricelli) ha rinunciato formalmente a intervenire. Tattica per accontentare gli amici ma ben poca strategia. La bandiera bianca è issata sul pennone del castello italico.

Dcoop: vincente. Antonio Luque, presidente di Dcoop, ha vinto la battaglia della vita e ha costruito l’operazione con una gran dose di pazienza, di diplomazia e intessendo una rete. È vero che dietro a Deoleo ci stava da anni ma ha saputo giocare una partita quasi perfetta, da maestro di scacchi, di chi sa che la geopolitica vale più di qualche milione di euro. 

Acesur. Carlos Jimenez, vera mente di Acesur, vuole una bella fetta del mercato americano e niente di meglio, allora, che prendersi Bertolli, insieme all’amico Luque. Non sono alleati, ma hanno siglato un’alleanza sulla base dei rispettivi posizionamenti e interessi, facendo gioco di squadra. Vince comunque la Spagna e dunque anche loro ne trarranno beneficio.

Coricelli ha perso la partita per Deoleo all'ultimo miglio, anzi al fotofinish. Ha capito anche che non poteva andare da sola contro l'intera Spagna e si è alleata con Migasa. Oggi ne esce ferita. Ne esce anche più consapevole della propria posizione e dei propri mezzi. La famiglia Coricelli è stata l’unica ad avere coraggio, visione e mezzi finanziari, senza manine pubbliche, per provare un simile colpo. Ed è stata a un passo dal riuscirci. Darli per morti? Non commetterei mai un simile errore. Si sa: “nella vita di un imprenditore ci sono altri e bassi”

Bonifiche Ferraresi: pensare a comprare una quota di Carapelli non cambia strategia e direzione del colosso ferrarese. Un’operazione pensata per accontentare gli amici, fatta con soldi pubblici, a riprova che non è un investimento strategico. E siamo sicuri che Federico Vecchioni, patron di BF, si fosse assicurato di non perderci nel breve-medio periodo.

Farchioni: l’arzillo ottantenne Pompeo Farchioni è andato a visitare lo stabilimento di Tavernelle di Carapelli. C’è lui dietro l’ipotesi dell'operazione BF-Carapelli. Ha sicuramente impedito che un concorrente (Coricelli) si rafforzasse troppo, diventando un pericolo per il proprio business. 

Coldiretti: sicuramente Coldiretti ha guardato con occhi benevoli all’operazione BF, il che significa aver osteggiato Coricelli. 

ItaliaOlivicola: ha preferito non giocare la partita, stando a guardare. Oggi si trova nella spiacevole situazione di dover trattare con Dcoop-Acesur per i contratti di filiera. 

Insomma, è finita così la partita, con Dcoop grande vincente, l’Italia merita davvero la serie D (altro che Nazionale che non va ai mondiali). In Italia abbiamo pensato a osteggiare Coricelli o comunque a farci la guerra tra noi, in Spagna due aziende concorrenti si sono alleate verso un obiettivo strategico comune, ottenendo il supporto del governo. Lasciamo che i grandi giochino la Champion League… forse ricominciare come dilettanti ci gioverà. Forse capiremo che è ora di fare meno tattica e più strategia.

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