Editoriali

Avvelenamento di massa

21 luglio 2012 | Luigi Caricato

Un lettore ci ha accusato di essere servi delle industrie chimiche. In un commento postato in un articolo apparso sul numero della scorsa settimana, tale signore ha scritto un messaggio che non lascia spazio a equivoci: “da un sito sponsorizzato dalle industrie chimiche non ci si poteva aspettare nulla di diverso”, e poi argutamente aggiunge la sorpresa, nel medesimo tempo, della “leggerezza con cui si riduce ad una mera questione di limiti di legge e difformità di normative nazionali, una notizia che in buona sostanza segnala un prolungato (dal 1965 ad oggi) episodio di avvelenamento di massa”. Il riferimento – giusto per intenderci – è al problema emerso in seguito alla presenza di tracce di Chlorpyrifos, un insetticida fosforganico, negli oli destinati al mercato statunitense.

Inutile dire che il commento non sia stato approvato. E questo ovviamente non per ragioni di censura, visto che lo si riporta qui con maggiore risalto, elevandolo addirittura a tema dell’editoriale della settimana. La ragione della non approvazione in coda all’articolo, sta nell’atteggiamento ideologicamente ostile che io non accetto, e anzi detesto con tutte le mie energie. Non accolgo con favore quelle persone che con troppa facilità esprimono giudizi puntando a ferire l’onorabilità altrui pur di mantenere fede al proprio verbo.

Offendere lanciando accuse di essere servi è da persone che non meritano il minimo di rispetto umano. Giusto per dare soddisfazione all’estensore del commento, riporto un altro pezzo del commento: “Possiamo stare certi che se la FDA americana ha bandito il Chlorpyrifos, lo ha fatto a conclusione di una lotta decennale tra le evidenze scientifiche della sua tossicità e gli interessi economici dell'industria produttrice, come sappiamo per certo che se in Europa continua ad essere venduto è perché gli interessi dei padroni della chimica continuano a prevalere sulla salvaguardia della salute pubblica”.

Io queste persone non le accoglierei al mio tavolo. Non condividerei con loro nemmeno un tozzo di pane. Perché questa idea che ci siano da una parte i servi e dall’altra le persone libere – per una sorta di autoproclamazione – mi getta un odore fetido addoso che preferisco starne alla larga e non condividere nulla con costoro.

Perdonatemi l’eclatante disprezzo, ma sono fatto così. Non accetto la supponenza. Gli arroganti preferisco tenerli ben lontani da me. Un conto è il civile confronto, altro è il giudizio già costituosi senza nemmeno dar spazio al rispetto. Il pregiudizio abbonda nella testa dei presuntuosi.

Prosegue il commento. “L'olivicoltura poi, è una delle colture più rustiche e resistenti”. E qui si arriva al dunque. “Nella mia azienda da anni produciamo olio ricorrendo solo all'uso di trappole cromatiche per la mosca, senza ingrassare la Bayer e senza avvelenare nessuno”.

Cosa debbo aggiungere? Che sono orgoglioso di avere Bayer CropScience tra gli inserzionisti, e sia benedetta la sua presenza in Teatro Naturale come in ogni altra testata giornalistica che tratta temi agricoli. Con questa azienda ho collaborato tra l’altro a un progetto editoriale unico, straordinario: la collana “Coltura&Cultura”, scrivendo due capitoli nel volume L’ulivo e l’olio e un capitolo nel volume La patata. Una collana di dodici volumi che rappresentano un impegno a favore dell’agricoltura senza precedenti nella storia. E non solo, grazie all’impegno di Bayer CropScience ho partecipato a diversi convegni, con pubblico di agricoltori numeroso e attento, al cui tavolo dei relatori vi erano persone che hanno dedicato e dedicano tutta la loro vita alla conoscenza in agricoltura, apprtando sempre nuovi saperi.

E così, leggere il commento che qui ho riportato in tutta la sua luce sinistra, getta discredito e rancore sull’agricoltura, banalizzando un tema, quello della chimica in agricoltura, così delicato e centrale, che non può essere certo ridotto a stupro del pensiero.

Meglio essere circondati da ignoranti saggi, piuttosto che da pseudo acculturati che non conosceranno mai la strada della saggezza.

 

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Vitangelo Magnifico

22 luglio 2012 ore 10:52

Bravo Luigi, mi associo al giudizio di Satolli. Anzi per giocare sulle parole dovremmo essere satolli di questi presuntuosi che pretendono di elevare a sistema le loro pur interessanti esperienze anche se limitatissime e non generalizzabili, soprattutto quando si parla di agricoltura. Come te, anch'io dovrei essere fra i servi delle multinazionali: collaboro ai testi della collana "Coltura&Cultura" avendone addirittura coordinato un volume, quello sul Pomodoro e partecipato a quelli sul Carciofo e sulle Insalate non ancora presentato. Lo scrivo per accentuare le mie eventuali colpe (per questa gente facciamo parte di un grande disegno criminoso ai danni dell'intera umanità con il pretesto di volerla sfamare!) e soprattutto per invogliare l'accusatore e i suoi simili a sfogliare i volumi: basta solo guardare le foto e leggere le didascalie per imparare molto! Non è poi un grosso sforzo anche per chi pensa di aver capito tutto!!
Ancora la mia stima e il mio affetto per te e quelli come noi che devono quotidianamente subire le offese da chi, purtroppo, si sente difeso da un inqualificabile potere politico che li asseconda e coccola in attesa di voti e degradanti show con le loro infinite bancarelle. E i risultati si vedono.

Romano Satolli

21 luglio 2012 ore 12:14

Bravo Luigi, hai risposto degnamente ad uno sei soliti ayatollah del biologico, come se fossero gli unici produttori di cibi sani. Purtroppo ci sono troppi profeti ignoranti di agricoltura che danno sostegno a questi "illuminati" delle credenze del passato.