Editoriali

QUANDO LA CENSURA UCCIDE LE IDEE

23 ottobre 2004 | Luigi Caricato

La situazione attuale è molto triste. Un esempio molto frustrante deriva dall’impossibilità di far esprimere compiutamente un pensiero a chi opera nel mondo delle Istituzioni. Lo dimostrano alcuni recenti episodi che hanno riguardato “Teatro Naturale”. Abbiamo presentato alcune interviste a funzionari e a dirigenti di Enti e Istituzioni pubbliche e abbiamo avvertito le grandi difficoltà nel relazionarci con chi rappresenta questo mondo così oscuro, così passatista, così restìo ad attivare forme di comunicazione utili al cittadino.

In realtà, dobbiamo ammettere che i funzionari e i dirigenti da noi contattati si sono dimostrati sempre sensibili e solleciti nel rispondere ai quesiti che ponevamo. Anzi, abbiamo incontrato persone intelligenti, serie e disponibili, salvo però dover successivamente accomodare in qualche modo la realtà, per venire incontro alle esigenze di “censura” che scaturiscono dai loro diretti superiori.

Per intenderci, la questione è molto semplice: quando un funzionario esprime dei propri pensieri, questi rappresentano solo l’opinione del singolo soggetto e non dell’ente che rappresentano. Possiamo pure capire tale esigenza, proiettandoci nel passato, ma non l’accettiamo oggi, anno 2004, quando in una realtà come quella attuale il fare informazione richiede un diretto coinvolgimento anche (e soprattutto) da parte degli enti pubblici, senza che si dia spazio alle solite veline, quelle che si leggono peraltro abitualmente su altre testate, laddove manca del tutto o quasi il “farsi” del pensiero.

Noi no, per principio rifiutiamo gli atteggiamenti censori che percorrono le stanze del potere. E’ ora di finirla. O si parla concretamente di un avvicinamento delle Istituzioni ai cittadini, o è proprio inutile continuare con tale sceneggiata.

Abbiamo sufficientemente dimostrato, con il nostro servizio di sabato scorso sull’etichettatura dell’olio di oliva (link esterno), che le disposizioni del decreto legge 157 del 24 giugno 2004, circa l’obbligo di dichiarare il luogo di provenienza delle olive e quello di molitura, lasciano ancora irrisolti molti dubbi. Come risolverli? Lo abbiamo chiesto a chi per il ruolo ricoperto poteva fornire risposte esaurienti. E lo ha fatto, con grande chiarezza e competenza. Poi invece riceviamo una lettera di precisazione da un dirigente centrale del Ministero delle Politiche agricole, che puntualizza: si prega di voler precisare ai lettori che l’intervistato ha rilasciato affermazioni a titolo personale.E aggiunge: tali affermazioni non riflettono in nessun modo la linea di comportamento e le valutazioni dell'Ispettorato centrale repressione frodi.

A fronte del nostro gravoso impegno nell’informare correttamente i lettori, supplendo così al vuoto o alle lacune del Ministero, abbiamo ora sperimentato l’indisponibilità a collaborare. Ma noi, certi di aver fatto cosa gradita ai lettori, andiamo avanti per la nostra strada, pur consapevoli che far dialogare cittadini e Istituzioni, al di là delle affermazioni di facciata, è pressoché impossibile, purtroppo.

Fare comunicazione in un contesto che scientemente la rifiuta è operazione durissima. Poi non ci si deve lamentare del profondo iato che divide la società civile dal mondo istituzionale. Esiste. Nel caso da noi sollevato, il produttore olivicolo vuole essere informato, ma nessuno lo fa, neppure le associazioni di categoria. Si vive pertanto l’incubo delle normative, senza che mai si disponga con tempestività e chiarezza sulle procedure da seguire.
Come si può lavorare – c’è da chiedersi - in un simile contesto? Dio solo lo sa.

La censura non è mai esplicita, certo, ma si comprende molto bene quanto siano insormontabili certi ostacoli.

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