Editoriali

La bufala della sicurezza alimentare

15 gennaio 2011 | Alberto Grimelli

Il temine sicurezza deriva dal latino “sine cura”, ovvero senza preoccupazione.
Ma chi oggi, realmente, può definirsi non preoccupato di quanto stanno mangiando e consumando quotidianamente?
Il concetto stesso di sicurezza alimentare è una chimera, lo avevo già scritto nel 2004 (link esterno), uno dei miei primi editoriali su Teatro Naturale.
Da allora i sistemi di controllo e di certificazione si sono ulteriormente rafforzati e inaspriti ma le minacce alla sicurezza alimentare non sono affatto diminuite. E' sufficiente farsi un giro sul sito del RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) dell'Unione europea per rendersene conto.
Essendo uno strumento per addetti ai lavori, raramente le varie allerte giornaliere vengono riportate all'opinione pubblica, per fortuna.
Già, perchè quando una di queste notizie trapela sui mass media è isteria collettiva. E' successo con mucca pazza, poi con l'aviaria, ora con le uova alla diossina.
In molti casi gli allarmi sono dovuti a mancato rispetto di procedure e di sistemi di autocontrollo, oppure all'inevitabile fattore umano. Nulla di drammatico, casi sporadici, che, però, in un sistema di 27 Stati, formano una massa critica che preoccupa e allarma, per lo più irrazionalmente.
Se una casa costruttrice di automobili o una tecnologica devono ritirare dal mercato un prodotto, perchè potenzialmente pericoloso, raramente le reazioni della pubblica opinioni sono tanto violente e drastiche quanto per una derrata alimentare. Dal punto di vista razionale, le probabilità che un impianto frenante difettoso di un'autovettura provochi incidenti sono tanto elevate quanto i problemi salutistici derivati da mucca pazza.
Allora perchè quando c'è un allarme nel settore alimentare si fanno titoli a quattro colonne e nel comparto industriale a malapena un trafiletto? In parte, purtroppo, sta nella “logica economica” dei media. L'agroalimentare fa poca pubblicità e ha poco peso nel condizionare le scelte redazionali, al contrario di quanto avviene per un'importante casa automobilista, ad esempio. Agricoltura e agroalimentare sono inoltre un bersaglio facile perchè fanno presa sulla pubblica opinione e quindi fanno vendere più copie del giornale. Può non piacere ma questa è la realtà. Gli scandali alimentari non cesseranno e i giornali continueranno a occuparsene a tutta pagina. La pubblica opinione, nonostante tutte le rassicurazioni istituzionali e degli esperti, continuerà a reagire di pancia, provocando seri contraccolpi economici.
Tutto questo anche perchè viviamo nel mito della sicurezza alimentare, una chimera che si nutre dalle promesse politiche di introdurre norme risolutive a salvaguardia della salute pubblica.
Nessuna legge o regolamento, tuttavia, potrà mai cancellare la possibilità dell'errore umano.
Nessuna legge o regolamento, tuttavia, potrà mai cancellare la delinquenza, le frodi e le sofisticazioni.
Forse è tempo di reinterpretare la sicurezza alimentare, magari sostituendo questa definizione con un concetto più razionale, meno aulico e più probabilistico, condito da una sana onestà intellettuale.

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